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Dal rettore Longhi all'ex sindaco Emiliani: 'L'Università è la risorsa di Fermo che guarda al futuro'

longhiaquila

L’arcivescovo, nel suo saluto, parte dalle parole del Papa ai giovani a Panama: “Formatevi, conoscete, crescete. Questo contro una tendenza che invita a restare sotto coperta. Bisogna investire in conoscenza". 

di Raffaele Vitali

FERMO – 25 anni di Euf, ovvero 25 anni di università. “Nacque con l’obiettivo di preparare giovani, di creare una nuova classe dirigente. Stesso motivo per cui l’imperatore Lotario nell’825 scelse Fermo insieme ad altre otto città italiane. E così fece Bonifacio VIII quando nel 1300 aprì una vera università” esordisce Adolfo Leoni, il giornalista appassionato di storia che ha condotto il pomeriggio dell’orgoglio universitario in cui i capelli grigi sono più di quelli colorati simbolo della gioventù. Anche se c’è chi è tornato a posta dalla Gran Bretagna, come Camila Marenghini, laurea in Infermieristica e oggi punto di riferimento di un ospedale vicino a Londra: “La preparazione che ho avuto qui a Fermo è stata eccellenze, lo sto sperimentando da un anno mezzo. Certo, poi gli inglesi hanno un’attenzione all’infermiere a livello economico e di prospettive di carriera che in Italia dovremmo prendere aa modello. Ma la nostra preparazione è superiore”.

In platea ci sono ex docenti, politici, comandanti delle forze dell’ordine e l’arcivescovo Pennacchio, perché un supporto dall’alto serve sempre. “Ancora di più considerando che uno dei motivi per cui abbiamo perso l’università – spiega l’ex sindaco Fabrizio Emiliani – è che i fondi necessari per confermare nel 1826 le nostre facoltà sono stati usati per terminare il nostro grande duomo. E dire che sarebbero bastati altri 35 anni per diventare università statale, avevamo quattro facoltà, come Camerino e Macerata”. Un dettaglio della storia poco noto che il sindaco che ha voluto la rinascita dell’università racconta ricordando “la firma che mettemmo a casa mia con l’allora rettore per dare il via al percorso che oggi celebriamo”.

“Siamo qui a celebrare i 25 anni dell’ente, ma voglio che sia il giorno del futuro. Ci sono 709 studenti che girano per Fermo grazie ai due corsi presenti. Portano una vitalità frizzante in città, muovono l’economia considerando che poco più di quattrocento hanno scelto di vivere a Fermo. Con Silvia Principi abbiamo fatto un test chiedendo quanti fossero in affitto e in quali zone: la zona della carcera, santa Caterina e il centro storico” introduce il sindaco Paolo Calcinaro. “Il mio grazie deve andare ai ‘visionari’ che 25 anni fa pensarono che Fermo doveva e poteva avere un futuro universitario. L’avvocato Emiliani ne è il simbolo”. “Visionari?” interviene Emiliani. “No, eravamo degli entusiasti. Unimmo i tre grandi poteri: comune, cassa di risparmio e curia. Tutti volevamo ricostituire l’università insieme all’allora rettore di Macerata Alberto Febbrajo inventandoci la nuova laurea in Beni Culturali, che non esisteva in Italia. La biblioteca di fermo è una delle prime dieci d’Italia, un giacimento culturale inesplorato: Incunaboli, stampati prima del 1500, sono 683, 122 codici miniati manoscritti, 15mila cinquecentine, 3mila pergamene, 4500 disegni e 6500 incisioni: prima di studiare questo patrimonio ci vorrebbero secoli. A un certo momento Macerata si è ritirata, ci dispiace, perché loro non hanno questo patrimonio. E non parlo dell’archivio di Stato dove ci sono atti notarili dal 1400 sommersi da polvere accumulata da secoli. Ma sono speranzoso, non può essere che una città come Macerata non riporti a Fermo la laurea in Beni Culturali”.

