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Grano dal Canada, boom in Italia. Ma il pastificio Mancini resiste e conquista Rai 1 col turanico

turanici

Non tutti decidono di piegarsi alla logica del mercato, c’è anche chi ci prova a usare solo grano autoctono, lavorando anche sul recupero di quelli antichi.

di Raffaele Vitali

MONTE SAN PIETRANGELI – In Italia si producono tre-quattro tonnellate di grano, ma se ne consumano sei. Ecco che il business dell’import cresce. E soprattutto ecco che la pasta in Italia, per la maggior parte, viene fatta con grano straniero. Principalmente arriva dal Canada, che è il granaio mondiale, poi ci sono Stati Uniti e Russia. Ma non tutti decidono di piegarsi alla logica del mercato, c’è anche chi ci prova a usare solo grano autoctono, lavorando anche sul recupero di quelli antichi. È il caso del pastificio Mancini di Monte San Pietrangeli, 300 ettari coltivati con cinque tipi di grano diverso, che è stato preso come modello anche dalla trasmissione di Rai 1, Petrolio, dedicata al mondo della produzione della pasta.

Nessun condanna a chi usa grano straniero, perché per poter garantire il consumo è una scelta necessaria, ma una chiara differenziazione tra le due tipologie del prodotto. Anche a livello di contenuto, con il grano straniero che presenta percentuali di muffe superiori e ancora più glutine, cosa che spesso garantisce una cottura più semplice.

In Italia si mangiano 24 chili di pasta a testa, il mercato a livello mondiale vale 5 miliardi.  E il business è destinato a crescere ancora dopo la decisione presa dall’Unione Europea e dal Giappone: azzeramento dei dazi su alcolici, pasta e formaggi a pasta dura come Parmigiano provenienti dall'Ue, riconoscimento di 205 Dop e Igp europee di cui 44 italiane tra vini, formaggi, frutta e prosciutti. L’obiettivo è fare dell’Europa, e quindi dell’Italia, il primo partner commerciale del Giappone entro 15 anni, soprattutto se verrà sdoganato anche il vino

Tornando al grano, Mancini è diventato un modello “perché noi coltiviamo grano duro come se fosse un vitigno, con tutte le cure” spiega il titolare che nelal sua azienda asciuga la pasta a 40-45 gradi di temperatura cosa che la rende meno luccicante ma più digeribile di altre lavorate a temperature più alte. Certo, se coltivi grano autoctono, se rilanci i grani antichi, vedi il senatore Cappelli, o meno conosciuti, come il turanico di Mancini che prede il nome dalla specie utilizzata inizialmente nel Nord-Est dell’Iran e che presenta un glutine altamente digeribile, poi il costo lievita. E Mancini lo ammette candidamente visto che un pacco di pasta industriale da un chilo costa due euro, quella di grani autoctoni sei e si arriva a otto per la pasta ai cereali. “Ma il profumo e le caratteristiche organolettiche non hanno paragoni” conclude Carla Catini, altra produttrice marchigiana, dalle telecamere di Petrolio.

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