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Via le sanzioni e più incoming. La ricetta della Cna Fermo: "Sgravi per assunzioni? Uno assume se ha ordini"

paolosilenzicna

Dopo la Russia c'è stato il vuoto, non ci sono altri sbocchi credibili per la piccola e media impresa artigiana. Quello che si diceva della Cina in un primo momento, lo sentiamo dire oggi anche dell'Iran.

FERMO – Il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, è in Iran per aprire e consolidare i rapporti con uno stato che per le nostre imprese potrebbe rivelarsi importante. Nel mentre, però, il presente si chiama ancora Russia, paese in crisi più per colpa nostra, dell’Europa, che per problemi suoi interni. E se la Russia frena, le scarpe restano nelle scatole, con un grave danno per il distretto fermano macerataese. Numerose le analisi e gli appelli nelle ultime settimane. A questi si aggiunge quello degli artigiani fermani, guidati da Paolo Silenzi che partono dalla base: le sanzioni. “Si sta dimostrando uno dei primi casi in cui le sanzioni fanno più male al sanzionante che al sanzionato” sottolinea il presidente provinciale Cna Fermo.

“Qualcuno sostiene che non si possono togliere le sanzioni per vendere alla Russia quattro paia di scarpe: questo, oltre che grave e irrispettoso del lavoro di un intero comparto produttivo che è tra i principali motori del nostro sistema economico, significa non rendersi conto della realtà. I calzaturieri non vogliono alcun tipo di elemosina, non è con eventuali soluzioni una tantum o addirittura cosiddetti fondi straordinari che si risana una situazione di pericolosa incertezza come quella attuale. Bene gli sgravi per le assunzioni, ad esempio, ma per assumere dobbiamo avere commesse e ordini”.

E per far tornare gli ordini, bisogna far tornare i compratori: “Servono politiche di incoming, piuttosto che finanziare la partecipazione a fiere scarsamente utili”. Un messaggio in controtendenza con quanto messo in campo fino a oggi dai vertici nazionali della categoria, che continuano a investire milioni di euro e a incentivare la partecipazione, con sconti a chi più viaggia, a fiere in giro per il mondo.

Sulla stessa lunghezza d’ponda è Gianluca Mecozzi, Cna Federmoda: “Gli artigiani sono costretti a lavorare sottoprezzo per restare a galla. Ma fino a quando? Si può fare per due o tre mesi, ma poi i nodi vengono al pettine. Dopo la Russia c'è stato il vuoto, non ci sono altri sbocchi credibili per la piccola e media impresa artigiana. Quello che si diceva della Cina in un primo momento, lo sentiamo dire oggi anche dell'Iran. E il risultato sembrerebbe marginale. Il mercato interno vive ancora un momento delicato, con segnali di ripresa ancora troppo deboli per questo comparto, i negozi multimarca stanno scomparendo: è possibile mettere in vetrina scarpe a non più di 50 euro e dire che sono made in Italy? Direi proprio di no”. 

r.vit.

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