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"Lavoro, lavoro, lavoro". L'Italia dei campeggiatori si stringe a Felice Chiesa e al suo Verde Mare

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È tutto nelle mani del giudice che la prossima settimana dovrebbe decidere. “Ci spero, non tanto per me – commenta Chiesa seduto sulla panchina dell’Artasylum mentre da palco si susseguono gli interventi – ma per queste persone". fotogallery

di Raffaele Vitali

FERMO – “Viviamo di qualcosa di surreale, ci stanno portando via la nostra seconda casa. Una casa costruita da un grandissimo uomo che lotta per tenerla in piedi”. Sono in tanti sotto il palco davanti al Palazzo dei Priori. Sono in tanti e hanno un cappellino verde con scritto Verde Mare. Sono loro, i lavoratori e i campeggiatori che dopo decenni perdono il loro riferimento: “Il Verde Mare è l’Isola che c’è, non fatela diventare l’Isola che non c’è più” sottolinea il capo degli animatori che sale sul palco tra gli applausi.

Felice chiesa è provato, si ferma di lato, incassa gli applausi egli attestati di stima, ha la voce strozzata dalla commozione, quella di chi non vuole smettere di lottare. Il suo camping è sotto sequestro, c’è un processo per lottizzazione abusiva, come ricorda il capo del comitato Fulvio Riccio, ma c’è anche una possibilità: l’esercizio provvisorio.

È tutto nelle mani del giudice che la prossima settimana dovrebbe decidere. “Ci spero, non tanto per me – commenta Chiesa seduto sulla panchina dell’Artasylum mentre da palco si susseguono gli interventi – ma per queste persone. Vedete questi bambini, sono nati al verde Mare. Qui c’è un mondo che ama questa terra e non vuole privarsene”.

Un mondo fatto di numeri immensi, che partono dalle 170mila presenze. Ma è un mondo soprattutto fatto di legami personali, perché il camping è diverso dall’albergo, c’è interazione, si condividono piazzole, si organizza magari una grigliata insieme. “Il Verde Mare fa parte di tutti noi” conclude Simone Mercuri, un giovane cittadino di Marina Palmense.

Tutti vogliono parlare, tutti si sentono parte, incluse Confcommmercio e Confindustria, presenti in piazza. E tutti si fanno le stesse domande di Riccio: “Perché solo il Verde Mare? Perché ora, dopo migliaia di controlli?”. Chiedono solo queste risposte in attesa del processo e chiedono di non far morire il territorio: “L’esercizio provvisorio è possibile per tanti motivi: salvaguardare il personale, le famiglie, il tessuto economico e dare un aiuto anche a chi è terremotato”. Basterà tutto questo? Le centinaia di persone arrivate d’ogni angolo d’Italia ne sono convinti. Ma alla fine, il coro che si alza più forte è uno: “Lavoro, lavoro lavoro”.

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