05242019Ven
Last updateGio, 23 Mag 2019 1pm

facebook gplus 32 twitter  RSS icon

Iscriviti al nostro canale Youtube

I rettori lanciano Tipicità: inclusione, accoglienza, valori, contaminazione. La natura come modello per la politica

tipi0

Stiamo andando oltre l’evento fermano, Tipicità è diventato un punto di riferimento per la Regione Marche e ambasciatrice in diversi angoli del mondo, prova a spiegare il sindaco di Fermo davanti a Longhi, Adornato e Pettinari.

di Raffaele Vitali

FERMO – Riparte col sorriso dei rettori delle università delle Marche a 27esima edizione di Tipicità. Nuova organizzazione, con due piscine al centro che rappresentano l’infinito, tema scelto anche dalla Regione per la sua campagna d’immagine. La domanda a cui i tre lettori devono rispondere è: quale futuro per Tipicità? Ma prima bisogna chiedersi cosa sia questo festival che si avvicina al trentennale. “Stiamo andando oltre l’evento fermano, Tipicità è diventato un punto di riferimento per la Regione Marche e ambasciatrice in diversi angoli del mondo” prova a spiegare il sindaco di Fermo Paolo Calcinaro.

Aprire il festival del made in Marche con i rettori è il segnale che Angelo Serri e Alberto Monachesi mandano con forza: qui si fa cultura, oltre che business e promozione. “Qui troviamo una provincia di Fermo che va avanti” ribadisce Calcinaro. “Se siamo qui è perché Tipicità è cambiata, è passata da vetrina che raccontava i prodotti tipici a luogo di promozione e conoscenza. Siamo una Regione che cresce e che con il lavoro, il turismo e le sue bellezze supera anche il sisma” aggiunge l’assessore regionale al Bilancio Fabrizio Cesetti. Al fianco delle imprese c’è la Camera di Commercio delle Marche: “Ho visto la vostra evoluzione, vi saremo vicini”. Come sempre vicina è Ubi Bianca con il neo responsabile Roberto Gabrielli: “Non è solo un brand, è il racconto di un viaggio. Una serie di intuizioni, tra cui quella di far conoscere le Marche a livello internazionale. Abbiamo bisogno di farci conoscere per qualità e competenze”. Una regione che sa fare i conti con il futuro secondo le istituzioni. “Qui c’è l’intuizione da sempre che comunque quel che perso è perso, bisogna guardare a un futuro che è possibile, che è sicuro e può essere migliore del presente. Avere qui tre rettori, perché la cultura vera che consente di guardare scientificamente al futuro significa tanto. Significa possibilità di vita nuova e intelligente. Ci sono ottime istituzioni, illuminati imprenditori e grande cultura. Vado in un’altra parte d’Italia, ma vado portandomi dietro un pezzetto che un tesoro voi onestamente siete. Da Sassari vi guarderò con estrema attenzione giorno dopo giorno, auguri a tutti” chiosa il prefetto Maria Luisa D’Alessandro che dal primo aprire rappresenterà il Governo a Sassari.

