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Intervista. Della Valle su Arquata, macerie, fabbrica da dieci milioni, 100 assunti, imprenditori da coinvolgere e "il pubblico e privato che funzionano"

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Il patron della Tod's: “Sei mesi fa l’idea è venuta al sindaco Petrucci noi abbiamo ragionato in azienda e abbiamo agito. Bisogna dare una mano a chi ha bisogno, ancora di più nella nostra terra. Ci hanno messo a disposizione il terreno e i muri stanno crescendo. Il privato chiede al pubblico più velocità, ogni tanto accade che si velocizzi anche il più lento camminando insieme a quello che corre”.

di Raffaele Vitali

ARQUATA DEL TRONTO - “Volevamo far vedere e raccontare che c’è da fare e tanto da organizzare, ma è anche vero, e parlo del mondo del lavoro, che se uno vuole venire qua e costruire una fabbrica lo può fare in meno di un anno”. Diego Della Valle parla sotto il tetto ondulato della nuova fabbrica, con i reticolati metallici negli angoli e blocchi di cemento pronti all’uso. Al suo fianco il commissario Vasco Errani, il presidente della Regione, Luca Ceriscioli, il sindaco Aleandro Petrucci e Mario Andrenacci, l’uomo che segue il mondo sociale che ruota attorno al gruppo Tod’s.

Diego Della valle, perché siamo qui, in mezzo a questo cantiere?

“Per far vedere che pubblico e privato quando vogliono sanno lavorare al meglio insieme. Questa è la prova che si può fare”.

Quando sarà pronta la fabbrica?

“Entro dicembre sarà tutto pronto e operativo. Non ho dubbi”.

Cosa produrrà?

“Abbiamo scelto di portarci una linea di produzione della Tod’s, quindi il top della nostra azienda. Il primo paio lo realizzeremo per Natale”.

Tutto sta andando avanti a tempo record, come è possibile?

“Sei mesi fa l’idea è venuta al sindaco Petrucci noi abbiamo ragionato in azienda e abbiamo agito. Bisogna dare una mano a chi ha bisogno, ancora di più nella nostra terra. Ci hanno messo a disposizione il terreno e i muri stanno crescendo. Il privato chiede al pubblico più velocità, ogni tanto accade che si velocizzi anche il più lento camminando insieme a quello che corre”.

Quanti posti di lavoro?

“A pieno regime l’azienda occuperà 100 persone, le prime cinquanta entreranno per dicembre. Intanto le stiamo formando nella fabbrica di Comunanza con i dipendenti che fanno da tutor. Chi lavorerà qui arriva dalla zona, dai comuni colpiti dal sisma, non solo Arquata. Il segnale è chiaro: il lavoro gli permetterà di guardare al futuro, alla ricostruzione di una casa, della propria vita”.

Lei è stato il primo, ma da solo non basta.

“Lo ribadisco: amici e colleghi, venite qua. Se in venti ricostruiamo daremo una vera speranza al territorio e a chi ha perso quasi tutto tranne che la speranza nel futuro. Noi siamo qui per restare, questo significa costruire una fabbrica”.

A chi si rivolge?

“Agli imprenditori, a quelli che fanno prodotti di eccellenza, che sia pasta, macchinari per lo sport o vestiti, per fare degli esempi. Parlo a loro dicendogli che c’è il sostegno delle Istituzioni, che non creano intoppi ma cercano di favorire la rinascita”.

Perché secondo lei altri imprenditori non hanno seguito già il suo esempio?

“Perché si è presi da mille pensieri e si fa del bene magari donando dei soldi. Ma questo è un percorso diverso. Qui si crea lavoro, e quindi per una azienda in prospettiva profitto, ma soprattutto si manda un segnale al mondo: l’Italia sa fare squadra, le imprese sanno lavorare per il bene comune”.

Il suo è stato un investimento ingente?

“Vede, questo tipo di fabbriche si costruiscono facilmente. La tipologia è standard e va bene per tutti. Certo, parliamo di aziende da massimo 100 dipendenti, di più non avrebbe senso perché si snaturerebbe il territorio e si aumenterebbero i problemi logistici. Questa fabbrica costerà 10milioni di euro. Ma non è la somma il messaggio, è l’obiettivo”.

Sogna di essere l’esempio da imitare, come dice Errani?

“Più che sogno sono certo che sarà così. Come è successo per il Colosseo. Inizialmente mi hanno anche attaccato, poi hanno capito che non stavo creando uno shopping center e altri imprenditori sono entrai in azione. Chi per la Fontana di Trevi, chi per il Ponte di Rialto. Sono certo che troverò amici che faranno cose analoghe qui ad Arquata. Come dice il sindaco, i terreni ci sono per ospitare almeno dieci aziende, ma anche venti. Questo non è un atto eroico, ma un gesto di grande generosità e di praticità aziendale”.

Ha incontrato i residenti della nuova area di Borgo?

“Mi hanno offerto un caffè. Ho conosciuto una famiglia. Ho visto la serenità, la fiducia nel futuro. Non vogliono regali, vogliono lavoro. Questa è una popolazione che ha una grande dignità, un esempio da raccontare al meglio”.

Della Valle, il suo impegno finisce con questa struttura?

“Intanto creiamo entro dicembre una fabbrica che sia un gioiellino. Poi vediamo, l’idea è di ampliare, ma non bisogna correre in questi momenti. A me piace parlare coi fatti e far vedere agli imprenditori che in un anno si può fare tutto”.

Qui riparte la vita, a pochi chilometri ci sono le macerie, che ne pensa?

“Guardando da casa le immagini al telegiornale, si ha la sensazione che nulla si sia mosso. Anche per questo ho deciso oggi di chiamare la stampa dentro la nuova fabbrica. Forse c’è della lentezza nello spostamento delle macerie, ma ho parlato a lungo con Errani e Ceriscioli, loro sono i primi a volerle togliere. Quindi bisogna avere fiducia, sapendo che intanto c’è chi va un po’ più veloce e presto darà lavoro. Io sto dimostrando che chi vuole fare impresa non ha problemi”.

Spera di riuscire a convincere gli amici?

“Intanto lancio il messaggio, poi se a dicembre non abbiamo la certezza che a gennaio partono altri cantieri, ci ritroviamo qui e facciamo i nomi…” conclude sorridendo mister Tod’s, l’uomo del dire che diventa fare.

@raffaelevitali

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