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Sadam, un luogo di storia da cui ripartire. Monaldi, il crocefisso di Zama e Bracalente

monaldi sadam foto
monaldi sadam brindisi

“Un incontro bellissimo. Sono entusiasta. L’abbiamo preparato a lungo, dal 29 dicembre quando ci fu l’incontro per la vendita dell’area. Da Maccaferri a NeroGiardini, un passaggio importante” spiega Monaldi. E nessuno è voluto mancare.

di Raffaele Vitali

FERMO – Una pagina che si chiude, un pezzo di storia che ha fatto grande Fermo che cerca un nuovo futuro, certa di avere di fronte a sé un protagonista. Tutto questo in una mattinata emozionante che ha visto protagonisti Gabriele Monaldi, storico sindacalista delle battaglie per i lavoratori dell’Eridania Sadam, gli ex dipendenti, l’ex proprietario Massimo Maccaferri e l’uomo che ha deciso di investire 40milioni per il rilancio di una struttura da troppi anni abbandonata, Enrico Bracalente. “Un incontro bellissimo. Sono entusiasta. L’abbiamo preparato a lungo, dal 29 dicembre quando ci fu l’incontro per la vendita dell’area. Da Maccaferri a NeroGiardini, un passaggio importante” spiega Monaldi. E nessuno è voluto mancare, dal prefetto Mara di Lullo al sindaco Paolo Calcinaro al parroco don Luigi.

Dopo 50 anni di sviluppo industriale, il passaggio che significa rilancio: “Quaranta milioni di euro di investimenti sono una opportunità da cogliere e da sostenere con ogni mezzo. Bracalente ha garantito lavoro per i giovani e non si sa mai che si possa recuperare qualche ex dipendente Sadam” ribadisce Monaldi che questa volta ha evitato ogni rivendicazione sindacale. Doveva essere un giorno di festa, un aumento per ricordare i grandi del passato, a cominciare da Francesco Zama.

“Questa struttura è dal 1967 che è attiva. Da quella prima campagna si è lavorato ininterrottamente per 39 anni, fino a quando nel 2005 lo stabilimento non è stato fermato da scellerate riforme europee che hanno penalizzato solo Italia, Portogallo e Grecia”. Era una macchina perfetta lo zuccherificio di Fermo: nel 2005 la produzione arrivò a un milione di tonnellate di zucchero grazie a 150 dipendenti fissi e ad altri 250 impegnati in campagna su 14mila ettari di semine. “Una struttura che produceva un indotto da 140miliardi di vecchie lire”. Poi quella maledetta riforma e i 19 zuccherifici del gruppo che diventano tre. “Da quel giorno è iniziato un percorso di riconversione indicato dal Governo sulle agroenergie e le fonti rinnovabili, con la filiera di girasole. Ci avevamo creduto, lo abbiamo sostenuto, poi è saltato” ha proseguito Monaldi. E oggi spazio alle scarpe.

Nel suo ricordare il passato, Monaldi, prima di consegnare tre ricordi a nuovi e vecchi protagonisti, si è fermato sulla figura dell’ingegner Francesco Zama: “Nel 1966 da direttore a Montecosaro, scelse lui l’area di Campiglione. Una figura chiave che portò anche alla costruzione della Chiesa di Campiglione. Abbiamo espresso il desiderio che a fronte di questo, quando i tempi saranno maturi, di intestare il piazzale antistante la chiesa di San Gabriele dell’Addolorata all’uomo che ha segnato lo sviluppo di Campiglione”. Questa richiesta fatta da Monaldi è stata condivisa con tutti i lavoratori.

Dal sindaco a don Luigi piena condivisione. “Ma noi vorremmo anche quella della cittadinanza di Campiglione. Le caratteristiche Zama le ha tutte. Ieri sera mi sono incontrato con l’assessore regionale Cesetti, anche lui è d’accordo. Chi c’era questa mattina mentre ricordavamo l’ingegnere si è commosso”. Ma il problema è far capire alle nuove generazioni che Zama non significa centrale a biomasse, i giovani non conoscono la storia”. Quella storia che Monaldi ha racchiuso in una cartellina con dentro una foto storica dello zuccherificio realizzata da Grandoni, una testimonianza di Zama di vent’anni fa in cui parlava della costruzione dello stabilimento e un volume dedicato alla chiesa realizzata nel 1988.

E siccome futuro significa anche nuove sfide e vicinanza al territorio, i lavoratori hanno deciso di destinare i ricavi della vendita della foto storica, con cornice formata dai principali monumenti di Fermo, a tre realtà terremotate. “Lo stabilimento si serviva di barbabietole di tre province e così abbiamo scelto tre realtà, tre piccoli allevatori da aiutare: uno ad Amandola, uno a Acquasanta terme e uno a Visso. Abbiamo stampato 800 foto, già ne abbiamo vendute la metà tra Londra, Usa, Bruxelles, Belgio”. La mattinata si è chiusa con la consegna di tre quadri a Calcinaro, Maccaferri e Bracalente. All’imprenditore della NeroGiardini è stato donato anche un crocefisso che Zama appese nel 1987 quando inaugurò la sala mensa da mettere nella mensa del nuovo polo.

@raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com 

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