Cosa diranno i rettori? Sono diversi uno dall’altro: pragmatico Camerino, visionario Ancona, culturale Macerata. Apre Francesco Adornato: “Il sistema universitario qui riunito è un buon modo di iniziare. Lavoriamo insieme su progetti con la regione, con le banche. Ha ragione Calcinaro, dobbiamo uscire dall’idea di piccole patrie e arrivare all’idea di terra patria. Il rapporto centro – periferia non è più gerarchico, la rivoluzione telematica e internet fa sì che ci sia una comunicazione che ormai prescinde dagli spazi dell’uomo e valorizza un progetto. Le proposte più dirompenti arrivano dai luoghi lontani. Se leggete Asimov, la galassia centrale è cauto perché i movimenti sono partiti dai luoghi lontani. E questo è significativo. Recuperando le parole del prefetto il nostro orizzonte deve essere il futuro. E noi dobbiamo lavorare sul futuro prima che il futuro arrivi, come università”. Cosa significa difendere la tradizione, portare avanti il passato nel futuro? Adornato chiude con una immagine: ‘Non è custodire le cenere ma alimentare il fuoco’. Un fuoco che Sauro Longhi, rettore della Politecnica, ha dentro e che alimenta anche con il tono della voce, dopo quella pacata di Adornato: “Parlare di futuro quando ci si invecchia è il meglio che si può fare, perché non possiamo dare la visione ma non abbiamo la responsabilità di realizzarli. Per questo siamo molto proattivi nei progetti. Il mondo cambierà, mantenendo l’obiettivo della sostenibilità delle scelte. Siamo un sistema finito, la terra è finita, siamo 7 miliardi e abbiamo bisogno di mangiare e questo sarà un problema e sarà la sfida per l’umanità, inclusa Fermo. Non abbiamo la possibilità di consumare le risorse di questo pianeta senza fine. Noi dobbiamo aiutare i nostri studenti a pensare le nostre prospettive. Io immagino l’agricoltura come base, perché ogni progresso è partito dai bisogni della mezzadria”. Il quadro generale serve poi a Longhi per entrare dentro l’attualità, dentro il lavoro che fotografa con una immagine apparsa davanti ai suoi occhi mentre percorreva la strada che arriva al Fermo Forum: un campo di porri, con venti persone intente nella raccolta e nessuna di quelle persone nata in Italia: “Dobbiamo capire che questa è una sfida, noi dobbiamo essere inclusivi: la sostenibilità è poter accogliere e poter dare alle persone che hanno bisogno, persone che possono mescolarsi a noi e migliorarci. Dobbiamo aprire le porte e l’agricoltura questo nel passato lo ha fatto. La mezzadria è da sempre inclusione, è reciproco aiuto, erano gruppi che si muovevano e mietevano i campi di tutti. Questi valori nelle Marche ci sono e noi da qui dobbiamo mandare messaggi all’Italia: dobbiamo tutti essere parte dell’umanità. Nel nostro futuro ci sono secoli di mobilità e quindi di appartenenza. Qualcuno cercherà di rallentare l’inclusione e porrà modelli diversi, ma il futuro sarà contaminazione culturale, globalizzazione e inclusione”.

Incantati dalle parole del rettore, tutte proiettate al futuro, ai valori che l’Europa rappresenta e deve continuare a rappresentare, al tema dell’accoglienza dell’alto visto come risorsa e non come nemico, Tipicità è tornata sulla terra con il rettore Claudio Pettinari, lust but not least direbbero gli inglesi con il suo intervento: “Per guardare avanti dobbiamo sapere bene quello che avevamo dietro. Io guardo al passato. Immagino che Carlo Crivelli o Simone De Magistris quando venivano a dipingere qua, intanto per avere la commissione dovevano avere un contratto, forse firmato su una carta Fabriano o simile. Poi immagino che mentre pitturavano mangiavano e secondo me era probabile che il contadino del posto gli portasse una fetta di ciauscolo e un pezzo di pecorino. E poi bevevano, non so se un verdicchio o un Rosso piceno. Immagino così Crivelli al lavoro. E se aveva freddo, sono convinto che chiedeva un panno di lana che si otteneva dalle pecore dei Sibillini. C’era una ricerca già allora su tessuti, carta, prodotti alimentari: quello che mangiamo oggi non è frutto del caso. Mi piace immaginare che saremo gli autori del futuro, sapendo che partirà sempre da arte, cibo, beni di prima necessità e cultura. Per questo dobbiamo cambiare, noi per primi. Le università non sono più arroccate, scendono nelle piazze, anche nelle cucine, discutono insieme, diffondono il sapere, che è un sapore. Il nostro ruolo è quello di formare le comunità del futuro. Cibo giusto e per tutti, buono ma che faccia bene, un cibo garantito: solo così garantiremo al futuro una vita migliore”. Sapendo, come ribadisce Longhi, che “non abbiamo i cipressi, ma i nostri paesaggi sono più belli della Toscana”. A Tipicità il compito di dimostrarlo e farlo comprendere in ogni angolo possibile di un pianeta che Longhi sogna unito e unico nelle sue meravigliose diversità.

VTEM Banners
VTEM Banners
VTEM Banners
VTEM Banners

Ponte di Rubbianello: cinque anni di nulla dopo il crollo

Bookmakers bonuses with www gbetting.co.uk site.