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L'ingegnere Frontoni porta il Fermano nel futuro: 'Vi spiego l'app SmartMarca, il virtuale che aiuta il reale'

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Un’applicazione per smartphone finanziata da più enti e realizzata per Marcafermana dall’Università Politecnica insieme ad altri professionisti del territorio.

di Raffaele Vitali

SERVIGLIANO – Parte da Servigliano l’era del Fermano 4.0 voluta con forza da Stefano Pompozzi, presidente di Marcafermana. Un’applicazione per smartphone finanziata da Regione Marche, Camera di commercio, Carifermo e realizzata dall’Università Politecnica insieme ad altri professionisti del territorio. Tra di loro, in testa, il professor Emanuele Frontoni, l’ingegnere che crea un mondo parallelo fatto di realtà aumentata, per vivere i più bei dipinti delle pinacoteche, e virtuale, si viaggia tra ai borghi con un visore.

Frontoni, che cos’è SmartMarca?

“Un sistema innovativo a livello nazionale. Lo è perché misura l’impatto della tecnologia sui visitatori. Tutti i contenuti che usiamo, se navighiamo il Licini o il Rubens in realtà aumentata, se viviamo un borgo in realtà virtuale, se passeggiamo guidati da dikon, tutto è tracciato nel rispetto della privacy ma permette di comprendere se le soluzioni sono apprezzate”.

Ingegnere, perché ci crede?

“Da un lato per la complessità di muoversi nel Fermano. Non possiamo ammettere di essere così ricchi di cartellonistica. Penso ai bambini, che apprezzano la capacità di navigare lo spazio e vogliono sapere sempre qualcosa in più. Dall’altro lato c’è il tema di misurare, soffriamo ancora il mille per gli organizzatori e i cento per la questura. Fosse anche solo per misurare l’impatto di un’offerta turistica o il peso dell’evento, l’App sarebbe già un risultato”.

A chi vi rivolgete?

“Mappare il territorio in realtà virtuale permette di avvicinarsi anche da lontano. Ci scrivono da Southampton, dal sud dell’Inghilterra che vivevano qui, perché figli di soldati che erano stati nel campo di Servigliano e navigano il fermano in lingua inglese grazie all’app. Per la prima volta tutto è bilingue dentro l’applicazione. L‘accoglienza multilingua è difficile sperare che faccia parte delle persone fermane in breve tempo, l’App è una mediazione”.

Un sistema per attirare da lontano, più che per i turisti locali. Quindi immagina una promozione lontano dall’Italia?

“Nel progetto c’è anche questo. Siamo a metà del guado. Il primo risultato rilevante è l’App che parte, è unica nel suo genere. Poi è chiaro che vogliamo attirare persone che guardando dall’App poi vogliano venire, trovando aiuti in un territorio in cui è difficile muoversi e farsi capire”.

Cosa trova chi usa l’App?

“Bisogna indossare occhiali di realtà virtuale e posizionarsi in ogni piazza dei centri storici del Fermano. Ogni luogo è virtuale e poi c’è, novità, la visita virtuale al parco archeologico di Falerone. C’è una ricostruzione tridimensionale completa scientificamente valida in cui si vedono cose che neppure si potevano immaginare”.

Servirà?
“Per un bambino diventa così tutto più comprensibile. Poi ci sono i dipinti. Licini non è banale da capire. Guardandolo con il cellulare avremo spiegazioni che ci faranno comprendere il pittore e la sua opera. E così per il Rubens. Poi, non dimentichiamolo, ci sono le informazioni base del turismo: cosa fare, mangiare e non perdere durante una visita sul territorio”.

Tornando ai Dikon, come funzionano?

“Sono emettitori. Mentre passeggi per i Sibillini ti arriva una notifica che ti dice ‘guada su, guarda là’. È un modo per stimolare azioni mentre uno cammina e passa”.

Quindi, come muoversi per usare il nuovo sistema?
“Scaricare l’App, avere il Bluetooth acceso, un visore, che il 70% dei giovani (fino ai 35 anni) ha con sé. Chi avrà quello di Marcafermana avrà un elemento distintivo, tutti lo vorranno trovare”.

Il Fermano è una terra di turismo familiare o anziani, come si concilia la tecnologia con questo target?

“Il nostro è un turismo familiare. E proprio a questi parliamo. O noi stimoliamo il giovane figlio a non rompersi le scatole o andiamo via subito dal territorio. La mia di otto anni o fa qualcosa di interessante o si annoia e protesta. Quindi o gli do un giochino sul cellulare, e mi diventa dipendente, o la coinvolgo nelle passeggiate. L’App va su questa strada: tutti coloro che portano tecnologia nel nucleo familiare partono dai giovani”.

Servirà per un rilancio dei comuni colpiti dal sisma?

“E’ un inizio, guardiamo quello che possiamo fare senza fermarci, sapendo però che da oggi possiamo con questa App guardare anche a quello che c’era e non ci sarà più. SmartMarca è anche una potenziale memoria”.

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