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Micro imprese e terremoto, il Fermano non corre. Valentini: "Burocrazia e accentramento, ricette sbagliate in Regione"

piazzasbarre

La Fondazione San Giacomo della Marca: “La crescita economica è minore della media italiana in quanto condizionata da due fattori caratterizzanti, da una parte una struttura di microimprese che fatica ad affrontare i cambiamenti radicali delle dinamiche di mercato e dall’altra l’evento terremoto che ha interessato una vasta zona della regione".

FERMO – Legge e studia i dati, analizza la società. E lo fa da anni Massimo Valentini, presidente della Fondazione San Giacomo della Marca. E le ultime cifre fornite dalla Banca d’Italia non fanno tornare il sorriso, perché le Marche sono ferme.

“La crescita economica è minore della media italiana in quanto condizionata da due fattori caratterizzanti, da una parte una struttura di microimprese che fatica ad affrontare i cambiamenti radicali delle dinamiche di mercato e dall’altra l’evento terremoto che ha interessato una vasta zona della regione ove risiede più di un quinto della popolazione e che ha colpito attività agricole, turistiche e commerciali”.

Di fronte a questa realtà, il marchigiano non ha ceduto alla disperazione, ma ha iniziato a guardare al post dramma come occasione di rinascita: “Desta però preoccupazione l’attuale impostazione di alcune politiche dell’Amministrazione Regionale che sembra molto preoccupata di perseguire un modello di accentramento regionale di servizi e funzioni a scapito di politiche sussidiarie”.

Valentini arriva quindi alla critica delle scelte di Ceriscioli& company partendo dalla fusione delle Camere di Commercio: “Forze sociali e Unioncamere volevano due sedi, la regione ha deciso per una, non considerando la nuova situazione creata dal terremoto e la omogeneità di territori che potevano pertanto raggiungere obiettivi di efficienza. Il tutto nella convinzione da parte dell’Amministrazione Regionale che la centralizzazione e il conseguente controllo politico sia migliore rispetto al lasciare alla responsabilità dei soggetti locali di raggiungere gli obiettivi di presenza e efficienza di cui i territori hanno bisogno”.

Il presidente della Fondazione, come fatto anche da altri esponenti del mondo economico fermano, non crede alla ‘favola’ delle tre aziende speciali in cambio dell’unica Camera: “Il modello di una Camera unica regionale con tre aziende speciali oltre ad essere palesemente più costoso di due Camere regionali è anche palesemente ancorato ad una superata visione di spartizione di rappresentanze. Una azienda speciale potrebbe aver senso solo se è un ente professionale super specializzato, certamente non a carattere regionale, ma quantomeno interregionale”.

Eppure, la regione è riuscita a convincere tre enti su cinque. “Ha fatto prevalere la subalternità alla politica, il perseguimento di interessi personalistici o di lobby.  Invece, per creare efficienza e qualità occorre la responsabilità delle persone che vivono sui territori e certamente non la crescita di burocrazie centrali. Sembra molto più ragionevole una politica che non centralizzi su si sé, ma che dialoghi con i territori, che si affianchi a chi sta cercando di costruire, che costruisca modelli premianti per chi crea bene comune. Pur rispettando le opinioni di tutti riprendere un dialogo su questi temi è decisivo. Nel mentre, continuiamo a condividere e sostenere il lavoro che persone, imprenditori e nuovi corpi intermedi stanno portando avanti e che costituiscono la vera speranza della rinascita della nostra regione” conclude Massimo Valentini.

r.vit.

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