05262019Dom
Last updateDom, 26 Mag 2019 5pm

facebook gplus 32 twitter  RSS icon

Iscriviti al nostro canale Youtube

Intervista a Diego Della Valle: 'Crisi? Unica ricetta è il lavoro. La Tod's farà lavorare sempre più imprese del distretto'

ddvsortide

L'assemblea approva il bilancio con 68milioni di utili. Spunti di rifessione dal referente del fondo Arca: noi siamo con voi, ci piace la strategia con cui affrontare le difficoltà del mercato, ma non si perda il Dna dell'azienda.

di Raffaele Vitali

SANT’ELPIDIO A MARE – Al completo, non manca nessuno dei componenti del Cda al tavolo nel giorno dell’assemblea della Tod’s aperta come sempre dal presidente Diego Della Valle. Una mattinata che vive su due piani, il primo è quello dell’assemblea, delle votazioni e della discussione con i soci e le loro osservazioni. La seconda è il dialogo con i giornalisti di un patron in forma, sorridente e pronto a rispondere su ogni tema, che fosse il governo gialloverde o la crisi del distretto fermano.

L’INTERVISTA

Diego Della Valle, partiamo dal mercato interno: come sta?

“Le nostre aziende andavano sostenute prima con operazioni corporative nella penetrazione dei mercati. Servivano mezzi per andare nel mondo al meglio spendendo meno. ma andava fatto 10-15 anni fa. Oggi le aziende subiscono, soprattutto le piccole, le grandi in media resistono. Solo che serve velocità. Quando chiude una piccola fabbrica si perde la capacità degli artigiani. Non è un’azienda chimica, dove devi rifare un impianto. Qui si perdono professionalità, anche a livello di tutoraggio verso i giovani. Giro il mondo, quello che vedo è che quando si parla dell’Italia, la sua qualità e life style sono una garanzia”.

L’e-commerce per lei presenta dei rischi?

“Nel nostro caso no, per noi è un incentivo e un mercato in più. può diventare un problema per certi negozi, non in Italia. ma in alcune parti del mondo il commercio elettronico è il primo sistema di acquisto. Di certo non se ne può prescindere e noi ci stiamo attrezzando. Ci sono gruppi che accorpano piccole aziende. E proprio le piccole possono trovare una fetta di mercato sul web. Per le aziende giovani è una opportunità, perché hanno grandi prodotti ma magari non sono in posti al centro del mondo. Con la rete si fanno conoscere e possono vendere. Con qualche milione di fatturato una impresa vive bene e i giovani possono rimanere qui, pranzare dai genitori, e non trasferirsi al capo al mondo”.

Quale è il futuro del distretto fermano-maceratese di cui lei è un caposaldo?

“La via di uscita è solo il lavoro. Quello fa ripartire la macchina. Ma non arriva facilmente. Soprattutto le aziende piccole, spesso familiari in cui si lavora da mattina a sera, son in difficoltà. Ma non era loro il dovere di una strategia a lungo periodo. Oggi dobbiamo portare lavoro. E farlo in fretta. Ci sono aziende che non hanno ossigeno infinito. Io sono sempre in giro, ma sono nato e vivo a Casette. Vedere paesi che si spengono è un dispiacere enorme. Ai miei ho detto di cercare di far lavorare più aziende possibili. Trovare anche il modo, in alcuni casi di incentivare alcune di queste aziende che sono eccellenze a non mollare e a lavorare in modo diverso”.

Quale il suo ruolo nel futuro nella Tod’s?

“Sia chiaro: sto bene dove sto. Una volta ho detto due parole sono state male interpretate. Hanno detto che ro pure malato. Lavoro, sono sul pezzo. Ma così fa l’Ad Macchi e mio fratello. Un passo indietro? dipende cosa intente. Se mi dice che mi piacerebbe lavorare un giorno di meno a settimana e farlo in tempi brevi sono d’accordo. Ma da qui a mollare ne passa. Daremo sempre più spazio a chi lavora per noi, ma di certo io ci sarò. Per fortuna abbiamo davvero una qualità buona dentro l’azienda. Qui ci sono persone che alla bravura però sanno di dover abbinare il fatturato. Noi dobbiamo dare uno stipendio a 9-10mila persone”.

Meno utili, ma resta l’1% in progetti benefici.

“In realtà anche di più. C’è Mario Andrenacci che si occupa di questo. lo fa al meglio e fa un sacco di cose. Non solo il gruppo, anche la fondazione interviene. Ma niente di eroico”.

Guardano all’estero, lei ha restaurato il Colosseo, con non pochi problemi, come vede invece la gara di solidarietà per Notre Dame?

“Non è la prima volta che le aziende del lusso si muovono. Il successo di una impresa deve tornare la territorio, altrimenti non possiamo dirci complete”.

Lei ha realizzato la fabbrica ad Arquata dopo il terremoto, come sta andando?

“Quello non è un dono, è un investimento. L’ho detto anche prima: un territorio ha bisogno di lavoro per stare vivo. La gente non chiede regali, ma lavoro. Quella azienda produce e lo fa ad alto livello. La nostra intenzione è farla crescere. Ci lavorano tutte persone della zona, giovani. Quello che però vorrei, e per questo riprenderò a telefonare tra un mesetto, è che arrivassero altri imprenditori. Le persone hanno bisogno di vedere aprire aziende, fabbriche. Il senso di precarietà non fa stare bene soprattutto gli anziani. Se uno vede stabilimenti nuovi, sa che la vita resterà”.

Economia italiana ferma, cosa pensa del Governo?

“Non è il mondo dello 0, che cambia la situazione di un imprenditore. Usciamo dalla campagna elettorale, quello che bisogna fare va fatto. Serve una visione internazionale, anche quando si parla. Il mondo ci ascolta. Oggi abbiamo rapporti con tanti investitori italiani e in questo momento ci guardano preoccupati. Secondo me, e non è nulla di politico, i guai non arrivano da ieri. Quello che oggi si avverte è un senso di precarietà. Tutto sembra ridiscutibile, anche in modo retroattivo, questo comporta grande preoccupazione in chi vorrebbe investire in Italia. Alleggeriamo il clima da campagna elettorale, diciamo qualcosa che non fa piacere ascoltare ma cose vere e ricordiamoci che il mondo produttivo deve parlare in modo compatto con il Governo. Non si possono lasciare gli imprenditori in un angolo. Bisogna occuparsi delle fabbriche che devono lavorare e dei negozi che devono aprire. Fare quello che serve, senza regalie che piacciono solo ai debosciati. Il nostro è un popolo non abituato a regali, gli imprenditori pure, tranne qualcuno che poi se li è portati fuori Italia”.

Ultimamente lei parla poco, come mai?

“In realtà sto molto all’estero. E poi prendiamo atto che c’è un Governo che è stato votato. Vanno fatti lavorare e ne hanno il diritto. Se uno mi avesse chiesto un consiglio, avrei detto ‘magari vi hanno votato, ma se qualcuno non è tanto competente tenetelo a casa’. E potrebbe essere anche qualcuno fuori da una forza politica”.

leggi L'ASSEMBLEA 

 

VTEM Banners
VTEM Banners
VTEM Banners
VTEM Banners

Ponte di Rubbianello: cinque anni di nulla dopo il crollo

Bookmakers bonuses with www gbetting.co.uk site.