Fattura elettronica, l'ultimo male che pesa sulle imprese. Melchiorri: 'Sommersi dalla burocrazia'

Melchiorri

Due questioni non sono più rinviabili per Confindustria Centro Adriatico: il ritorno della parola doveri, quando si parla di lavoro, e la semplificazione che è diventata una chimera dopo l’introduzione della fattura elettronica.

FERMO - “Siamo nelle mani della burocrazia, il sistema è ingolfato. E tutto è stato peggiorato dalla fatturazione elettronica, un sistema a dir poco zoppicante. Venduta come il mezzo per ridurre l’evasione fiscale, è già uno dei blocchi e dei costi più invisi agli imprenditori, anche a causa del non corretto funzionamento del sito dell’Agenzia delle entrate. Doveva essere il mezzo per far emergere il sommerso, ma da dieci anni di sommerse ci sono solo le imprese e così i lavoratori” tuona il vicepresidente di Confindustria Centro Adriatico, Giampietro Melchiorri.

Macro e micro economia si intrecciano rapidamente. Il punto chiave è sapersi muovere in mezzo a quell’intreccio che in troppi vogliono rendere non scioglibile. Due questioni non sono più rinviabili: il ritorno della parola doveri, quando si parla di lavoro, e la semplificazione che è diventata una chimera dopo l’introduzione della fattura elettronica.

“Lo stimolo all’uso della parola doveri mi è arrivato dopo aver ascoltato il neo segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. Tra le tante cose ha detto ‘Il nodo non è solo creare lavoro, ma occupazione con dignità e diritti’. È la riprova di un sistema che rischia di tornare indietro: manca la parola doveri. Serve un’assunzione di responsabilità e deve crescere l’autocritica, fondamentale per migliorare”. La critica al sindacalista diventa poi uno stimolo, chiamiamola bacchettata, anche al presidente nazionale degli industriali: “Al segretario della Cgil lo dovrebbe ricordare ogni giorno il nostro presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. E lo deve fare con forza, glielo chiedono gli imprenditori che ogni mattina si alzano per dare uno stipendio ai dipendenti, non tanto per diritto ma per dovere, parola che noi imprenditori consociamo bene”.

In un contesto di crisi, perché tale sta vivendo non solo il Fermano, “gli imprenditori – prosegue Melchiorri - hanno iniziato il 2019 dovendo affrontare una serie di questioni che aumentano i problemi. La battaglia sociale in questo momento non può essere rivolta esclusivamente al ripristino dell’articolo 18, per essere chiaro, ma alla vera creazione di posti di lavoro e questo ci sarà solo se le imprese stanno meglio, se alle imprese vengono date garanzie. Ben vengano gli incentivi, ma l’obiettivo resta la riduzione del costo del lavoro”. Un obiettivo complesso, come l’aria di crisi che Confindustria, e tutto il Tavolo dello Sviluppo provinciale, sta sperando di riempire di contenuti: “Con le norme e i mezzi mirati e definiti per il nostro distretto fatto di micro imprese, con poche grandi eccellenze pronte a trasformare la crisi del sistema in un ulteriore sviluppo. il Governo si è mostrato sensibile e attento, ora dobbiamo completare l’iter”. Stando anche attenti alle mosse della Regione: “Attendiamo con fiducia anche il bando della Regione annunciato dall’assessora Manuela Bora: 4,3milioni per manifattura sostenibile, meccatronica, che è un’eccellenza del Fermano, e domotica”.

Le imprese hanno voglia di investire, anche se poi arriva la burocrazia e rimette tutto in discussione: “Un’indagine del Sole 24 Ore di pochi giorni fa ha confermato che oltre il 60% dei titolari di partite Iva ha problemi legati al software, alla conoscenza dei mezzi, alla mancata chiarezza dei passaggi. E l’indagine è stata svolta tra commercialisti, fiscalisti e consulenti del lavoro. Qualcuno sta poi sottovalutando la problematica privacy, che rischia di essere violata ogni giorno con una fattura. Secondo la stessa Agenzia delle entrate, viene emessa in questo periodo una media di 2,65 milioni di documenti al giorno contro gli 8,5 milioni di fatture attese. E se le fatture non partono, i pagamenti si fermano. Noi mettiamo a disposizione dei nostri associati consulenti ed esperti, consci che la questione vada affrontata a livello macro da tutte le associazioni di categoria”.