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Russia, cresce l'export delle calzature. Ma non si può brindare. L'analisi di Venanzi: "Ripresina di un mercato saturo. Ecco perché"

venanzi micam

L'imprenditore di Montegranaro: “Il problema è che prima c’era una torta di un metro che poi si è smezzata. E se in un metro c’eravamo solo noi, nella metà sono entrati in tanti, visto che i russi pagano in anticipo e con valuta stabile. I loro bonifici sono la prova di un mercato sano”.

di Raffaele Vitali

FERMO - “Che ci sia stata una ripresa dopo il baratro è vero, ma se guardiamo i dati paragonandoli al 2014 siamo molto sotto. Diciamolo – ammette con sincerità Arturo Venanzi, imprenditore calzaturiero di Montegranaro con delega alla Russia per Assocalzaturifici - più in basso era difficile scendere. Stiamo vivendo una fase di stabilità che non è ripresa. Una ripresina, forse, dopo aver toccato il fondo”.

I dati che hanno fatto sorridere per un attimo sono quelli relativi all’export del Fermano verso la Russia. I primi tre mesi del 2016 valevano 22 milioni e 869 mila euro. I primi tre mesi del 2017, secondo l’Istat, hanno portato 29milioni e 81mila euro. Quando si parla di Russia, non ci si limita a Mosca e dintorni. “Ucraina e Kazakistan sono sulla stessa linea. Il problema è che attentati e prezzo del petrolio continuano a limitare la ripresa. Tornare al pre 2014 è veramente complesso. Il mercato è questo, è saturo. Se manteniamo per noi è una ripresa”.

La Russia non corre e le Marche sono le più penalizzate. Tanti i motivi secondo Arturo Venanzi, che con l’azienda Franceschetti ha appena chiuso un positivo Pitti prima di spostarsi a Milano nello showroom: “Perché gli affari non seguono più i tempi di una volta scanditi dalle fiere”. Assocalzaturifici crede nel mondo che si sviluppa dopo gli Urali: “Prima tutti facevano commercio di calzature, molti hanno chiuso negozi e questo ha segnato il mercato. La scelta è di non disinvestire, perché comunque il russo è il mercato per noi più importante. Dopo il Micam c’è l’Obuv e quindi noi dobbiamo lavorare per mantenere. Non portiamo più 220 aziende, ma sempre 130-150. E sono tante, credetemi”.

È cambiata la distribuzione, i clienti comprano fuori fiera, perché i buyer hanno ripreso a viaggiare ma entrano solo nei negozi che hanno selezionato. “Per questo – prosegue l’imprenditore - le Marche sono le più penalizzate perché fino al 2013 non c’era la crisi, la crescita russa era al top e compravano tutti qui perché fummo noi i primi. Poi hanno iniziato a differenziare, scegliendo Toscana, Veneto e Puglia, poi Spagna, Turchia e una parte la Cina”.

È cresciuta la concorrenza, con Spagna e Portogallo in testa. “Il problema è che prima c’era una torta di un metro che poi si è smezzata. E se in un metro c’eravamo solo noi, nella metà sono entrati in tanti, visto che i russi pagano in anticipo e con valuta stabile. I loro bonifici sono la prova di un mercato sano”.

Calzaturiero in crisi, si ripete sempre. Ma a parte la ripresa dell’export, ci sono anche aziende che continuano a correre: “Scelte di mercato, distribuzione migliorata. Prima era facile per tutti, bastava prendere l’areo, cenare insieme e avere qualche conoscenza. Ora invece i russi hanno capito che prendono a meno e magari con un design ricercato altrove. E l’amicizia non basta più”.

Le paia sono di meno per tutti, ma c’è chi cresce e non perché abbassa i prezzi, ma perché mantiene il prodotto di alto livello. Santoni, Doucal’s, la stessa Franceschetti continuano a crescere. “Chi ha puntato sul rapporto qualità prezzo, abbassando, ha perso paia a favore di altri mercati. Tranne NeroGiardini che ha nome e brand nella sua fascia, grazie anche al fatto che ha puntato sul Made in Italy”.

Il brand che funziona organizza presentazioni di alto livello, alza il tiro. E ora si attende il prossimo Obuv, che però arriva molto tardi: “Obuv a metà ottobre, non è certo un periodo ottimale. Ma la fiera non è completamente di Assocalzaturifici, ma in accordo con un gruppo russo. 24-27 ottobre, chiuderà la stagione e resta importante perché è l’unica italiana in Russia. I clienti di alto livello hanno già acquistato, ma all’Obuv si intercettano le città lontane da Mosca che non vengono in Italia. Più che moscoviti, i clienti sono russi”. Da dove ripartire quindi? Quel + qualcosa nei primi tre mesi dell’anno. “Non possiamo gioire, ma di certo possiamo crederci”.

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