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Economia. Niente più dazi per le scarpe italiane in Brasile e nuovi accordi con l'Africa

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Tornando all’Africa, che per Simone Mariani, presidente della territoriale che guida il sud delle Marche è “un grande player del commercio mondiale”, si aprono nuove opportunità.

di Raffaele Vitali

FERMO – Il mondo sorride ai calzaturieri, e non solo. Direzione Africa, ma anche Oriente per Confindustria Centro Adriatico. Direzione Mercosur, ovvero Brasile e company, per i produttori di scarpe.

Due buone notizie nel giro di poche ore per l’economia che caratterizza il sud delle Marche. La prima è arrivata dopo la nascita, il 7 luglio, della zona di libero scambio continentale africana, la più grande del mondo che mira a creare una zona priva di tariffe doganali per prodotti e servizi analoga a quella dell’Unione Europea. A questo è seguito l’accordo siglato da Confindustria Assafrica

La seconda è invece ufficiale ed è l’accordo siglato tra Unione Europea e Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) sul trattato commerciale, che pone fine a vent’anni di negoziati e cancella i dazi doganali sulle calzature. Considerando che questa zona del mondo vale 15milioni di export per i calzaturieri, con una crescita del 58% negli ultimi 10 anni e dell’85% in valore, si comprende il potenziale che si potrebbe sprigionare. I dazi fino a oggi applicati, l’eliminazione non sarà immediata, hanno raggiunto il 35%, impedendo così l’accesso a molte imprese italiane, nonostante il desiderio di Made in Italy di quella zona. “Era una nostra priorità, da anni ci battevamo a Bruxelles per questo. devo dire grazie ai miei predecessori” commenta il numero uno di Assocalzaturifici Siro Badon.

Tornando all’Africa, che per Simone Mariani, presidente della territoriale che guida il sud delle Marche è “un grande player del commercio mondiale”, si apre un potenziale mercato di un miliardo di persone che sta vivendo una crescita del potere d’acquisto della classe media. “Vi sono infinite occasioni di sviluppo che queste aree offrono e che ci lasciamo troppo spesso sfuggire a vantaggio di altri Paesi più intraprendenti, come la Cina, ormai fortemente radicata, ma anche di nuovi players nel panorama internazionale, come Turchia, Iran e India. La maggior consapevolezza che i Paesi africani hanno delle loro potenzialità è palpabile” prosegue Mariani che lascia poi la chiusura al direttore Pier Luigi D’Agata: “L’Italia ha bisogno di ampliare i mercati ed i governi africani di strutturare i propri sistemi industriali. Occorre innestare cultura e modello industriale italiano: proprio nelle Marche è nato il modello delle PMI. Questo accordo è una risposta strutturale per lo sviluppo economico delle imprese marchigiane, portatrici di quel Made in Italy di qualità che anche in Africa è fortemente attrattivo”.

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