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Scarpe e macchinari a rischio. La Cna: una hard Brexit sarebbe letale per le Marche

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A dominare l’export sono ancora le calzature ma il loro ammontare è in rapido e sistematico calo negli ultimi tre anni, mentre cresce rapidamente anche se non sistematicamente, il valore dei macchinari

FERMO – Non lo sanno neppure gli inglesi se usciranno o no dall’Unione Europea. Ma soprattutto non sanno come ne usciranno. Di certo un’Hard Brexit, un’uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea senza accordo avrebbe conseguenze pesanti anche per le esportazioni e le imprese marchigiane. “Il Regno Unito rappresenta un importante mercato per le imprese marchigiane: 536 milioni di euro nel 2018, al sesto posto tra i Paesi dove esportiamo di più, preceduto solo da Germania, Francia, Belgio, Stati Uniti e Spagna” sottolinea la Cna Marche con il segretario Otello Gregorini. “Serve un accordo, altrimenti l'export made in Marche verso la Gran Bretagna entrerebbe in crisi a causa dell'applicazione delle tariffe doganali e della prevedibile svalutazione della sterlina. Non solo i nostri prodotti sarebbero meno competitivi sul mercato inglese ma anche i nostri marchi Doc e Igp su dodici produzioni agroalimentari non sarebbero più riconosciuti e protetti".

A dominare l’export sono ancora le calzature ma il loro ammontare è in rapido e sistematico calo negli ultimi tre anni, mentre cresce rapidamente anche se non sistematicamente, il valore dei macchinari. “L'export di prodotti della moda (calzature, tessile abbigliamento, pelletterie) vale al 2018 oltre 112 milioni di euro e l'export di meccanica vale al 2018 oltre 217 milioni di euro”. La meccanica è la protagonista assoluta delle esportazioni marchigiane verso l'Uk se si considera la posizione nella classifica delle esportazioni di altre macchine di impiego generale (5° posto per importanza), apparecchi per uso domestico (gli elettrodomestici: 6° posto) e parti e accessori per autoveicoli e loro motori (automotive: 7° posto). In generale, la meccanica ha il suo 40% di export in Gran Bretagna, con una quota del 17% solo per i macchinari (oltre 93 milioni) cioè dei beni strumentali atti a produrre o lavorare altri beni, coincidenti con produzioni quasi sempre ad alto valore aggiunto e alto contenuto tecnologico.

“Se si considerano i saldi tra esportazioni e importazioni il saldo totale è nettamente a favore delle Marche con oltre 332 milioni nel 2018 risultato di 536 milioni di export e 204 milioni di import. I dazi - conclude Gregorini - si abbatterebbero sull'export dei prodotti meccanici, sugli autoveicoli, sul tessile abbigliamento e sul mobile, settori trainanti delle produzioni marchigiane".  Una altro confronto può contribuire a comprendere la qualità degli interessi in gioco tra Marche e Regno Unito: "Ne consegue - conclude Gregorini - che i problemi che potrebbero derivare da difficoltà di rapporti tra Uk e Ue avrebbero nei confronti delle Marche riflessi non solo sulle produzioni distrettuali tradizionali ma anche su quelle più avanzate e a maggior contenuto di ricerca e sviluppo, che richiedono laureati e collaborazione tra imprese e università".

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