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Fermo, dove il lavoro nero è di casa. Niente contratti e sicurezza, soprattutto nell'edilizia

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Quasi due terzi delle aziende ispezionate nelle Marche risulta fuori dalle norme secondo il Rapporto annuale sull’attività ispettiva in materia di lavoro e previdenziale del Ministero del Lavoro dai dati elaborati dall’Ires CGIL Marche.

FERMO – Lavoro nero, lavoro irregolare, lavoro nelle Marche. Quasi due terzi delle aziende ispezionate nelle Marche risulta fuori dalle norme secondo il Rapporto annuale sull’attività ispettiva in materia di lavoro e previdenziale del Ministero del Lavoro dai dati elaborati dall’Ires CGIL Marche. E per il Fermano è ancora peggio. Ad Ascoli Piceno e Fermo viene ispezionato e trovato irregolare il maggior numero di aziende (1.380 aziende irregolari pari al 37,9% del totale regionale) e si trovano un numero di lavoratori irregolari pari a 927 cioè il 27,7% degli irregolari di tutta la regione. Nelle due province sono stati recuperati 2,2 milioni di euro di contributi e premi e introitate sanzioni per 612mila euro; lavoratori risultati in nero sono 261.

Nel corso dell’anno 2016 sono state ispezionate 5.051 aziende con almeno un dipendente, il 10% del totale. In queste, 3.343 lavoratori risultano irregolari, dei quali 1.112 totalmente in nero, quindi privi di qualsiasi copertura previdenziale e assicurativa. Le irregolarità più frequenti rilevate nel 2016 riguardano le violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro (905 violazioni), la violazione della disciplina in materia di orario di lavoro (782 violazioni), le violazioni relative alla corretta applicazione della normativa in materia di autotrasporti (560), fenomeni di illeciti negli appalti, nella somministrazione di lavoro o presenza di intermediazione illegale di manodopera  delle leggi sugli appalti (687), violazioni sulla qualifica  dei lavoratori (248), altre violazioni penali (581).

Quattro i casi di sfruttamento del lavoro minorile, 17 i lavoratori migranti risultati privi del permesso di soggiorno. Colpa della crisi? Giuseppe Santarelli, segretario regionale Cgil, non ci sta: “La crisi non può mai giustificare l’illegalità. Lo sviluppo deve ripartire anche dai diritti e dalla qualità delle condizioni lavorative. Sono oltre mille i lavoratori scoperti totalmente in nero: ma sono solo quelli venuti alla luce. Il sommerso potrebbe aver ben altre dimensioni. Su questo, nessuno deve abbassare la guardia”. Anche perché la maggiora parte dei lavoratori in nero, e quindi più esposti ai rischi, si trovano nel comparto delle costruzioni, 519 (14%), seguono turismo e ristorazione, 500 (13,7%) commercio, 486 (13,3%) e ultimo il settore manifatturiero con 322 casi (8,8%).

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