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Calzaturiero fermano in crisi. Cisl e Cgil: "A rischio trecento posti di lavoro dopo l'estate"

sindacalisti

“A livello regionale – continuano i due sindacalisti Cisl – ci chiedono quali siano le richieste del territorio, quali potrebbero essere le proposte da fare per fronteggiare questa crisi assoluta. Invece qui nel territorio si parla solo di conto-terzismo e di straordinario".

FERMO – Non è facile farlo con aziende che in media hanno 10 dipendenti, ma il distretto calzaturiero del Fermano ne ha bisogno: serve una contrattazione territoriale.

A dirlo, da tempo, sono Luca Silenzi, Filctem Cisl, e Cristiano Fiori, Femca Cisl, (leggi) che insistono, dopo circa tre mesi, sulla necessità che “anche i comuni del territorio rompano questo silenzio assordante”. Le previsioni drammatiche di qualche settimana fa sono oggi confermate: “In crisi ci sono 12-13 aziende e, dopo l’estate, potrebbero essere circa 300 (numeri forse sottostimati) le persone che rischiano il posto di lavoro. Un tempo il mese di luglio era il periodo di maggior lavoro per il settore moda, tant’è che le vertenze che seguivamo erano tutte pressoché individuali, per stress, per troppo straordinario. Siamo solo al 7 di luglio oggi e già seguiamo vertenze collettive”.

A questo si lega ancora l’incertezza sul Fondo di solidarietà bilaterale. “E’ stato approvato finalmente – proseguono Silenzi e Fiori – ma ancora non si capisce come debba funzionare o concretamente come debba partire. Domani proveremo ad avere chiarimenti. Oltre il 50% delle aziende artigiane del Fermano ha finito i soldi per i 3 mesi di cassa integrazione in deroga”. Questo tipo di sostegno al reddito è stato ridotto quest’anno a tre mesi, mentre lo scorso anno erano circa 5 e, se si torna indietro al 2011/2012, il periodo di durata di questo sostegno al reddito era di 8 mesi.

“A livello regionale – continuano i due sindacalisti Cisl – ci chiedono quali siano le richieste del territorio, quali potrebbero essere le proposte da fare per fronteggiare questa crisi assoluta. Invece qui nel territorio si parla solo di conto-terzismo e di straordinario. Così si rischia una situazione ancora peggiore. Basta piangersi addosso. Vorremmo anche avere interlocutori, vorremmo che le aziende provassero ad accettare le nostre proposte. Siamo stanchi di sederci ai tavoli e parlare solo di cassa integrazione, mobilità, deroghe. Serve altro”.

Per questo motivo i due sindacalisti considerano il capitolo ammortizzatori sociali come “urlo di dolore e allo stesso tempo amore per il territorio”. “E’ per questo – concludono – che noi proponiamo una contrattazione territoriale, per poter attuare delle buone pratiche che vadano azienda per azienda, filiera per filiera, comparto per comparto, territorio per territorio. Solo così si può arrivare ad avere una sintesi che rilanci il settore. Oggi, 7 luglio, nel Fermano siamo ancora all’anno 0. La storia del nostro territorio è data da un foglio bianco che va riempita con delle proposte serie, per tutelare bilateralmente imprese e lavoratori”. Mentre racconta questo, Fiori ha in mano un foglio di giornale: “Vero che le sanzioni alla Russia hanno peso, come dice la Pilotti, ma rimbocchiamoci le maniche e ovviamo al problema con una progettazione territoriale. La Pilotti ha ragione quando parla di sgravi fiscali: non possiamo che essere d’accordo con lei. Aiuterebbero e molto”.

Chiara Morini

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