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"Aziende pubbliche e private unite per rilanciare l'Italia". La ricetta del ministro Calenda che punta sul made in Italy

carlo calenda 1

Un cambio di direzione, con una attenzione anche al mercato interno, oltre che alla difesa del prodotto italiano nel mondo, prodotto che dovrà affrontare molteplici sfide.

di Raffaele Vitali

FERMO – “Dobbiamo ricostruire una rete fatta di grandi aziende, pubbliche e private, e di istituzioni finanziarie capaci di muoversi all'occorrenza in modo coordinato, tra di loro e insieme al governo. Questo non vuol dire limitare gli spazi di mercato - spiega il ministro Carlo Calenda dalle pagine del Corriere della Sera - ma essere in grado di reagire quando viene distorto o manipolato, anche con regole scritte ad hoc, per indebolire il nostro tessuto economico”.

Passa per le sue mani lo Sviluppo economico dell’Italia e quindi del made in Italy a cui tanto tiene il distretto calzaturiero fermano maceratese, perno del sistema moda. “Dobbiamo metterci in sicurezza con un piano straordinario, ragionare come sistema Paese, tutelare in modo più netto gli interessi nazionali, avviare una vera politica di inclusione sociale per contrastare il populismo. Anche prendendoci tutti gli spazi di bilancio che servono”.

Un cambio di direzione, con una attenzione anche al mercato interno, oltre che alla difesa del prodotto italiano nel mondo, prodotto che dovrà affrontare molteplici sfide: “Il 2017 sarà un anno pieno di incognite e di rischi. Le democrazie occidentali vivono il loro peggior momento dagli Anni 30 del Novecento, e l'Italia affronta questa fase con una fragilità finanziaria, economica, politica, sociale e istituzionale che viene da 25 anni perduti, in cui poco o nulla è stato fatto per ricomporre le fratture che la attraversano”.

Calenda ritiene che il Pd possa recitare un ruolo chiave, ma è conscio che il Paese è diviso, per cui bisogna ragionare su una grande coalizione: “Nessuna forza politica, da sola, potrà portare il fardello delle scelte che si renderanno necessarie”. Così come nessuna associazione, stando al sistema moda che ha avuto in Calenda un primo interlocutore per poi passare al sottosegretario Scalfarotto, può muoversi da solo. Ed è per questo che per la prima volta il Micam avrà un giorno in comune nell’edizione autunnale, il 20 settembre, con la Settimana della Moda di Milano. Un inizio in vista di una contemporaneità che posa davvero trasformare per sette giorni la capitale economica d’Italia nel cuore mondiale del fashion e dell’eleganza.

@raffaelevitali 

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