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C'era una volta il posto in banca: 17mila gli esuberi previsti. Carifermo resiste e rilancia

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Il tutto si traduce in un costo netto stimato per il sistema bancario che è superiore ai 2 miliardi di euro. Senza contare le uscite di Intesa Sanpaolo sostenute da 1,2 miliardi di intervento pubblico nell'ambito del salvataggio di Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

di Raffaele Vitali

FERMO – Cosa vorrebbe che suo figlio facesse da grande? Fino a vent’anni fa la risposta era semplice: il bancario. Attorno agli istituti di credito c’era questa aurea paradisiaca del posto non solo fisso, ma gratificante. La musica però è cambiata e dal rock degli anni ’80 e ’90 siamo al requiem di un settore.

Da gennaio a luglio, secondo un'analisi dell'ufficio studi di First Cisl, sono stati 17.500 gli esuberi. “Un'ecatombe occupazionale”, sottolinea il segretario generale, Giulio Romani. Il tutto si traduce in un costo netto stimato per il sistema bancario che è superiore ai 2 miliardi di euro. Senza contare le uscite di Intesa Sanpaolo sostenute da 1,2 miliardi di intervento pubblico nell'ambito del salvataggio di Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

Non sono le piccole banche a traballare, come si potrebbe pensare, ma i grandi gruppi. Nel ripercorrere l'anno, a febbraio è stato il momento di Unicredit che contestualmente ad una ricapitalizzazione da 13 miliardi, ha sottoscritto un'intesa per 3.900 uscite aprendo l'utilizzo del Fondo di solidarietà di settore fino a 54 mesi. E poi c’è Siena dove il nuovo piano industriale del Monte prevede 5.500 esuberi. Qui c’è ancora margine di trattativa, i tavoli sindacali si aprono questa settimana. “Il piano di Rocca Salimbeni prevede già 1.200 uscite entro la fine dell'anno” spiega la Cils.

Per quanto riguarda le Marche, dopo l’acquisizione della Nuova Banca marche da parte di Ubi, sta proseguendo il piano di uscite per 270 dipendenti. A questi si aggiungono Carichieti (69) e Banca Etruria (20). Con l'acquisizione delle tre good bank Ubi ha aggiornato il piano industriale, annunciando 1.318 nuovi esuberi, che si aggiungono ai 700 ancora da concordare come cifra residuale delle precedenti previsioni.

Non va meglio verso nord. Carige a febbraio ha aggiornato il piano industriale che aveva individuato ulteriori 155 esuberi, oltre ai 600 già preannunciati. Ma sembra che la volontà sia di arrivare a 900. 340 (l'accordo è di aprile) sono le uscite nell'Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane (Icbpi) mentre 131 esodi sono stati concordati a maggio in CheBanca!

E poi c’è chi cresce, chi sta facendo scouting sul territorio in cerca di figure capaci pronte a portare il proprio know how all’interno del gruppo. È la Carifermo guidata dalla Vitali Rosati, testa cresciuta dentro Intesa e cuore fermano. Un connubio perfetto per consolidare il piccolo istituto di credito, baluardo di un territorio orgoglioso, ma che necessitava di uno svecchiamento, anche nei rapporti bancari. Nuove assunzioni, restyling delle filiali principali, comunicazione più aggressiva: tre ingredienti per non sedersi sulle seggiole vellutate dello storico palazzo.

@raffaelevitali

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