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Vaciago: "Recessione e crisi, il doppio binario che strozza l'Italia". L'urlo di Fermo: "Da soli non ne usciamo"

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Giacomo Vaciago all'assemblea di Confindustria con Vincenzo Boccia per dare il là al mandato di Giampietro Melchiorri: "Dobbiamo ripartire dai due valori fondanti dell’Europa: cooperare con i tuoi, competere con gli altri".

FERMO – Una cornice regale, nel cuore del capoluogo, con una terrazza che domina il Fermano e che guarda verso l’orizzonte, quello che per gli imprenditori è sempre un passo più in là di quello che ha raggiunto. Si sono ritrovati a Villa Vinci gli imprenditori associati a Confindustria Fermo per parlare di Brexit, di sanzioni, di ripresa, di Europa, di Italia e di economia reale. Tante parole, in quasi tre ore di assemblea gestita da Barbara Capponi, volto e mente economica del Tg1, in cui sono intervenuti i vertici economici e politici.

L’ECONOMIA

Vincenzo Boccia, presidente Confindustria: “Vittorio Merloni diceva: una società migliore non può essere chiesta a nessuno, deve essere fatta da noi stessi. Questo era Merloni, questi sono i nostri valori. Ripartiamo da Fermo per sognare un grande paese industriale”.

Giacomo Vaciago, economista: “La Brexit è più grave di ogni episodio di terrorismo. Le torri gemelle sono costate 80miliardi di dollari agli Stati Uniti. Ma il fatto non ha lasciato traccia nella crescita. Il terrorismo ammazza innocenti, ma non cambia i destini di un Paese, il modo di vivere e le prospettive. Brexit è più pericolosa. Significa che l’Europa l’abbiamo sbagliata e conviene uscire. Carlo Cipolla attribuiva come difetto agli italiani il fatto che siamo abituati a trovare capri espiatori. Londra lo ha fatto con Bruxelles. La ripartenza non riesce? Inutile dare la colpa fuori, alla Merkel o alla strage di turno. Per riuscirci servono buon mercato e governi capaci di cooperare son le soluzioni”.

Giampietro Melchiorri, presidente Confindustria Fermo: “Le imprese europee corrono, a Fermo però non ci siamo mai arresi. Presidiamo nicchie di mercato. Siamo presenti ovunque nel mondo. Siamo migliori ambasciatori del manifatturiero italiano. Ma non basta più. Abbiamo sempre puntato sulle nostre forze, ma ora serve un sostegno da fuori”.

Andrea Santori, past president Confindustria Fermo: “Per me quando c’è lo 0 davanti alla virgola alla voce crescita, siamo al negativo. Il distacco Italia – Germania aumenta, a noi servono 50anni per raggiungerla. L’Istat parla di +0,1 con dati negativi per il settore pelle, ma positivi per apparecchi e farmaceutica. Ma se un imprenditore presenta un bilancio con la crescita dello 0,1 in banca non ottiene che critiche”.

Bruno Bucciarelli, presidente Confindustria Marche: “Sono quattro trimestri che cresciamo leggermente. Sia mercato interno che export. Siamo felici, ma poi sono arrivati gli attentati e la Turchia e tutto cambia. La strada che stiamo percorrendo, però, è quella giusta: fare squadra con le istituzioni, con le università e tra imprenditori, che devono aggregarsi”.

Graziano Di Battista, presidente Unioncamere: “La tutela del made in e la battaglia contro le sanzioni sono due punti da affrontare con forza. Possibile che quando si è parlato dell’olio turco e della deroga non abbiamo saputo mettere sul piatto anche il nostro bisogno?”.

Giacomo Vaciago: Dobbiamo ripartire dai due valori fondanti dell’Europa: cooperare con i tuoi, competere con gli altri. Cooperazione è bene comune, competizione è vinca il migliore sul mercato. L’Italia vive due fasi: recessione e crisi per noi. La prima è un temporaneo calo di domanda mentre la crisi è perdita di potenziale. Solo Eurozona vive questa anomalia, gli altri Paesi dopo la crisi sono ripartiti”.

Il quadro dell’economia di zona che esce dall’assemblea è di ‘difficile presente’ ma ‘fiducioso futuro’. Un quadro però che necessita del supporto della Politica, quella che si è seduta in prima fila, davanti a chi gioca l’altro ruolo chiave: la banca. I vertici della Carifermo hanno ascoltato, hanno preso appunti, sanno esattamente cosa chiede il sistema, ma come ha detto Vaciago “senza credito bancario un’azienda sana non cresce, ma con credito eccesivo sopravvive chi non merita”.

LA POLITICA

Mara Di Lullo, prefetto di Fermo: “Trattati comunitari comprimono l’azione degli Stati membri? Una critica che cresce e che dimostra l’incapacità dell’Ue di far capire quello che ha fatto. La libertà di circolazione la si dà per scontata, come l’abolizione dei dazi. Poi c’è il problema migratorio dove l’Italia combatte da sola da anni e solo oggi riceve considerazione. Di certo, la Brexit deve essere di lezione. Il disegno europeo che ha consentito di creare un’area di pace non deve essere messo a repentaglio”.

Paolo Calcinaro, sindaco di Fermo: “Fermo deve ripartire riprendendo tante tematiche oscurate negli ultimi giorni. Come quelle della difficoltà di un territorio che risente della crisi nazionale. Perdemmo il treno delle risorse con la terza corsia, ora non lo abbiamo perso con i 70milioni dell’ospedale. Come Comune di Fermo ringrazio Confindustria per il lavoro che abbiamo potuto fare assieme e che continueremo a fare”.

Fabrizio Cesetti, assessore regionale al Bilancio: “Un anno fa annunciai durante la vostra assemblea il finanziamento dell’ospedale di Fermo. Opera voluta dal territorio, da me e da Santori. Ci fu un brusio nella sala. Qualche volta capita che la politica mantiene gli impegni. Un’opera fondamentale perché l’ospedale qui a Fermo non è solo una opportunità da cogliere per le imprese che faranno sinergia. È un’idea di futuro perché guarda al domani”.

Hanno ascoltato 150 imprenditori, la presindete nazionale di Assocalzaturifici Pilotti e alcuni sindaci tra cui il sangiorgese Nicola Loira, dentro la sala nobile di Villa Vinci. Si sono interrogati sul quadro fosco dei numeri di Santori, che con orgoglio parlando di Emmanuel, il nigeriano ucciso, ha rivendicato il Fermano che integra, che apre le porte delle imprese a persone di ogni angolo del mondo perché nella diversità si cresce; si sono convinti di avere scelto bene Melchiorri quando ha dettato le linee per una ripresa comune; si sono sentiti davvero tutti aquilotti, come il simbolo di Confindustria, quando Boccia ha ripreso il microfono e così ha chiuso: “Ho visto un mappamondo stupendo nella vostra biblioteca. Quel mondo è il nostro mondo. Qualcuno perderà, qualcuno vincerà. Quel mondo è fatto dall’Italia. Orgoglio di essere il secondo industriale dopo Germania. Rabbia, siamo il secondo anche se una impresa italiana paga il 30% di energia in più, il 20% di global tax e un costo del lavoro del 30% più alto. Rabbia di stare al secondo posto sapendo di essere primo. Eliminiamo il deficit di competitività e saremo i primi al mondo”. Applausi, brindisi e tutti di nuovo in terrazza, ad ammirare l’orizzonte. 

@raffaelevitali

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