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Confindustria Fermo, due sole richieste ai futuri sindaci: appalti locali e nuove aree industriali

mariani melchiorriaquila

Domenica si vota a livello locale. 23 amministrazioni fermane sceglieranno il loro sindaco. Realtà molto diverse, si va dalla capitale della calzatura ai piccoli comuni a ridosso dei Sibillini. Ognuno, però, a suo modo può giocare un ruolo da protagonista per la ripresa del territorio.

Cosa serve a un imprenditore, in primis ai piccoli che caratterizzano la nostra provincia? Da questo interrogativo devono partire i futuri sindaci, cercando di guidare un’amministrazione che sappia leggere le richieste delle imprese, che poi significa leggere le richieste di chi dà lavoro e porta benefici sul territorio.

Domenica si vota a livello locale. 23 amministrazioni fermane sceglieranno il loro sindaco. Realtà molto diverse, si va dalla capitale della calzatura ai piccoli comuni a ridosso dei Sibillini. Ognuno, però, a suo modo può giocare un ruolo da protagonista per la ripresa del territorio.

“Due punti sarei contento diventassero una guida per i futuri amministratori” sottolinea Giampietro Melchiorri, numero due di Confindustria centro Adriatico. Il primo riguarda il settore produttivo dell’economia, il secondo quello legato al mondo dei lavori pubblici.

“Per essere competitivi servono ambienti adeguati. Penso alle zone industriali dei due distretti della moda che ci caratterizzano: calzaturiero e cappello. Servono zone industriali e commerciali ben fatte, attraenti che invoglino gli imprenditori anche a diversificare le produzioni. Invece le nostre zone industriali sono ferme da decenni. Per sbloccarle servirebbero anche piani comuni tra amministrazioni differenti ma confinanti. Oggi, se uno volesse diversificare o ampliare la produzione si scontrerebbe con vincoli e burocrazia, quando servirebbero risposte rapide”. Gli esempi non mancano: “A Civitanova Marche, non Milano, nella zona industriale ci sono concessionarie, autotrasporti, ristoranti, rifornimenti, carrozzieri, gommisti, accessoristi e qualche calzaturiero: questo è creare realtà dinamiche e attraenti. Certo, loro hanno il casello dell’A14 e la superstrada, ma i comuni fermani non sono poi così lontani. Ci sono imprenditori pronti a investire, dando magari fiducia alle idee dei figli, ma la volontà va accompagnata dalle scelte politiche”.

Il secondo punto è invece legato ai lavori pubblici, agli appalti. Una sola deve essere la linea guida dei futuri sindaci secondo gli industriali: far lavorare le imprese del posto. “Anche se dovessero costare cento euro in più. Parlo da imprenditore: sarebbero soldi investiti, non sprecati. Se in un appalto da centomila euro cerchiamo il ribasso maggiore e non la vicinanza dell’impresa, commettiamo un errore. L’azienda locale che guadagna poi paga i dipendenti che spendono sul territorio. È determinante questo circolo virtuoso. Non è solo questione di asfalti, sia chiaro. Pensiamo anche alla gestione dei rifiuti, che stiamo appaltando a ditte sempre più lontane. E poi ci sono le manutenzioni, gli impianti, le forniture”.

Le richieste, quando si avvicinano le elezioni, diventano tante e pressanti. “Noi – prosegue - ne abbiamo scelte due, sapendo che già gli artigiani in queste settimane hanno presentato le loro indicazioni. Più input possono solo aiutare una amministrazione a essere una ‘buona amministrazione’. Siamo aperti al dialogo, al confronto, anche telematico, ma per questo servirebbero altre infrastrutture, immateriali e sul nostro territorio non più rinviabili”.

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