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Scarpe, il distretto fermano deve cambiare: "Siamo i più bravi, lavoriamo per i brand del lusso. E chi può investa nel digitale"

ENRICO CICCOLA 1

Il presidente dei calzaturieri di Confindustria Fermo sulla Russia: "È forte la concorrenza sul prezzo, fattore che ha portato alla chiusura di tanti piccoli negozi e il permanere di grandi clienti che fanno il prezzo, pur volendo continuare a comprare made in Italy”.

di Raffaele Vitali

MONTEGRANARO - Le prime fiere post estate hanno dato buoni segnali e ora theMicam per proseguire con entusiasmo. Ma ci sono anche i problemi strutturali, come la settorietà e la divisione di un distretto in cui pochi marchi riescono a reggere il peso i un mercato internazionale sempre più competitivo. In cui la Russia resta protagonista: “Che possa avere un incremento di paia è vero e possibile. Ma la situazione, tra sanzioni, rublo e difficoltà geopolitiche, non so quanto possa davvero migliorare nel breve periodo. È forte la concorrenza sul prezzo, fattore che ha portato alla chiusura di tanti piccoli negozi e il permanere di grandi clienti che fanno il prezzo, pur volendo continuare a comprare made in Italy”.

THEMICAM

“La Russia non calerà, avremo un maggior interesse della Cina, ma permane il punto interrogativo sul mercato americano per il deprezzamento del 20% del dollaro. Il Micam in questo contesto si conferma la più grande manifestazione internazionale che sta diventando sempre più bella e attrattiva grazie al lavoro di Annarita Pilotti e della sua squadra. La scelta di puntare sui grandi marchi ha ridato immagine e glamour, avvicinando così anche il mondo specializzato della comunicazione”.

La grande novità è l’avvicinamento alla settimana della moda, con il 20 che diventa il giorno comune: “Una soluzione – conclude Enrico Ciccola - buona per la fascia alta del prodotto, quella che da sempre qualifica il nostro distretto nel mondo. È una nuova scommessa da vincere tutti insieme: Confindustria Centro Adriatico, Assocalzaturifici e Confindustria Moda, tre pilastri per incidere sulle politiche economiche del Paese”.

MONDO CHE CAMBIA

Oltre 140 calzaturieri fermani son in partenza per Milano, theMicam è in programma dal 17 al 20 settembre. È la fiera numero uno al mondo per chi produce scarpe di qualità e arriva dopo la Germania ha dato il via all’autunno del mondo calzaturiero, con buone avvisaglie per chi ha preso parte alle fiere. “Non ci si può però fermare all’impressione del momento. Bisogna guardare in prospettiva. Siamo condizionati da tante situazioni internazionali che da un momento all’altro possono crearci nuove prospettive o aumentare le difficoltà”. Il presidente della sezione calzaturieri di Fermo, Enrico Ciccola, traccia la linea che il distretto più importante d’Italia dovrebbe intraprendere per restare competitivo sul mercato internazionale in cui si passa dal vantaggio, il rafforzamento del dollaro e la ripresa del commercio con gli Usa, a uno svantaggio, le tensioni in Oriente che preoccupano un mercato florido come quello coreano: “Il nostro lavoro non è più mono mercato, per cui risentiamo degli equilibri anche politici”.

SERVONO I BRAND

“Il distretto fermano-maceratese è, nonostante il rallentamento degli ultimi anni, il più importante d’Italia, ma è anche quello con una varietà di aziende e prodotti molto marcata. Manca una direzione ben definita, si passa dall’alta gamma alle produzioni di volume. È eterogeneo” prosegue Ciccola. Se questo in passato era il punto di forza, oggi secondo il numero uno dei calzaturieri associati ad Assocalzaturifici, rischia di diventare un limite: “Le risposte al mercato sono due: per le nostre aziende affermate e in crescita continuare a investire, ampliando l’utilizzo del digitale e trovando spunti per nuove e attraenti collezioni: per chi non regge la sfida di un mercato sempre più competitivo, attirare i marchi internazionali. Deve crescere l’aspetto del terzismo, del lavoro per i brand del lusso che si stanno orientando verso Napoli, la Toscana e il Veneto”.

SINERGIA PER RESISTERE

Il sorpasso in corso ha una motivazione strutturale: “Siamo in ritardo perché negli anni la nostra forza è stata data dalla capacità di affrontare il mondo ognuno con la propria azienda. Questa forza e ambizione hanno però impedito alle imprese di fare rete e sinergia. Rimanendo piccoli non siamo riusciti a creare marchi internazionali autonomi, anche se ci sono esperienze vincenti in questo contesto dentro Confindustria Fermo, e quindi oggi abbiamo una difficoltà maggiore a incidere nel mondo. Dove invece possiamo essere protagonisti muovendoci come distretto fermano”. L’idea di Ciccola è semplice: fare del know how e della manifattura locale un must irrinunciabile per le griffe. 

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