L’arcivescovo, nel suo saluto, parte dalle parole del Papa ai giovani a Panama: “Formatevi, conoscete, crescete. Questo contro una tendenza che invita a restare sotto coperta. Bisogna investire in conoscenza, non è facile invogliare i più giovani a informarsi sula storia, sui valori e sui principi ma è necessario sollecitare. A settembre partiremo con una pastorale universitaria, che manca, per aiutare i giovani ad aprire il cuore verso l’infinito”. Parole al miele per il rettore dell'Università Politecnica delle Marche Sauro Longhi, che sale sul palco del teatro dell’Aquila e senza leggio e microfono, “siamo a teatro e l’amplificazione è naturale”, tiene la sua lectio, con la platea silente per 45 minuti. Inizia dai numeri, dal 92% di occupazione a tre anni dalla laurea.

Longhi è un rettore che crede nelle università sui e nei territori. Proprio per questo ha portato la laurea in piazza. “L’università è un attore che incrementa le attività economiche, sociali e culturali. Un tempo suonava la campana per riempire la piazza, noi lo facciamo con la cerimonia”. Ha creduto sempre su Fermo l’Università Politenica a tal punto da stabilirci un corso di laurea unico che ha 200 immatricolazioni e che continua a crescere anno dopo anno. “Mi sono laureato nel 1979, sono il primo rettore che è sempre stato dentro la sua università. Il mio obiettivo è accrescere la conoscenza dei territori. Non ci sarà sviluppo se non investiamo sull’automazione e la robotica, aspetti che migliorano i nostri prodotti. Il tutto in maniera condivisa con le imprese, sapendo che più tecnologia meno lavoro, ma magari migliore”. È questo il focus del rettore: il lavoro che sta cambiando. La riprova in una slide con nuove figure legate ai big data e non solo.

Il futuro ha bisogno di conoscenza, lo ribadisce con forza: “I muri non creano sviluppo economico. La protezione con dazi e blocchi alla mobilità non crea valore. Non c’è bisogno di muri, ma di ponti e collegamenti che creano opportunità di condivisione della conoscenza e dei valori. E l’Università è un tassello, è un mezzo della conoscenza, di servizio del talento” ribadisce.

Ma come si potenzia il talento? “Investendo in ricerca; raddoppiando il numero di laureati; facendo intrecciare imprese e laboratori universitari; migliorando il collegamento con le superiori”. Che è già buono: 46mila marchigiani studiano nelle Marche, più degli studenti che se ne vanno. “Abbiamo dei valori, dobbiamo farli crescere. Noi abbiamo la metà di laureati di altri paesi europei, è una colpa anche nostra perché non sappiamo trasmettere il valore dello studio”.

L’attualità entra sul palco nel finale del discorso, quello in cui il rettore si commuove, con la voce strozzata dal dolore di chi vuole invece sempre il meglio per tutti, specialmente i giovani: “Avrete letto del ragazzo del Mali arrivato su un barcone che si è cucito la pagella addosso. I nostri studenti hanno perso il valore dello studio. Se uno arriva con la pagella addosso, significa che crede nello studio, che attraverso la conoscenza gli hanno insegnato che si cresce. lo abbiamo dimenticato, impegniamoci tutti per ricordarlo”.

La giornata dell’orgoglio universitario di fermo si chiude con la speranza del rettore Longhi, che a ottobre passerà il testimone: “Continuiamo a credere nei valori dello studio, della ricerca. Fermo è un modello in questo, la voglia di collaborare che qui c’è è più intensa che in altri territori. Continueremo per i prossimi 20anni, abbiamo firmato la convenzione, a lavorare per crescere. il futuro si costruisce con le persone, con un capitale umano pronto, con la voglia di intraprendere e fare. I giovani hanno questa voglia, diamogli i migliori strumenti, poi loro li useranno scegliendo il loro futuro”.

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