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Imprese, Fermo è poco green. Ma i contratti tornano a crescere. "Più 30% di quelli a tempo"

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Il saldo assunzioni-cessazioni di lavoro registra un + 33.795 (+69,5%). Un dato dovuto al rapporto positivo nei contratti a termine, +30.045 con un incremento del 62,9%, in quelli di apprendistato, 3.516 con una crescita del 38,5% e in quelli stagionali, 9.350 per un +69,5%. Nota dolente il saldo assunzioni/cessazioni sui contratti a tempo indeterminato: -9.116 (-8,5%).

FERMO – Più contratti, ma meno stabilità. La fotografia della Cgil sul mercato del lavoro delle Marche è agrodolce. Le assunzioni complessive salgono a 139.059 pari ad un +36,3% rispetto allo stesso periodo del 2016 quando furono 102.013. Aumenta però il precariato. Solo 13.690 sono contratti a tempo indeterminato (-7,8%), 100.026 a termine (+46,8%), 6.726 apprendistato (+28,4%) e 18.617 stagionali (+34,7%). Il saldo assunzioni-cessazioni di lavoro registra un + 33.795 (+69,5%). Un dato dovuto al rapporto positivo nei contratti a termine, +30.045 con un incremento del 62,9%, in quelli di apprendistato, 3.516 con una crescita del 38,5% e in quelli stagionali, 9.350 per un +69,5%. Nota dolente il saldo assunzioni/cessazioni sui contratti a tempo indeterminato: -9.116 (-8,5%).

Di positivo, questa volta i dati sono della fondazione Symbola, c’è la crescita del mondo delle imprese green. In regione sono 9.820. Passando dal livello regionale a quello provinciale, è Ancona con le sue 2.900 imprese green la provincia più virtuosa; seconda Pesaro-Urbino con 2.460 aziende green; terza nelle Marche è Macerata con 1.910 imprese verdi; quarta Ascoli Piceno a quota 1.430; seguita da Fermo, con 1.120 imprese green. Una realtà che funziona e cresce, tanto che sono previste 7.170 assunzioni entro la fine dell’anno.

Tornando alle assunzioni, le Marche restano ampiamente sotto la media dell'Italia centrale (15,9%) e di quella nazionale (17,2%). "I contratti di lavoro attivati nelle Marche nel 2017 aumentano del 36% rispetto allo scorso anno ma crescono solo quelli precari mentre crollano quelli stabili- spiega Santarelli, Cgil -. Questo è un chiaro segnale che descrive il tipo di sviluppo che nella nostra regione si sta consolidando: un'impresa che compete sul costo del lavoro non ha speranza di sopravvivere alla crisi. Invece che attendere gli sgravi nazionali, le aziende s'impegnino per consolidare l'occupazione”.

r.vit.

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