12182017Lun
Last updateLun, 18 Dic 2017 8am

facebook gplus 32 twitter  RSS icon

VTEM Banners

Il distretto calzaturiero perde posizioni e scivola al quarto posto in Italia. L'export di Fermo non basta più

micamscarpecorridoio

Entrando nel merito delle province, chi perde di più è Macerata, -7% e 172milioni totali. Meglio ha fatto Fermo che si conferma la provincia leader della regione con 385,80milioni di export, due in meno del 2016.

di Raffaele Vitali

FERMO – Tanti visitatori, dato innegabile, ma ordini ridotti, fotografia nitida. Questo è il post theMicam del distretto calzaturiero fermano, o marchigiano che dir si voglia. Dopo i lbilancio lusighieriodella presidente Annarita Pilotti sono arrivate le prime analisi fermane, come quella di Enrico Paniccià, e le proposte di Ciccola e Fenni, dalla mini fiera post Pitti alle liste nere per chi non paga. In coda si è espressa anche Macerata, l’altra metà del distretto calzaturiero, con una soddisfatta presidente di sezione Salina Ferretti: “Un clima di fiducia e di speranza per tutti gli imprenditori maceratesi e marchigiani in quanto i contatti con gli operatori italiani e stranieri sono risultati sempre vivaci e positivi”. Fiducia data, secondo la numero uno maceratese, da una crescita dell’Africa che fa ben sperare.

Ma fa davvero ben sperare la presenza di qualche buyer dalla Nigeria? I numeri di Assocalzaturifici, nella a sua indagine congiunturale sui primi sei mesi del 2017, dicono tutt’altro. Nelle Marche, infatti il settore calzaturiero ha perso il 2,2% sull’anno precedente fermandosi a 710,65 milioni. Export che nel 2015 era di 766 milioni, nel 2013, l’anno d’oro di 801. Entrando nel merito delle province, chi perde di più è Macerata, -7% e 172milioni totali. Meglio ha fatto Fermo che si conferma la provincia leader della regione con 385,80milioni di export, due in meno del 2016.

Paese per Paese, al primo posto dell’export del distretto marchigiano, in testa resta senza rivali la Germania che vale 88,94 milioni di euro. Paese leader ma anche in forte calo, 12,5%. La risalita della Russia è evidente, +22,6% e 74,98 milioni di export, a cui si aggiunge quella della Svizzera, da sempre terra di passaggio per molte delle merci in una triangolazione che ha sorriso ai calzaturieri: +17,8% per i vicini di casa e 52,55 milioni. Il calo degli Stati Uniti non è una novità, lo ha più volte evidenziato anche Diego Della Valle, che imputa la situazione alle tensioni internazionali. Scendendo la classifica si arriva al 20esimo posto dove si trova la Bulgaria con 6,45 milioni di export? E la Nigeria, l’Africa? Non pervenute. L’unica voce del continente nero appare nell’indagine di Assocalzaturifici quando si parla di import con Tunisia e Marocco.

Tornando all’export, un numero che non si può trascurare è quello della Turchia che è sceso a 7milioni con un crollo de 28,4%. È la riprova che la mezzaluna si sta affermando come produttrice e comincia a fare a meno anche del bello italiano. Del resto basta passeggiare per i padiglioni del Micam per notare la crescita dei turchi e l’affluenza agli stand che presentano scarpe a prezzi che nel distretto potrebbe tenere solo un imprenditore di bassa fascia.

La difficoltà di reinventarsi di un distretto che da sempre unta sull’alta gamma e la manifattura di qualità è data dal fatto che dalla lotta per il primo secondo o secondo posto come distretto calzaturiero italiano a livello di export, le Marche sono scese al quarto incidendo per il 14,9%. Meglio di Fermo, Macerata e Ascoli fanno Veneto, Toscana e Lombardi. L’illusione era arrivata dopo i primi tre mesi quando i dati fotografavano un +3,6%, ma il post fiere non ha portato quanto atteso e a theMicam gli imprenditori sono arrivati con il calo del 2,2%.

Cala l’export, cala l’import, in particolare dal Paese leader, ovvero la Romania, che perde il 15,3% sui 55,38 milioni dei primi sei mesi del 2016. Segno che anche l’italiano che produce low cost soffre la crisi. Il distretto ferito, che è tornato da theMicam con parole cariche di aspettativa e fiducia ora attende che i contatti diventino ordini e che gli ordini diventino pagamenti. Lineapelle è alle porte, si vedrà se fibbie e pelli verranno ordinate in quantità per capire le quantità di paia di scarpe che usciranno da Casette e Montegranaro. Meno ordini, più tensioni che poi finiscono per sfociare in fatti di cronaca nera come lo scontro dentro un tomaificio cinese a cavallo del Chienti in cui imprenditrice e operaio si sono affrontati a colpi di martello e forbici perché i tempi stringevano e rischiavano di perdere l’ordine di uno dei tanti calzaturieri che non riesce più a permettersi figure di livello al suo interno.

@raffaelevitali 

VTEM Banners
VTEM Banners
VTEM Banners

Fede, giovani e integrazione: i primi pensieri fermani di monsignor Pennacchio

Bookmakers bonuses with www gbetting.co.uk site.