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Tra alberghi e Obuv, Melchiorri guida la campagna di Russia: "Sono tornati gli ordini, ma dobbiamo rivedere i prezzi"

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Secondo Ivan Scalfarotto: "Gli acquisti di prodotti Made in Italy, secondo gli ultimi dati Istat, accelerano in paesi chiave come la Russia (+39,4%), gli Stati Uniti (+38,5%) e la Cina (+36,5%) e anche in Germania segnano +9,6%". Ottimismo per la fiera di Assocalzaturifici che si apre il 21 marzo.

di Raffaele Vitali

MONTEGRANARO – Russia, amata Russia. Giornate intense negli alberghi della capitale, con gli imprenditori calzaturieri, Melchiorri e Bigioni, impegnati in un b2b ricco di speranze. E da domani spazio all’Obuv e alle speranze di una sessantina di calzaturieri fermani, una ventina maceratesi e un altro paio dal pesarese. Bisogona essere ottimisti, soprattutto dopo il quadro delineato pochi giorni fa da Ivan Scalfarotto, sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico. “Gli acquisti di prodotti Made in Italy, secondo gli ultimi dati Istat, accelerano in paesi chiave come la Russia (+39,4%), gli Stati Uniti (+38,5%) e la Cina (+36,5%) e anche in Germania segnano +9,6%. L'Italia fa registrare aumenti superiori alla media europea sia nell'export che nell'import”.

Giampietro Melchiorri, come sta la Russia?

“Da 12 anni incontriamo in maniera privata dei clienti. E ne abbiamo incontrati dodici in poco più di tre giorni di esposizione. E sarò sincero, abbiamo chiuso la settimana in maniera positiva”.

Perché gli alberghi?

“Non è una strategia che sostituisce la fiera. Serve al cliente che non partecipa alle fiere classiche e che agisce principalmente su Mosca. Piccoli numeri, che per noi ben si abbinano all’Obuv o al Micam”.

Soddisfatti è dire troppo?

“Non siamo appagati, ma ottimisti per il futuro”.

Firmati ordini?

“Numerosi, ma soprattutto chi ha acquistato ha aumentato la quantità rispetto all’inverno passato”.

Per quali motivi?

“Primo fattore è che dopo due stagioni di bassi acquisti, i magazzini si sono liberati. Secondo fattore è che l’inverno è stato rigido ed è partito presto, favorendo stivali e montoni. Terzo, il rublo è stabilizzato attorno a 60, dopo periodi a 80”.

La politica pesa?

“In sette giorni non c’è un solo cliente che mi ha fatto riferimento politici all’Ue o a Trump. Ma soprattutto nessun cliente ha usato la parola crisi. E questo. dopo un paio di stagioni in cui il cliente entrava lamentandosi. è il grande cambiamento”.

Avete abbassato i prezzi?

“Più che altro ci siamo adeguati con i prezzi. Siamo andati incontro al cliente e il gap che c’è oggi tra una scarpa ‘economica’ e una scarpa di qualità è inferiore. Per noi significa guadagni inferiori, ma significa anche che il russo continui a puntare sul made in Italy. Perché il cliente la buona qualità la vuole. Di certo i prezzi di una volta non torneranno, ma la ripresa c’è”.

E ora l’Obuv, la fiera delle calzature della Russia?

“La previsione è buona. Sarà una fiera più fashion, con un nuovo layout e quindi un ulteriore richiamo per i buyer. L’Obuv potrà dare dei risultati positivi, ma i produttori devono arrivare sapendo che il fattore prezzo è fondamentale”.

Il prodotto è cambiato?

“La moda europea e occidentale è sempre più comune anche a Mosca. Questo ci favorisce, perché in questo campo non abbiamo rivali”.

La sua azienda Gal.men cresce, secondo i concorrenti, senza sosta. Ccome fate?

“Non possiamo nascondere in realtà anche noi una piccola flessione. Il nostro punto di forza è l’innovare i mercati e le collezioni. Non ci facciamo trascinare dalle negatività dell’economia. Il rinnovamento è costante anche a livello di strategie di mercati e di comunicazione. Ma dire che cresciamo sempre non è esatto. Ci manteniamo, ogni tanto acceleriamo e poi si frena. All’esterno è facile sembrare fortissimi. Credo che per la crescita ne riparleremo tra qualche stagione. E arriverà”.

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