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Area di crisi, il potenziale è grande, ma i sindaci non l'hanno capito. Canigola: 'Occasione irripetibile'

Reacridiprov5

Chi è già pronta è Montegranaro, come ha ribadito l’assessore Perugini durante l’incontro in provincia, che ha messo già a disposizione la zona di Piane Chienti.

 

di Raffaele Vitali

FERMO - Falerone, Fermo, Magliano, Montegranaro, Petritoli, Grottazzolina, Porto Sant’Elpidio, Servigliano, Sant’Elpidio a Mare, Monte Urano, Montappone. Eccoli i sindaci che hanno già capito l’importanza dell’area di crisi complessa. Pochi, considerando che sono 32 i comuni fermani coinvolti. Sono loro i soli che hanno risposto alla convocazione da parte della presidente della Provincia, Moira Canigola, per parlare di quello da fare per non perdere l’occasione. Quella che viene identificata come la strategia chiave per il distretto calzaturiero, potrebbe diventare il volano di tutta la provincia. Chi è già pronta è Montegranaro, come ha ribadito l’assessore Perugini durante l’incontro in provincia, che ha messo già a disposizione la zona di Piane Chienti. Come pronti sono i sindacati e le associaizoni di categoria, sempre presenti ai tavoli.

Presidente Canigola, ha incontrato i sindaci, cosa vuole da loro?

“Vorrei che fossero attenti e presenti in queste fasi, non ci sarà modo di tornare indietro. Dobbiamo strutturare un progetto, anche se poi lo farà Invitalia, sule potenzialità”.

A che punto siamo?

“Stanno partendo le procedure che portano all’accordo di programma e poi ai bandi”:

Che fase sta vivendo il fermano?

“È questo il momento in cui si costruisce l’area di crisi, il progetto che sarà declinato e portato alle imprese e al territorio. È la fase della desiderata”.

Cosa devono indicare i sindaci?

“Nella riunione del 12 a Civitanova dovranno presentare le aree industriali e commerciali disponibili per nuovi capannoni o imprese e dire quello che c’è di disponibile”.

Aree pronte e non necessarie di varianti.
“Devono essere disponibili subito, cosa si può mettere a disposizione. questa la richiesta di Invitalia”.

Primo passo, poi?

“Non si tornerà indietro, si parlerà di altro. Magari di bandi”.

Primo incontro con dieci sindaci, delusa?

“Un po’ sì. Vero che c’erano tutti i comuni più grandi e il distretto calzaturiero. Ma dobbiamo parlare di territorio. La crisi è dei calzaturieri, ma non è che i vantaggi non possano riguardare altre zone”.

Non è solo per il distretto il vantaggio?
“I comuni coinvolti sono 32, si parla di Valdaso e di Valdete, tolti i sei facenti parte dell’area di crisi complessa del Piceno. Quello che mi dispiacerebbe è che si arrivasse alla firma e all’applicazione dei bandi e dei comuni non colgono l’opportunità”.

Quindi l’invito quel è?

“Partecipare il 12 a Civitanova e poi agli altri incontri. Affinché questo progetto possa avere successo, occorre che tutti gli attori partecipino e diano il contributo. Così avremo un ritorno per istituzioni, imprenditori, lavoratori. Gli stakeholder sono tanti e devono giocare”.

Quindi appuntamento alla scuola Leonardo Da Vinci alle 11 per parlare con Invitalia e la Regione.

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