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Come si fa a creare un marchio, registrarlo e difenderlo? I consigli dello Europe Direct di Fermo

marchio

C’è poi il passaggio successivo: registrarsi per difendere il proprio prodotto all’estero: “I diritti di uso di un marchio sono validi esclusivamente nel territorio dello Stato nel quale è stata effettuata la registrazione.

FERMO – Prima c’è il marchio, poi arriva il brand. Senza il primo step, nessuna impresa è destinata a crescere. L’insegnamento base arriva dagli esperti di marketing di Nike e Bata, ed è confermato dal mercato, sempre più internazionale. Ancora prima dell’importanza di potersi fregiare del simbolo del ‘made in Italy’ è necessario difendere il proprio prodotto. Come riuscirci? A spiegarlo è lo sportello Europa della provincia di Fermo, lo Europe Direct troppo spesso dimenticato dal mondo economico fermano. “Il marchio è un “segno” usato per distinguere i propri prodotti/servizi da quelli della concorrenza. Rappresenta uno dei principali elementi dell’immagine dell’azienda e fornisce, agli occhi della clientela, garanzie di qualità e affidabilità. È quindi una risorsa preziosa da tutelare e valorizzare” spiegano i responsabili dello Europe Direct.

Ma non basta avere un marchio, dietro quel nome ci deve essere una ditta, “identifica un soggetto che produce beni o svolge servizi; mentre il marchio identifica i beni o servizi”, una insegna, “individua e distingue il locale in cui è esercitata l’attività (cioè il negozio, il laboratorio, il magazzino, ecc.)”, il dominio, “non si può registrare come marchio un segno noto come nome a dominio, a meno di non essere titolari del dominio stesso, né si può registrare un marchio altrui come nome a dominio”.

Poi ci sono i vari marchi di qualità, il Dop, “certifica che il prodotto sul quale è apposto abbia determinate caratteristiche qualitative e/o sia stato prodotto seguendo determinati procedimenti”, l’Igp, “almeno una fase del processo produttivo deve avvenire in una specifica area”, e l’Stg, “, si rivolge a prodotti agricoli e alimentari che abbiano una "specificità" legata al metodo di produzione o alla tradizione di una zona”.

La qualità arriva dopo la registrazione del marchio, “per cui occorre effettuare un deposito presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) del Ministero dello Sviluppo Economico”.  Non tutto si può registrare, ma buona parte sdì. “Possono costituire marchi d’impresa tutti i segni – rappresentabili graficamente – idonei a distinguere i prodotti o i servizi di una impresa da quelli altrui. “Parole, disegni, lettere, cifre, suoni, forme del prodotto o della sua confezione, combinazioni o tonalità cromatiche: tutto però deve essere dotato di novità, capacità distintiva e liceità”.

C’è poi il passaggio successivo: registrarsi per difendere il proprio prodotto all’estero: “I diritti di uso di un marchio sono validi esclusivamente nel territorio dello Stato nel quale è stata effettuata la registrazione. Per questo – spiega lo Eruope Direct – si può prendere un marchio europeo, l’Euipo, che costa 850 euro per il deposito elettronico (e-filing) o 1000 euro in caso di deposito della domanda in formato cartaceo. Il marchio vale dieci anni. Poi c’è il marchio internazionale, con un'unica procedura amministrata dall'Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (OMPI) che vale per 97 Paesi”. Per ogni dubbio ci si può rivolgere allo sportello Europa della provincia di Fermo o alla Camera di Commercio.

@raffaelevitali 

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