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Luci spente al Fermo Forum, ecco il bello che resta di Tipicità. E quel che può migliorare

tipipse

Nuova organizzazione in cui è spiccata anche la scelta di dare continuità visiva a molti stand usando le produzioni in cartone dell’azienda Di Battista, capace di passare da uno scatolone a una libreria fino a un porta bottiglie senza perdere qualità e bellezza.

di Raffaele Vitali

FERMO – Si sono spente le luci del Fermo Forum, anche se in realtà servirà almeno una settimana per smontare l’allestimento di Tipicità all’interno dei padiglioni e trovare una casa agli 80 pesci rossi che hanno riempito le due piscine nel cuore della struttura. Cosa resta al termine della tre giorni?

Innanzitutto i numeri: diecimila visitatori, un calo sabato ma in parte voluto con un taglio agli omaggi e agli ingressi di massa, 210 espositori tra genius, bio e prodotti tipici. Tanti, anche troppi, convegni che hanno permesso al visitatore di spaziare, per stare agli incontri coni giornalisti, dalla storia di Paolo Mieli al mondo di Barbara Serra passando per l’acqua raccontata da Duilio Giammaria e Beppe Boni. E poi tre rettori e le serate del Dopofestival in pieno centro che hanno portato centinaia di visitatori dentro i musei di Fermo.

Al secondo posto c’è la fidelizzazione dei partecipanti resa più bella dalla nuova location pensata da Serri e Monachesi che hanno finalmente abbandonato il serpentone che obbligava tutti allo stesso percorso, anche se così i primi stand a essere saltati sono quelli dei Comuni, e hanno dato spazio alle sezioni, creando aree comode e larghe, ideali per capire e fare shopping. All’interno spicca l’amicizia che si è creata tra espositori, tra produttori di mondi lontani, come gli stampi, la frutta e il cioccolato che hanno reso tre amici i creatori di Mqc, nuovo brand del cioccolato. Ma è spiccata anche la scelta di dare continuità visiva a molti stand usando le produzioni in cartone dell’azienda Di Battista, capace di passare da uno scatolone a una libreria fino a un porta bottiglie senza perdere qualità, originalità e bellezza.

Terzo posto per il mondo del food. Quello che è stato protagonista dentro l’Accademia guidata con polso da Luca Facchini, supportato dai tanti alunni degli alberghieri che hanno sacrificato le loro giornate per fare esperienza e dare una mano reale al festival. Un via vai di grandi chef che hanno parlato o cucinato dispensando consigli e piccole perle, come l’arancio al cioccolato e stevia di Gramagli. Ma l’apoteosi culinaria è stata raggiunta nella serata conclusiva quando lo stoccafisso è diventato il re indiscusso di Tipicità. Sotto lo sguardo attento del presidente dell’accademia fermana, Saturnino Di Ruscio, dieci chef si sono messi all’opera. Non una gara, ma una vera ostentazione di capacità e peculiarità regionali: da Gorizia alla Sicilia, passando per Liguria e Calabria senza dimenticare le mani di Guido, principe di Fermo, e di Sabrina Attanasio, la prof del Polo Urbani che ha puntato su olive e pomodoro come condimento. Dieci modi diversi, spettacolare quello proposto dallo chef di cantalupo di Varazze, per chiudere in bellezza un’edizione che lascia Serri e Monachesi col sorriso e il sindaco Paolo Calcinaro con tante speranze per il futuro: “Nuova location, tanti progetti innovativi e lo sguardo verso il mondo: Tipicità può solo crescere”. continuando a investire sulla promozione di un brand facile da raccontare in Italia e all’estero.

Quello che si può migliorare non manca: troppa simultaneità negli eventi, una fonica interna più puntuale, un'area in cui far cucinare agli chef stellati primi piatti a prezzo popolare per far sognare tutti, e soprattutto un wi-fi, ormai requisito base di ogni festival o fiera che si rispetti. La nuova impostazione, più cultura e meno mercato, costringerà presto gli organizzatori a una riflessione ulteriore, perché chi entra era abituato a mangiare e a riempirsi la pancia, oggi è più facile che esce con la mente piena di contenuti. Un grande salto, vincente per alcuni, da far comprendere a molti che uscendo si chiedevano perché pagare un biglietto se poi dentro di gratis a parte la cultura non c'è altro. Ma di buono c’è l’intesa tra Serri, Monachesi e il mondo pubblico, Comune e Regione. Dopo anni complicati il festival del made in Marche può davvero solo crescere.

@raffaelevitali

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