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Cina, il mercato (del falso) che divide gli imprenditori. Mariani: prima le regole, poi gli affari

melchiorri mariani

Osservazioni e suggerimenti quelli del numero uno degli industriali del sud delle Marche: “Siamo preoccupati. La collaborazione bilaterale è sempre positiva, ma se si gioca alla pari".

FERMO – Mentre tutti brindano alla notizia di un volo aereo che collegherà le Marche alla Cina, il presidente di Confindustria Centro Adriatico, Simone Mariani, mette tutti in guardia dai rischi di accordi commerciali senza regole chiare con i cinesi. Un allarme che in realtà aveva avanzato, pochi giorni fa, anche il patron di Elica, l’ex onorevole Casoli.

Innegabile il potenziale della Cina, che ha anche un crescente numero di ricchi e quindi di interessati al bello prodotto in Italia. ma innegabile è anche il peso nel campo della contraffazione del Paese del dragone. E così, proprio mentre il premier cinese sbarca in Italia per parlare con il primo ministro italiano Giuseppe Conte e definire ‘La via della seta’, Mariani invia tramite lettera al Governo tutti i dubbi che attanagliano il mondo imprenditoriale e che fanno riflettere sul fatto che “la via della seta è preziosa, ma è ancora piena di buche e rischi”.

Osservazioni e suggerimenti quelli del numero uno degli industriali del sud delle Marche: “Siamo preoccupati. La collaborazione bilaterale è sempre positiva, ma se si gioca alla pari. E invece ci sono ancora alcuni aspetti rilevanti nei rapporti commerciali e investimenti che rischiano solo di penalizzare il nostro sistema imprenditoriale, che si parli di moda, meccanica o agroalimentare”.

Quattro i nodi principali che Mariani indica al premier Conte. Il primo riguarda la ‘proprietà intellettuale’. “La Cina è un paese in continua transizione che ha cambiato la propria economia e sta tentando di sdoganarsi dall’etichetta di contraffattore. Ma non è così a causa del sistema giudiziario cinese tra giudici locali e Corte suprema del popolo che hanno costituito un notevole freno al miglioramento delle tutele. Non dimentichiamo che la Cina, nei numeri, rimane il più grande produttore ed esportatore mondiale di falsi”. C’è poi il capitolo marchi, sollevato tempo fa anche dal fondatore di Premiata, Graziano Mazza. “Sono sistematiche le contraffazioni, con i nostri imprenditori spesso costretti a “riacquistare” i marchi, a intraprendere estenuanti battaglie legali per poterli usare in Cina, a modificare le proprie strategie commerciali, se non addirittura a dover “ripiegare” su un diverso marchio per poter legittimamente vendere in Cina, a discapito della brand identity delle loro imprese”. Trademark grabbing, squatting, hijiacking, dilution sono solo alcuni dei termini che gli imprenditori stanno imparando a loro spese. Terzo nodo, il web: “Sui siti di commercio elettronico è più difficile distinguere i prodotti veri da quelli falsi che vengono spesso riprodotti con immagini ufficiali tratte dai cataloghi originali del titolare dei diritti violati con conseguente violazione del diritto d’autore e dei diritti connessi”. Infine, il classico italian sounding che attanaglia in particolare l’agroalimentare.

Di fronte a questo quadro arriva la prima richiesta: “Nell’accordo che il Governo italiano sta siglando andrebbe quantomeno inserito il “first to use”, riconoscendo la tutela dell’uso del marchio. Altrimenti, come accade, non si riesce a combattere efficacemente i fenomeni contraffattivi, neppure in presenza di considerevoli prove sull’uso anteriore del marchio da parte dei legittimi titolari. Per tutelarci noi imprenditori dobbiamo farci seguire da professionisti lungo una serie di step complessi e costosi”.

Una soluzione congeniale sarebbe quella di formare gli agenti doganali: “Forniamo loro gli strumenti necessari (manuali, cataloghi, schede tecniche dei propri prodotti) per innalzare il loro livello di accuratezza nell’intercettare la merce sospetta di contraffazione (in particolare quella in uscita dalla Cina)”. E poi studiare aiuti alle imprese che per tutelarsi devono compiere più passaggi: deposito dei propri marchi in Cina con largo anticipo, deposito per le singole classi e sottoclassi, deposito della traslitterazione del proprio marchio in ideogrammi cinesi, deposito del copyright. Solo così avremo davvero una via della seta di qualità e non contraffatta”.

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