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Credito e risposte chiare per la Banca di Ripatransone e del Fermano: "Siamo l'istituto di famiglie e piccole imprese".

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“Cento anni di storia (1905 la nascita di Ripatransone) sono la base per il futuro, che deve essere sempre incentrato verso il raggiungimento del bene pubblico. Questa banca è straordinaria, visto che i suoi impieghi li investe tutti sul territorio".

di Raffaele Vitali

FERMO – Inizia dal giorno meno ‘bancario’ che c’è: il sabato. Ma anche questa è la novità della Banca di Ripatransone e del Fermano che da oggi è ufficialmente operativa con i suoi 11.116 clienti e 2.400 soci per un patrimonio di oltre 34 milioni di euro. “Siamo diventati la più grande delle piccole banche” sottolinea il presidente Michelino Michetti.

Una presentazione istituzionale nella sede della Provincia di Fermo, dove si siedono vicini Moira Canigola e il collega che guida il territorio di Ascoli, Paolo D’Erasmo. “Un’operazione importante che riunisce territori che devono trovare forza e slancio in uno sviluppo congiunto” sottolinea la Canigola.

Una ‘nuova’ banca “che si spera porti una boccata d’ossigeno alle imprese, sapendo l’importanza del credito per poter crescere o consolidarsi” prosegue. Una nuova banca è simbolo di fiducia sul territorio. Quella che il sindaco di Fermo, Paolo Calcinaro, cerca di far emergere: “Il ponte tra due territori che politicamente hanno ripreso a collaborare con determinazione, ora si rafforza con l’unione economica”. Ha iniziato Confindustria, prosegue la Banca di Ripatransone guidando la fusione per inclusione con la Banca del Fermano. “Questa è una operazione che può giovare a tutto il sistema”.

La conferma arriva da Paolo D’Erasmo, presidente della Provincia di Ascoli ed ex sindaco proprio di Ripatransone: “Cento anni di storia (1905 la nascita di Ripatransone) sono la base per il futuro, che deve essere sempre incentrato verso il raggiungimento del bene pubblico. Questa banca è straordinaria, visto che i suoi impieghi li investe tutti sul territorio. Priorità sono imprese, associazioni e famiglie delle due province. Questa è la forza e cultura delle banche cooperative, che sanno anche dare risposte in tempi certi”.

Come è nata la fusione lo spiega il presidente Michelino Michetti, alla guida di un gruppo con 53 dipendenti divisi in sette filiali. La storia parte nel 2015, con il decreto del Governo che riforma il Credito cooperativo e le Banche territoriali. Prime audizioni in Parlamento in cui le banche danno i loro suggerimenti che poi nel 2016 diventano parte del decreto di riforma varato l’8 aprile. Ma è novembre il mese chiave, da quel momento partono i 18 mesi per attuare la riforma, con Ripatransone e Fermano, ancora divise, che aderiscono a Iccrea Banca. “E’ iniziato così il dialogo con la Banca del Fermano, che era dotata di un solo sportello” precisa Michetti. “Abbiamo completato l’iter in meno di un anno, incontro dopo incontro tra me e il presidente Mosca. E in meno di un anno siamo riusciti a creare la Banca di Ripatransone e del Fermano, con un piano industriale pluriennale approvato dalla Banca d’Italia e poi dalle due assemblee”.

Due settimane fa la firma di Mosca e Michetti davanti al notaio: oggi nasce la banca unica, fusione per incorporazione di Fermo, lunedì l’avvio delle attività dopo un fine settimana di lavoro per unire archivi e sistemare le ultime pratiche. Il credito cooperativo ha un territorio di competenza che si estende dalla sede ai comuni confinanti con le filiali. “Insieme copriamo 33 comuni divisi in 4 province avendo sportelli a San Benedetto, e quindi possiamo agire nel teramano, e avendo Fermo una frazione, Gabbiano, confinante con Macerata”.

1180 soci per Ripatransone, 1220 soci per il Fermano: in totale 2400 soci. “Ci siamo fusi perché il Fermano è una banca nata quando cominciava la crisi. È solida e con i conti in ordine, ma per colpe non proprie non si è potuta espandere. Necessitava di una fusione, di un accorpamento con una banca con un patrimonio maggiore. I 4 milioni di patrimonio del Fermano si uniscono ai 30 di Ripatransone. Ora potremo soddisfare famiglie e piccole imprese. Non siamo il luogo per le grandi aziende” ribadisce il presidente.

Il giovane direttore Vito Verdecchia ieri era emozionato: “Sono uscito dall’ufficio sapendo che oggi avrei ricominciato dentro un’altra banca. Siamo pochi, 53 dipendenti, con una età media di 39 anni. Una squadra giovane ed entusiasta che ci ha fatto vivere questo momento senza paura”. In vent’anni la Banca di Ripatransone è passata da 14 a 53 dipendenti, da due a sette sportelli: “Siamo piccoli ma cresceremo. Perché questo territorio ha un tessuto economico più vivace rispetto al piceno che soffre maggiormente, Siamo una banca locale al 100% e questo significa ridare a chi ci permette di lavorare” ribadisce il direttore.

Parla di piano industriale d’attacco, schierato con calcistico un 4-3-3: “E’ basato su dieci progettualità, a cominciare dall’ottimizzazione del profilo di rischio”. In questa fusione Ripatransone porta il patrimonio, Fermo porta il territorio. “Una operazione che tutela l’occupazione perché punta a crescere e a migliorare il servizio. Siamo una piccola azienda in cui l’80% dei clienti ci conosce personalmente”.

Il nodo chiave resta il credito e la sua erogazione: “Le regole sono uguali per tutti gli istituti. I filtri ci sono. In questa regione la crisi ha colpito con forza e la provincia di Ascoli era quella che soffriva di più. Quindi non possiamo bypassare i criteri, ma siamo pronti a conoscere i clienti e a confrontarci. Mi piace, a me come direttore, entrare nelle aziende. Quando vediamo una impresa in difficoltà ma con credenziali per emergere, il sostegno finanziario non manca. E questo lo abbineremo all’educazione finanziaria che portiamo nelle scuole in modo da accrescere la cultura degli alunni in uscita. Pensando ai giovani abbiamo anche finanziamenti mirati per comprare pc, pagare tasse universitarie: tutto a tasso zero e senza spese, fino a 1500 euro”.

Un solo sportello nel Fermano, ma non è un limite: “Non abbiamo l’ambizione di aprire nuove sedi nel breve tempo, ma faremo della sede di Fermo un hub con dipendenti interni e numerosi colleghi con la valigetta in mano per portare la banca dentro l’azienda, anche se dovessimo dire dei no ben giustificati. Il lavoro lo sto pianificando assieme al collega Catalani (che sarà il vice direttore, ndr)” precisa il direttore. “Del resto, quello che misura la banca sono patrimonio e attivo, più che sedi e sportelli. Detto questo – conclude il presidente rispondendo a una domanda sul supporto al tessuto locale – come banca fino a oggi abbiamo agito su Ripatransone, daremo il nostro contributo anche a Fermo. Magari saranno gocce, ma ci saremo, sempre ricordando che non siamo una banca d’affari”. Ma una banca per famiglie e piccole imprese. E questa è già una novità.

@raffaelevitali

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