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L'altra faccia del turismo: cosa va e cosa no nel Fermano. Servono brand e collegamenti

swotturi

Un potenziale inespresso quello del Fermano, torna speso questa considerazione. Vecchi lo ricorda e chiede di investire nel mondo congressuale, “a Porto San Giorgio c’è un progetto per creare un’area convegni”, e nel turismo legato ai non udenti, sono 360milioni nel mondo.

di Raffaele Vitali

FERMO - Il futuro non si prevede, si crea. Parte da qui il Fermano nel costruire un nuovo turismo che da fenomeno di massa va trasformato in turismi legandosi allo shopping, alla religione, allo sport, ai congressi. Per farlo, chiaramente, servono infrastrutture, a cominciare dall’aeroporto che ora è stato affidato a Carmine Bassetti, nuovo Ad di Aerdorica, che scegli Fermo per presentare il suo piano di sviluppo del Raffaello Sanzio (CLICCA E LEGGI IL PENSIERO DI BASSETTI). Ma servono anche brand spendibili e progetti strutturati.

Gianluca Vecchi, presidente del sistema turistico fermano, un ente riconosciuto dal Mibact, apre le danze: “Sono otto i distretti turistici nelle Marche. Siamo partiti, siamo stati riconosciuti e ora stiamo riempiendo una scatola. Il distretto turistico vuole essere la casa degli operatori, delle associazioni e della politica”. Il punto di partenza è che “il turismo balneare non è più sufficiente”. La necessità di diversificare è impellente: “Dobbiamo far crescere il turismo straniero, che nel fermano è carente. Le aree interne lo hanno attratto prima del sisma e oggi lo stanno riabbracciando. Per attrarre turisti serve un aeroporto. Di certo, senza un collegamento aereo non andremo lontano”. Servono pacchetti turistici, una rete reale con i tour operator anche per evitare i 120 euro di taxi da Falconara a Fermo.

Un potenziale inespresso quello del Fermano, torna speso questa considerazione. Vecchi lo ricorda e chiede di investire nel mondo congressuale, “a Porto San Giorgio c’è un progetto per creare un’area convegni”, e nel turismo legato ai sordi, rendendo Fermo Deaf Friendly, “anche perché parliamo di un potenziale bacino di 360milioni di turisti non udenti”. Che turismo ci sarà senza strutture alberghiere adeguate? “È fondamentale, la Regione ha fatto dei bandi mirati, noi operatori dobbiamo fare la nostra parte”.

Linguista e pedagogista, il professor Nofri ha gestito nella sua vita strutture alberghiere a Roma. E parte da un’analisi Swot che mette a confronto i punti di forza, “dalla qualità delle acque all’enogastronomia”, con quelli di debolezza come “la debole capacità di fare networking ma soprattutto la bassa percentuale di presenze straniere per assenza di pacchetti turistici”.

Le potenzialità ci sono: “Gli attrattori non mancano, ma se non diventa un pacchetto è un attrattore che non produce effetti”. Da qui le opportunità come “il trasformare attrattori in prodotti in modo da creare nuovi flussi. Il 49,7% pesano gli stranieri in Italia, nelle Marche siamo al 18%, il Fermano si ferma all’11%. Sono questi dati del 2017. Abbiamo un vero problema”. Chiarimento necessario, per fare strategie, è quello tra escursionisti e turisti: “Il primo viene e non pernotta, il secondo si ferma almeno una notte. Gli escursionisti sono quelli che producono un alto impatto ambientale e un basso impatto economico. È facile una volta portati qui farli restare, il complicato è farli arrivare”. C’è anche il mondo religioso: “Dove andavano i 4milioni di visitatori della Basilica di Loreto, diventati negli ultimi anni poco meno di 3? Dobbiamo intercettarli e diventare bravi come Assisi”. Avere più turisti significa avere degli hub efficienti: il primo è l’aeroporto di Falconara (480mila passeggeri), il porto di Ancona (1milione di passeggeri) e poi l’A14 (40mila veicoli al giorno tra Ancona e Pedaso, ovvero 14milioni di veicoli l’anno). Proprio sull’autostrada bisogna lavorare, per intercettare chi da nord va verso sud. “Pensiamo a pacchetti stop&go con un pernotto, promozionandoli nelle tre uscite fermane dell’A14 in collaborazione con le stazioni di servizio” prosegue Nofri.

Lavorare su zone che già amano le Marche, da Bruxelles a Berlino, passano per Monaco e Londra. Accrescere gli accordi con le compagnie aeree e con le crociere, accrescere l’uso di shuttle e auto a noleggio. Tanto da fare. Il punto però è come promuovere il territorio: Dobbiamo pensare a dei brand, dividendo tra branding e co-branding. “La Riviera Fermana, la Shoes Valley e l’Education Valley sono tre brand. Poi ci sono i co-branding: bandiera blu, via della seta e dei Fenici, i Borghi più belli d’Italia, Dieta Mediterranea e Fermo Learning City (sono 200 nel mondo), che ad esempio apre spazi nel circuito Unesco di promozione, come la tre giorni a Roma con il salone internazionale del turismo Unesco”.

Cosa serve? Portale internet multilingue con un booking engine; partecipare a fiere mirate, non solo alla Bit; organizzare educational tour; fare del Fermano una location di film; grandi eventi. Il finale di Nofri è orgogliosamente fermano: “Partire dal Fermano per vendere l’Italia. non basta vendere Fermo, bisogna diventare la base di partenza per esplorare la Regione e le altre grandi città d’arte”. Per riuscirci tour operator e agenzie devono diventare parte in causa: “Viaggi aerei e soggiorni rapidi si prenotano per il 44% online. Ma quando si cercano pacchetti e servizi integrati vince il tangibile, l’offline”. Come tangibile sarà ua delle mosse: “Vogliamo creare un corner dentro l’aeroporto dedicato al fermano, stimao dialogando con Bassetti, presto chiuderemo l’accordo” concludono vecchi e Nofri, convinti che la riscossa dela piccola e bella provincia sia appena iniziata.

@raffaelevitali

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