Calzaturieri in crisi, le ricette devono partire da Roma. Melchiorri: "Non esistono mercati pronti e alternativi alla Russia"

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Il presidente dei calzaturieri di Fermo, prossimo numero uno di Confindustria Fermo: "Se si ferma il calzaturificio poi si ferma la filiera. E con la filiera si ferma l’edilizia, perché chi compra un appartamento? Non certo un operaio a rischio posto”.

di Raffaele Vitali

MONTEGRANARO – 300 posti a rischio e 13 aziende verso la chiusura dopo l’estate secondo i sindacati. È messo così male il calzaturiero?

“Il settore non sta bene e noi sono mesi che lo diciamo. Perché già a inizio anno, quando abbiamo cominciato a vendere la collezione autunno inverno 2016, abbiamo capito che il 2016 sarebbe stato un anno di quelli negativi. Nei primi tre mesi si segna il fatturato dell’anno. Settore a rischio”.

Come si esce da questa situazione, ora che sappiamo di essere a rischio?

“Non é semplice trovare una soluzione. Il problema va analizzato a fondo e insieme. In questo momento dobbiamo fare unione e non gli imprenditori solitari. Solo così le istituzioni capiranno che ci possono aiutare con la politica. Il problema non è in Regione, ma a livello nazionale”.

Quali i nodi?

“Siamo ultra tassati, siamo penalizzati dalla perdita dei mercati dovuta a decisioni politiche. Diciamo con forza: la Russia non l’abbiamo persa per crisi economiche, ma per decisioni politiche internazionali”.

Fermano sovra esposto in Russia, però.

“Il Fermano è terra di export e quindi siamo più a rischio degli altri. Se le esportazioni calano, nelle imprese del territorio viene a mancare il lavoro. Tredici aziende in difficoltà e dopo le ferie a rischio ci saranno questi posti. E se si ferma il calzaturificio poi si ferma la filiera. E con la filiera si ferma l’edilizia, perché chi compra un appartamento? Non certo un operaio a rischio posto”.

E voi non avete colpe?

“Parliamoci chiaro: il nodo non sono le collezioni o i prezzi. Basta raccontare questa favola. La colpa è di chi non ci tutela. Non si può pensare solo all’innovazione, noi siamo manifatturieri. E allora, quale è l’innovazione per noi? Un guanto bionico mentre faccio la scarpa? Possiamo innovare la rete commerciale, ma non possiamo risolvere problemi andando solo dietro l’innovazione. Anche lo Stato deve tutelarci. Sia anche lo Stato innovatore e magari ricominci a riempire i serbatoi delle auto delle forze dell’ordine, così possono aiutarci almeno proteggendoci”.

La crisi e poi la morte. Come si vive da presidente dei calzaturieri?

“Le associazioni ci sono per aiutare chi è in difficoltà. Lo devono ricordare gli imprenditori. Se qualcuno ha dei problemi, è bene che ne parli dentro l’associazione. Non so se troviamo la soluzione, ma ci impegniamo a proteggere l’impresa. Lo Stato anche su questo non ci aiuta: prima la cassa integrazione si chiudeva dentro Confindustria, ora bisogna andare all’Inps. Più burocrazia, più difficoltà”.

Ci sono mercati che crescono?

“La Corea è un mercato emergente. Non pronto. Quindi non risolve i problemi di una azienda. Quindi investirci potrebbe dare un domani fatturato e lavoro. Il Giappone è invece un mercato maturo che vive di alti e bassi. Dimentichiamoci anche qui i fatturati del 2000, ma preso con il prodotto giusto e del prezzo, con il cliente che va coccolato, non va sottovalutato”.

Nessuno sostituisce la Russia, come fa una azienda a pensare che può sopravvivere?

“La risposta non c’è. Al di là degli sfoghi, serve determinazione e cercare di investire nell’azienda stessa, come stiamo facendo da diverse stagioni nelle collezioni e nei mercati nuovi. E se necessario va riposizionata e ridimensionata in base al lavoro”.

@raffaelevitali