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Palma, Carifermo, guida la rivolta delle Camere di Commercio: "Al Tar insieme a Macerata per fermare la riforma"

alberto palma

La partita che sembrava già chiusa, soprattutto dopo la decisione del presidente di Ascoli di voltare la faccia al progetto delle due Camere, viene rilanciata: “Ritengo che una “Camera di Commercio delle Province Picene” (AP-FM-MC) oppure anche una “della Moda-Calzatura Marchigiana” (FM-MC) sia praticabile".

di Raffaele Vitali

FERMO – Era attesa da settimane la voce della Carifermo. E ora si è alzata, con forza, contro la riforma regionale delle camere di Commercio. “La revisione delle circoscrizioni camerali costituisce esplicazione di una politica di falsi risparmi fatta per compiacere le autorità europee e mirante a sterilizzare le periferie in nome di un nuovo centralismo”. Parole chiare e dirette quelle di Alberto Palma, l’avvocato alla guida della Fondazione, che della Camera di Commercio è consigliere.

La critica è per la Regione: Una linea di accentramento così forte (una sola Camera dalle cinque attuali, ndr) la persegue solo la regione Marche con la sua Giunta entrata “a gamba tesa” in una materia che non gli compete e che, invece, dovrebbe essere lasciata alle “autonomie” delle Camere di ciascuna delle 5 province che, liberamente ed in pieno accordo, avevano scelto la soluzione a due (Marche Nord e Marche Sud)”.

La partita che sembrava già chiusa, soprattutto dopo la decisione del presidente di Ascoli di voltare la faccia al progetto delle due Camere, viene rilanciata: “Ritengo che una “Camera di Commercio delle Province Picene” (AP-FM-MC) oppure anche una “della Moda-Calzatura Marchigiana” (FM-MC) sarebbero certamente soluzioni più calzanti per la nostra realtà di piccole e piccolissime imprese” aggiunge Palma.

Che poi alza il tiro contro Gino Sabatini, il presidente dell’ente piceno, appena riconfermato alla guida della Cna regionale: “Ma i soliti "big" della politica e dell’imprenditoria marchigiana preferiscono “manovrare” con Ancona unica CCIA ed hanno convinto Ascoli a defilarsi dalla soluzione a suo tempo approvata, forse con la promessa della presidenza”.

L’ulteriore critica è per l’assessora regionale Manuela Bora: “Ha minacciato il diniego di risorse comunitarie da parte della Regione e addirittura ha partecipato di persona al Consiglio camerale di Ascoli in cui si è deliberato il "ribaltone". Ma nonostante ciò – prosegue il numero uno della Fondazione Carifermo - è evidente la praticabilità della nascita di due camere di commercio nelle Marche, fermandosi a quella Fermo-Macerata, visto che per legge non esiste il requisito della continuità territoriale”. Un esempio arriva dalla Liguria dove ci sarà una camera per Genova ed un'altra per le tre altre province.

Quindi, soluzione semplice e praticabile: “Perché nelle Marche non realizzare una Camera AN-PU con dentro anche AP (se è questo che davvero desiderano gli ascolani) ed un'altra FM-MC? Una Camera siffatta esalterebbe il sistema produttivo della calzatura e del cappello e, sotto il profilo del requisito numerico, offre un sufficiente numero di imprese”.

Con Fermo pronta a ricorrere anche al Tar, Palma si augura una presa di posizione simile da Macerata: “Confido che anche da parte di Macerata possa seguire un tempestivo ricorso al Tar, stanti i più che fondati motivi di illegittimità; tale ricorso potrebbe, frattanto, far sospendere la definitiva attuazione di una riforma infelice, ideata da un governo che non c’è più, penalizzante non solo per il Fermano ma, a ben vedere, per l’intero sistema economico regionale”.

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