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WFC, più Bonisoli che Boccia. Il ministro rilancia le scuole tecniche: 'Nuovo canale di promozione del made in Italy: la cultura'

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Il messaggio dal World Footwear Congress: Abbiamo le fiere, ma abbiamo anche un’opportunità poco sfruttata: gli Istituti italiani di cultura. Se riusciamo ad abbinare l’industria con un discorso culturale, che ci dà leadership mondiale, avremo una marcia in più”.

di Raffaele Vitali

NAPOLI – Il World Footwear Congress mette a confronto le best practice mondiali, ma si apre anche alla politica, industriale e governativa. Si spiegano così i due interventi mattutini, il ministro Alberto Bonisoli e il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. Bene il politico, troppo vago l’imprenditore che perde di nuovo l’occasione di mandare messaggi chiari in favore di un settore importante per la bilancia commerciale italiana ma che necessità di politiche mirate. A parlare di made i Italy, ad esempio, è Bonisoli, così come di progetti legati al rafforzamento del comparto moda. Da Boccia solo indicazioni generali che hanno trasformato la sostenibilità del prodotto in un modus vivendi che deve abbracciare ogni momento della vita.

Digitalizzazione e sostenibilità non sono scontati per chi si occupa di calzature. Noi pensiamo che siano due dei più potenti fattori di mercato, soprattutto per l’Italia che deve avere delle ambizioni del suo ruolo mondiale nel settore calzaturiero” esordisce Bonisoli dopo il saluto del presidente della Cec Cleto Sagripanti. In prima fila ad ascoltarlo Annarita Pilotti e numerosi imprenditori del distretto fermano maceratese.

Bonisoli nel suo intervento, breve ma intenso, tocca diversi temi.  “Nel mondo dobbiamo rinforzare i tratti distintivi della nostra produzione. Industria 4.0, tecnologia e innovazione, processi tecnologici all’interno della filiera: questo serve abbinare all’originalità che ci rende più bravi”. Crede nelle ‘arti applicate’: “Per la prima volta avremo un’unità organizzativa che si occuperà di moda, design e grafica. Una rivoluzione per il ministero della Cultura, che guarda anche all’impresa. Noi puntiamo sulla promozione del made in Italy nel mondo. Abbiamo le fiere, ma abbiamo anche un’opportunità poco sfruttata: gli Istituti italiani di cultura. Se riusciamo ad abbinare l’industria con un discorso culturale, che ci dà leadership mondiale, avremo una marcia in più”.

Il ministro ambisce a dare sempre più peso al design: “Si sottovaluta quanto la cultura stimoli l’industria”. E poi i musei. “Ce ne sono pochi legati alla moda. Stiamo lavorando per creare un luogo di riferimento, partendo da Milano”. Infine, uno dei temi chiave per i calzaturieri: il ricambio generazionale: “Dobbiamo proteggere il patrimonio di competenze che è stato sviluppato, ovvero la cultura tecnica e del saper fare, i mondi che uniscono industria, artigianato e artista. In Italia stiamo affrontando la sfida del ricambio generazionale. Abbiamo migliaia di persone nelle aziende che ci danno leadership che stanno andando in pensione. A oggi non abbiamo ancora abbastanza giovani pronti a cogliere questa sfida”. Per questo servono figure tecniche, ma vanno convinti i giovani: “Quello che voglio sottolineare è che l’Italia non può perdere la sfida di rivalutare l’importanza del prestigio di chi vuole intraprendere una professione tecnica. Noi facevamo una distinzione tra tecnici e licei. Oggi abbiamo tanti laureati e una carenza concreta di figure creative, penso al modellista. Parliamo di migliaia di posti di lavoro. Ma dobbiamo rendere visibile l’importanza della cultura tecnica”.

Il presidente di Confindustria boccia ha ascoltato, poi ha preso parola. Era l’occasione per fare richieste mirate per il settore calzaturiero, in ogni sua parte. Era. “Sostenibilità significa sostenere lo sviluppo delle imprese, che sono la soluzione e non il problema. Significa mettere al centro delle politiche economiche il lavoro. La sostenibilità significa società inclusiva, collaborare con ogni parte interessata, aumentare le opportunità delle imprese. Poi voi unite sostenibilità con la digitalizzazione”. L’unico vero messaggio che riguarda gli imprenditori riuniti a Napoli è che “i mercati di nicchia sono globali, non dimentichiamoli”, ma non dà consigli, non promette aiuti, non spiega strategie.

Concorda con Bonisoli sulla necessità di incrociare l’impresa con la scuola, con la ricerca, con l’università: “Significa sapersi confrontare, che magari non è andare d’accordo, ma è avere spirito di comunità, è capir che in un momento delicato in termini di rallentamento economico bisogna unirsi e non dividersi, bisogna individuare soluzioni”. Non scrosciano gli applausi, anche perché come è arrivato il presidente se ne va e dei temi affrontati durante il World Footwear Congress, tanti e interessanti, gli resteranno gli articoli di giornale del giorno dopo magari da usare al meglio la prossima volta.

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