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Piccole ed effervescenti, le Pmi alla conquista del mondo: 50% usa il web, il 70% esporta in Europa

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Analisi di Ups per la Piccola Industria di Confindustria: “La percentuale di Pmi che lo usano è passata dal 14% del 2014 al 50% del 2016. Questo perché non è più business to consumer, ma business to business. Anche le aziende comprano su internet per le proprie aziende e questo agevola le Pmi”.

di Raffaele Vitali

PORTO SANT’ELPIDIO – Non solo Steve Jobs partì da un garage. Da Loriblu a Gambini, le piccole imprese di successo partono dal basso e poi iniziano a sognare, girando per il mondo.

Nel 2016 la percentuale di imprese che esportano è salito al 14% contro l’8% dell’anno prima. L’Italia dopo Francia e Germania è lo Stato con il maggior numero di aziende esportatrici: 240mila aziende. E tra loro il 34% è convinto che continuerà a crescere la sua fetta di export nel mondo. L’indagine è stata fatta da Ups, il più grande player mondiale nel settore della logistica e della distribuzione. E riguarda otto paesi europei. Dall’analisi, condotta su un campione di oltre 12mila tra manager e proprietari di Pmi, emerge che il 70% dell’export italiano si ferma dentro la Comunità europea, il 10% verso gli Stati Uniti, il 20% nel resto del mondo. Belgio e Francia, paesi competitor, dominano in Africa, mentre Cina, ci esporta solo il 13% delle Pmi, e Medio Oriente per tutti restano la grande sfida, visto che al momento muovono volumi bassi.

L’ultima fotografia mostrata da Marco Carenini. Operation manager di Ups Italia, riguarda l’e-commerce. “La percentuale di Pmi che lo usano è passata dal 14% del 2014 al 50% del 2016. Questo perché non è più business to consumer, ma business to business. Anche le aziende comprano su internet per le proprie aziende e questo agevola le Pmi”.

Ad ascoltare Ups nella sala conferenze di Loriblu c’erano i vertici di Confindustria e una cinquantina di alunni dello Scientifico e del Carducci Galilei. Al tavolo anche il direttore nazionale della Piccola Industria Paparoni che ha riassunto alla fine la giornata, pensando proprio al crescere del web, con la frase più significativa: “Avere i piedi nel territorio non significa non avere la testa nel mondo”.

MELCHIORRI

I saluti inziali li ha portati Giampietro Melchiorri, presidente di Confindustria Fermo: “La Piccola ha una grande dinamicità, merito del presidente regionale Mingarelli è di quello fermano Luciani. Parlare idi internazionalizzazione è fondamentale, perché l’export è un fattore chiave per le nostre imprese. 1miliardo e 200milioni vale l’export di Fermo nel 2016. Priorità alle calzature e ai paesi europei. Lo 0, non è una vera crescita. Noi imprenditori continuiamo a sforzarci, a investire, quindi cresceremo. Ma servono misure pubbliche speciali per aggredire i mercati e aiutare le Pmi ad affrontare i mercati esteri”.

LUCIANI

Fabrizio Luciani rappresenta il 90% delle imprese iscritte a Confindustria. “Industria 4.0 e internazionalizzazione sono le due parole chiave. Andare nel mondo è un obbligo, perché la globalizzazione porta opportunità. Siamo la territoriale più piccola livello regionale, ma molto effervescente. Il nostro Pmi day è tra i più partecipati in Italia. E ora abbiamo il Pge, il programma gestione emergenze nato nella mente di Roberto cardinali. In poco tempo è diventato un progetto regionale e poi, con il supporto di Mingarelli, nazionale con tanto di presentazione all’Onu. Questa dinamicità conferma la qualità della base, su cui costruire la crescita. Perché tutte le imprese vogliono crescere”. Il professor Ghinghielli ha ricordato un concetto semplice: “Esportare non è internazionalizzare. Un conto è essere presenti all’estero, un conto è starci da player in grado di analizzare l’andamento del mercato e adattare il prodotto forti della propria immagine”.

STORIE DI SUCCESSO

Tre imprenditori di successo hanno arricchito l’indagine, trasformando i numeri in racconti reali. Ad aprire Annarita Pilotti. “Cari giovani arricchite il vostro bagaglio culturale, oggi magari non siete interessati, ma in futuro farete parte di queste imprese. O avrete una vostra impresa, magari nata in un garage come questa 44anni fa”. Ma da quel garage è cresciuta arrivando ad aprire 50 negozi nel mondo. “Non siamo made in Italy, ma made in Marche. L’obiettivo per noi è internazionalizzare, entrando in nuovi mercati e questo lo faccio anche come presidente di Assocalzaturifici, investendo sulle fiere in giro per il mondo in modo da dare possibilità alle imprese. E per aiutarle mi son chiesta cosa potesse fare una associazione e son partita dalla scontistica e dalla necessità di aiutare chi produce, visto che l’85% delle scarpe prodotte in Italia va all’estero e di queste 7 su 10 nell’unione europea”. Tra i modelli vincenti c’è Sandro Bertini con la Plados Spa. Un modello vincente che esporta in 45 paesi i suoi lavelli di cucina. E che per crescere ancora, “visto che chi opera in pochi mercati è a rischio visto che sono volatili”, ha aperto uno stabilimento in Serbia. Apriamo per ragioni logistiche, noi siamo una appendice dell’Europa e il consumatore non vuole più aspettare. Amazon consegna in poche ore. Logistica diventa valore aggiunto”. Terzo esempio, Luca Gambini, export manager pesarese della Gambini Meccanica che produce ogni tipo d’ingranaggio. “Primo mercato è la Germania. Non per caso, abbiamo fatto una indagine di mercato prima di provarci e abbiamo scoperto che è ricca di costruttori di macchine, oltre che vicina geograficamente vicinanza geografica. La svolta è però arrivata con la prima fiera tedesca di livello mondiale. Contatti e lancio nel mercato estero. Le fiere hanno ancora un grande ruolo. partecipare a quelle di settore è importante quanto aggiornare sito web e social”. Parole zuccherose per la Pilotti, che su Micam, Obuv e via dicendo sta investendo milioni di euro al fine di aiutare i partecipanti a essere più attrattivi.

MINGARELLI

Parole riprese da Diego Mingarelli, il vulcanico presidente regionale della Piccola: “Sono le idee che fanno la differenza, non certo il luogo in cui nascono. Qui abbiam imprenditori con i figli inseriti e fondamentali per l’azienda, abbiamo investimenti nel sociale e nell’e-commerce, abbiamo forme di internazionalizzazione nuove che dobbiamo guidare. Il nostro aiuto si chiama Digital for export. Dobbiamo intercettare il miliardo di consumatori che nei prossimi dieci anni diventeranno player nel mondo. Questa è una finestra commerciale che non possiamo lasciare chiusa”. Tutti vogliono crescere, ma per riuscirci, ribadisce Mingarelli, servono due cose: “Innovazione e internazionalizzazione. 25mila aziende fatturano 400miliardi di euro, se sostenute da buone politiche, raddoppierebbero. Logistica, finanza e strategie: l’imprenditore da solo non va da nessuna parte. insieme, molto lontano”.

@raffaelevitali

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