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Rifiuti, si complica la vita dell'Asite: il Tar blocca i rifiuti speciali da fuori e il Comune stoppa l'aumento

cippitelliasite

Da qui, alla fine, la sentenza che stabilisce che la quota del 25% di rifiuti speciali non possa essere superata, salvo accordi interprovinciali dovuti a motivate necessità.

di Raffaele VItali

FERMO - Giornate complicate per l’Asite. Nel giro di un paio di settimane l’azienda pubblica guidata da Roberto Cippitelli si è trovata a dover fronteggiare due patate bollenti. La prima giudiziaria, con una sentenza del 17 marzo del Tar Marche che ha bocciato il ricorso dell’azienda sulla possibilità di prendere rifiuti speciali da fuori provincia, la seconda politica, con il Comune di Fermo che ha messo il veto all’aumento delle tariffe deciso in maniera perentoria dal Cda dell’Asite. Due situazioni diverse unite da un unico fattore: i conti. Che devono quadrare e che per quadrare hanno due strade: ingresso di rifiuti esterni da quelli provinciali, che non potrebbero superare il 25%, o aumento delle tariffe, non essendo possibile tagliare ulteriormente i costi a fronte degli importanti investimenti in corso in tecnologia interna, impianti, ed esterna, isole ecologiche.

Partiamo dalla prima. La sentenza è arrivata dopo che in Consiglio comunale i consiglieri Torresi e Rossi avevano avanzato dubbi sull’abbancamento di rifiuti da fuori provincia superiori ai limiti concessi. Dubbi diventati lettera alla Provincia che richiama l’Asite, con tanto di diffida, per il superamento della quota del 25%. L’Asite replica e si apre il contenzioso, che il Tar ha chiarito dando pienamente ragione agli uffici della Provincia di Fermo. “L’Asite – ricorda il Tar nella sua sentenza – ha abbancato nel 2014 rifiuti speciali per il 56%, nel 2015 addirittura per il 64%. W anche nel 2016, prima di novembre, era già stata superata la soglia del 25%”. Questo è avvenuto nonostante la discarica sia autorizzata dalla Regione marche con decreto del 2011 “che ha al suo interno prescrizioni tra cui quella per cui il gestore deve riservare almeno il 75% del quantitativo annuo in peso di rifiuti ricevuti a quelli prodotti nei communi d’ambito”. Da qui, alla fine, la sentenza che stabilisce che la quota del 25% di rifiuti speciali non possa essere superata, salvo accordi interprovinciali dovuti a motivate necessità. Persa quindi la possibilità di incassare rifiuti, e quindi soldi, dall’esterno, basti pensare a Roma o a Macerata prima che riaprisse la discarica il Cosmari, all’Asite non restava che l’aumento delle tariffe per i conferimenti in discarica di tutti i comuni. Ma il passaggio da 20 a 36 euro a tonnellata preventivato dal primo aprile è stato stoppato dopo una riunione del comitato ristretto dell’Ata e per volontà del socio unico, il Comune di Fermo.

Ma qui esplode la nuova grana politica, con l’Asite che ha scritto una nuova mail, 28 marzo, al sindaco Paolo Calcinaro, e a tutti i sindaci dei comuni d’Ambito, in cui dice una cosa molto semplice: “Premesso che l’aumento dei costi dei servizi rappresenta una necessità che non è più possibile rinviare, fermo restando quanto indicato nella nostra comunicazione di aumento delle tariffe, prendiamo atto dell’indirizzo espresso dal socio unico”. Da qui l’apertura al confronto con le parti, ma anche una frase finale che lascia a Calcinaro il peso della scelta: “Il confronto si concluda in tempi brevi, ciò in vista delle imminenti scadenze relative al bilancio e della necessità di mantenere l’equilibrio aziendale e di concludere la programmazione”.

I conti devono quadrare. E se la discarica dell’Asite nel 2015 ha abbancato 11mila tonnellate, di cui solo il 41% da Fermo e hinterland, significa che ci sono 3milioni di euro da recuperare da qualche parte, crollando l’ingresso di rifiuti esterni. Che è in realtà già cominciato a calare, anche per scelte aziendali, nell’ultimo anno. Niente più da Macerata, niente da Ascoli, poco da Roma. Ma se l’Asite deve produrre utili, che poi il comune, che ha una royalties per ogni tonnellata, utilizza, da qualche parte i soldi devono arrivare. E quindi, l’aumento delle tariffe non può essere che rinviato. Lo sappiano i Comuni che a San Biagio devono bussare ogni settimana.

@raffaelevitali - redazione@laprovinciadifemro.com 

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