05292017Lun
Last updateLun, 29 Mag 2017 1pm

facebook gplus 32 twitter  RSS icon

VTEM Banners
VTEM Banners

Allevatori senza bestie, Italia senza soldi per studiare il rischio idrogeologico: la denuncia in Senato e fuori dell'aula

tettocrollatoneve

Sono 15.300 le aziende agricole e le stalle ubicate nelle aree marchigiane del cratere con 175.000 ettari di terreni agricoli coltivati soprattutto a seminativi e prati e pascoli da imprese per la quasi totalità a gestione familiare (96,5%).

FERMO – Tra terremoto e alluvioni, l’Italia è sempre a rischio. Uno dei problemi lo ha solevato il senatore Remigio Ceroni intervenendo in Aula, mentre fuori proseguiva la protesta degli allevatori delle regioni colpite dal sisma. “Sono quasi venti anni - aggiunge - che non vengono stanziati finanziamenti in tal senso e il 60% del territorio italiano è ancora coperto da una cartografia geologica inadeguata in scala 1:100.000, mentre sarebbe indispensabile una mappatura proporzionata agli standard attuali di 1:50.000. Ricordo che dopo il terremoto che nel 2009 colpì L'Aquila e l'Appennino centrale, il governo Berlusconi emanò un decreto che prevedeva un piano per le verifiche tecniche e gli interventi preventivi indirizzati alla riduzione del rischio sismico.

Piano che venne interrotto dalle opposizioni al nostro esecutivo di centrodestra, anche per l'intervento della Conferenza Stato-Regioni che reclamava la propria autorità in materia, e fu istituito il Fondo per la prevenzione del rischio sismico, dotandolo di 965 milioni di euro fino al 2016. Un autentico fallimento, certificato dal mancato utilizzo delle risorse da parte delle Regioni. Ora è tempo nel breve periodo che il governo provveda a stanziare nuovi fondi per produrre una carta geologica del territorio nazionale, che comprenda anche la microzonazione sismica. La conoscenza dettagliata è la prima forma di prevenzione”.

E mentre il senatore chiede interventi per un futuro migliore, gli allevatori chiedevano risposte per il presente: “Ad oggi quasi 9 animali 'sfollati' su 10 non possono essere ospitati nelle stalle provvisorie annunciate e gli allevatori non sanno ancora dove ricoverare mucche, maiali e pecore sopravvissuti costretti al freddo o nelle strutture pericolanti - spiega il presidente di Coldiretti Marche Tommaso Di Sante-. Si è invece ridotta del 30% la produzione di latte per lo stress provocato dal freddo e dalla paura delle scosse. Ma terremoto e maltempo hanno provocato anche un generale dissesto del territorio con ettari di terreno agricolo fertile franato che non consente la normale coltivazione”.

Sono 15.300 le aziende agricole e le stalle ubicate nelle aree marchigiane del cratere con 175.000 ettari di terreni agricoli coltivati soprattutto a seminativi e prati e pascoli da imprese per la quasi totalità a gestione familiare (96,5%). Le stalle e i fienili inagibili sono rispettivamente 209 e 128 mentre le stalle provvisorie riconosciute sono 49 anche se funzionanti solo 6. 

r.vit.

VTEM Banners
VTEM Banners

Loira ricorda il carabiniere Beni

Bookmakers bonuses with www gbetting.co.uk site.