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Distretto calzaturiero, non c'è la ricetta perfetta. D'Erasmo: strade diverse per terzisti e produttori

scarpa lavoro

Il presidente del Centro Studi Carducci pronto a collaborare con lo studio Eurispes in fase di preparazione su richiesta di Assocalzaturifici e Camera di Commercio delle Marche.

FERMO – Come affrontare la crisi del distretto e soprattutto come uscirne? In attesa che l’Eurispes, il centro di ricerche per eccellenza italiano fotografi il presente e indichi il futuro, come chiesto da Assocalzaturifici e Camera di Commercio delle Marche, è il Centro Studi Carducci a dettare la linea. Il presidente Fabio D’Erasmo, che alla Politecnica è cresciuto a pane ed economia, ha le idee chiare. “Crediamo molto nello studio dell’Eurispes, crediamo nel Tavolo per la competitività e sviluppo nato in Provincia che ha saputo unire figure diverse, crediamo che serva davvero una linea forte e chiara da seguire per cui noi ci mettiamo a disposizione” introduce D’Erasmo.

Il nodo chiave è riassunto in poche righe: una delle metamorfosi più importanti del distretto è legata al fatto che ai molti piccoli marchi locali che si sono spenti durante i diversi cicli di crisi, non ha fatto seguito la creazione di nuovi marchi e di fatto il distretto fermano, da comunità di produttori, rischia lentamente di trasformarsi in Territorio di ottimi opifici altamente specializzati nell’attività conto terzi. “A questo punto, la domanda a cui tutti insieme bisogna trovare una risposta è la seguente: il futuro del distretto è quello di una Terra di Marchi proprietari o di Terzisti altamente specializzati?”. Ovviamente D’Erasmo e il Centro Studi Carducci danno anche delle risposte, diversificate in base alla tipologia aziendale che non ha più niente a che vedere con quella degli anni’50 quando il modello Marche di sviluppo senza fratture si è consolidato.

“Se pensiamo al mondo delle imprese che svolge prevalentemente lavoro conto terzi, serve prima di tutto individuare due strategie: una per attrarre investimenti e ordini da parte delle grandi griffe italiane ed europee e una per coordinare i fattori della produzione presenti nel distretto. Se invece pensiamo al mondo delle imprese che ha marchi proprietari, serve prima di tutto individuare una strategia volta ad aggredire i mercati internazionali, a valorizzare al meglio le leve del marketing e del branding. Di certo, per entrambe, è indispensabile ragionare su una pianificazione di medio lungo periodo volta a favorire una crescita dimensionale delle imprese del distretto per arrivare ad un sistema produttivo dotato di una struttura mediamente più grande e più solida, ma anche la capacità di individuare una strategia per attrarre investimenti in equity”. Un pacchetto interessante e complesso che andrà ad arricchire lo studio dell’Eurispes ma che soprattutto dovrebbe diventare una linea guida per politica e imprese.

A questo, D’Erasmo aggiunge i punti classici, ma non per questo meno importanti: “L’affermazione del “Made in” che non è un requisito di sviluppo, ma un pre-requisito senza il quale tutto il resto rischia di essere vano. Il costo del lavoro: la riduzione sarà efficace solo se lo sgravio fiscale sarà inserito all’interno di una visione strategica che permetta di investire le risorse liberate in progetti di sviluppo di nuovi servizi e di revisione dei processi”. Infine, la digital transformation: “La virtuosa sinergia fra il mondo della formazione e quello del lavoro è la chiave di volta per governare la quarta rivoluzione industriale in ottica di avere non solo una Manifattura 4.0, ma anche e soprattutto un lavoro e dei livelli di benessere e di coesione sociale anch’essi 4.0”.

r.vit.

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