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Economia ferma in Italia, gli imprenditori chiedono tre misure: infrastrutture, credito e investimenti

vincenzo boccia

Come se non bastasse, anche Prometeia nel suo rapporto di previsione di marzo conferma al ribasso la crescita del Pil 2019 a +0,1% (a dicembre 2018 era +0,5%) e a +0,7% nel 2020.

FERMO – L’export è una speranza. Le parole del presidente di Confindustria Vincenzo Boccia sono lo zuccherino all’interno di un pasto amaro, quello che sta mangiando l’Italia, ferma in ogni voce di crescita. Il problema diventa ancora più grave guardando al Fermano, che vive di export, in primis di calzature e che si ritrova, dopo un trittico di fiere in giro per l’Europa, con più lacrime che sorrisi.

Il problema generale è che “l’economia italiana non crescerà nel 2019 e metterà a segno un esiguo +0,4% nel 2020” secondo il centro studi degli industriali. “Siamo a rischio recessione e solo l’export la potrà evitare”. Non è una ‘visione’ quella del direttore del centro studi, ma un’analisi di fattori: “La domanda interna risulterà praticamente ferma. A pesare è soprattutto una manovra di bilancio poco orientata alla crescita”. Il governo, avvertono gli industriali, “ha ipotecato i conti pubblici. Siamo a un bivio tra rincaro Iva o far salire il deficit pubblico al 3,5%". Per annullare il primo e fare la correzione richiesta sui conti servirebbero 32 miliardi di euro senza risorse per la crescita”.

Gli industriali temono il superamento del 3% nel rapporto deficit-Pil: "Sarebbe un segnale molto negativo per i mercati - avverte Montanino - il fatto che lo spread non si è richiuso significa che i mercati ci stanno guardando e continuiamo a essere sotto osservazione”. Sul 3% Boccia e company sono in sintonia con il ministro dell’Economia Giovanni Tria: “Dobbiamo aumentare il nostro tasso di crescita e intraprendere un percorso di riduzione del rapporto debito-Pil. Il deficit deve essere ridotto, ma riteniamo sia sotto controllo, anche se la situazione dell'Italia è tra recessione e stagnazione”.

Come se non bastasse, anche Prometeia nel suo rapporto di previsione di marzo conferma al ribasso la crescita del Pil 2019 a +0,1% (a dicembre 2018 era +0,5%) e a +0,7% nel 2020. Prometeia esclude l'ipotesi di una manovra correttiva, in parte perché "lo sforamento del disavanzo rispetto agli obiettivi potrà essere giustificato dall'andamento debole del ciclo, in parte perché la Commissione europea è in scadenza”. Tutto questo fa dire in conclusione al presidente Bocci: “Il rallentamento dell'economia costringe a reagire: bisogna passare dal contratto di governo al patto per lo sviluppo e l'occupazione perché il rallentamento globale ci impone di fare un salto di qualità”. Tre gli assi prioritari: “Infrastrutture, credito e crescita, intesa come riattivazione degli investimenti privati”.

Raffaele Vitali

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