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Kazakistan e Ucraina, i calzaturieri cambiano tattica: 'Conquistiamo i buyer col total look'

venanzi micam

Venanzi e Fabiani, Assocalzaturifici: segnali di ripresa, confidiamo anche sui compratori dall'Uzbekistan, che ama il made in Italy, Tagikistan e Kirghizistan.

FERMO – Crederci sempre. Sono partite 16 aziende dal Fermano per confermare i clienti e conquistare nuovi buyer nel lontano Kazakistan. Si è aperta oggi “La Moda Italiana@Almaty” che sarà seguita l’11 marzo da “La Moda Italiana@Kiev”. Due momenti diversi dal solito, non vere fiere ma incontri in albergo d’alto livello in cui a disposizione viene messo il total look made in Italy. A organizzare il tutto Assocalzaturifici con l’Ice.

Tra le due, la speranza maggiore è riservata al Kazakistan dove espongono 45 marchi della moda italiana all’interno del Dom Priemov. Anche se in Ucraina i numeri sono maggiori, oltre 130 le aziende con una ventina di fermane, le asepttative sono deboli, vuoi anche per le elezioni del 31 marzo che accrescono l'instabilità del Paese. “Assocalzaturifici continua a presidiare e a investire nell’area Csi, che rappresenta un mercato di riferimento per il Made in Italy calzaturiero. Nonostante le difficoltà congiunturali e l’incertezza del clima economico abbiano inciso pesantemente sull’area nell’ultimo quadriennio, queste iniziative sono un ottimo volano per le tantissime piccole e medie imprese italiane che hanno voglia di investire, innovare e internazionalizzare” dichiara Arturo Venanzi, consigliere con delega per la Russia di Assocalzaturifici.

Di fronte ai partecipanti ci sarà una qualificata selezione di buyer provenienti da tutta l’Asia Centrale” spiega Marino Fabiani, responsabile Csi per Assocalzaturifici. Il Kazakistan rappresenta il secondo mercato dell’area per Pil dopo la Russia. Nei primi dieci mesi del 2018 l’Italia vi ha esportato 328mila paia di scarpe per un valore di 22,4 milioni di euro registrando un incremento del 3,5% in quantità. “Un mercato ancora in difficoltà, il sistema bancario è in sofferenza e la valuta, il tenge, è ancora debole al cambio con euro e dollaro. Ciò evidentemente non agevola il lavoro dei clienti che affrontano una domanda non brillante da parte del consumatore. Tuttavia, i dati sui primi dieci mesi parlano di un recupero” spiega Fabiani. “Un Paese che mantiene un forte interesse per il prodotto italiano di qualità a cui una fascia di clienti high-spending non rinuncia”. Piace all’imprenditore calzaturiero l’abbinamento con abiti e borse: “Intercettiamo buyer provenienti da Uzbekistan, un paese che sta vivendo una considerevole crescita dei consumi (il prezzo medio al paio supera i 100 euro) ed è in piena fase di apertura agli investimenti stranieri, e dalle altre repubbliche centro-asiatiche del Tagikistan e Kirghizistan”.

Investire conviene: “Come dimostrano i dati del Centro Studi di Confindustria Moda, che hanno registrato nei primi 8 mesi del 2018 una crescita del +4,0% dell’export di abbigliamento-maglieria-calzetteria per un valore complessivo di 38,8 milioni di euro, sulla scia del trend favorevole già sperimentato nel 2017, che complessivamente aveva visto raggiungere quasi 60 milioni di Euro di export” conclude Alberto Scaccioni Amministratore Delegato di Ente Moda Italia (Emi).

Raffaele Vitali

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