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Confindustria unica nelle Marche? Obiettivo per tutti, ma non alle regole di Pesaro e Ancona

bucciarelli

Eppure, il presidente regionale Bruno Bucciarelli non ha dubbi sul cammino da percorrere: “E' possibile arrivare entro la primavera a una Confindustria unica, ma occorre che ognuno faccia un passo indietro”. In quell’ognuno ci son tante facce.

FERMO – Uniti per contare di più. Uniti per risparmiare. Uniti, ma con regole ancora da definire. Confindustria Marche ci prova a guidare la fusione delle cinque territoriali, ma mancano ancora diversi tasselli. Pesaro e Ancona hanno accelerato il loro percorso con un documento passato tra le mani dei vertici che vuole l’unione delle territoriali. Lo hanno fatto da sole, provando a mettere di fronte al fatto compiuto Macerata, Fermo e Ancona. Ma non tutto fila liscio come loro pensano. Anche perché i conti delle due territoriali del nord, che coprono da sole il 60% degli iscritti, in totale sono 2400 le aziende sotto l’aquila, sono meno brillanti delle piccole territoriali del sud.

Eppure, il presidente regionale Bruno Bucciarelli non ha dubbi sul cammino da percorrere: “E' possibile arrivare entro la primavera a una Confindustria unica, ma occorre che ognuno faccia un passo indietro”. In quell’ognuno ci son tante facce. C’è quella di Fermo, Ascoli e Macerata, che devono decidere cosa fare: se unirsi tra di loro, se unirsi a parole per poi entrare di forza dentro la Confindustria unica, se provare a resistere. Terza ipotesi in realtà da tutti avversata, perché la realtà dice che da soli non si regge più. Ma passo indietro dovrà essere anche di Ancona e Pesaro che con il loro documento hanno più che altro innervosito le altre territoriali.

“L'aggregazione delle Confindustria deve migliorare la qualità dei servizi offerti ai nostri iscritti garantendo al contempo un risparmio per le nostre imprese e maggiore rappresentanza- spiega Bucciarelli- un processo che deve garantire uguaglianza di trattamento tra tutti i territori coinvolti. Una volta arrivati al completamento del percorso anche io farò un passo indietro lasciando il mio incarico. Non attenderò la fine del mandato perché a quel punto il mio lavoro sarà finito. Noi lavoriamo per proporre un modello di Confindustria che non ha simili nel resto del paese. Manterremo sedi e uffici periferici ma agendo con un'associazione che ha perimetri regionali. Per arrivare a questo traguardo dobbiamo procedere con gradualità”. Gradualità è la parola chiave. Si lavora da mesi al processo di fusione, o quantomeno di riorganizzazione, e il cammino è ancora lungo. Con buona pace di Pesaro e Ancona.

redazione@laprovinciadifermo.com 

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