Indagine Cna. Fermo, una provincia con la retromarcia. Ma la montagna torna a correre

silenzimiglioreok

Silenzi: Per le piccole e medie dimensioni la riqualificazione non può significare investimenti in co-finanziamento per un milione e mezzo di euro, è impensabile. Bandi di questa portata potrebbero generare le conseguenze già viste nel Piceno, con progetti che si contano sulle dita di una mano. Il distretto ha le carte in regola per ripartire.

di Raffaele Vitali

FERMO – Come sta l’economia di Fermo? Una fotografia l’ha scattata la Cna guidata da Paolo Silenzi e dal direttore Alessandro Migliore. “La situazione è tutt'altro che rosea. Alla fine di novembre 2018 le imprese attive della provincia erano 18.442, diminuite di 366 unità, pari ad un -1,9%, rispetto al dato di fine 2017, numero decisamente superiore a quella registrata nello stesso periodo dal complesso della regione, pari al -0,9%”. Di fronte a questo quadro ben venga il riconoscimento dell’area di crisi complessa per il sistema pelli e calzature del distretto fermano maceratese. Un traguardo raggiunto riunione dopo riunione attorno al Tavolo provinciale per lo Sviluppo, dove le associazioni di categoria hanno saputo fare squadra. “Per le piccole e medie dimensioni la riqualificazione non può significare investimenti in co-finanziamento per un milione e mezzo di euro, è impensabile. Bandi di questa portata potrebbero generare le conseguenze già viste nel Piceno, con progetti che si contano sulle dita di una mano. Il distretto ha le carte in regola per ripartire, basti pensare che la domanda globale di calzature è aumentata, quindi mai più di adesso bisogna rendere le imprese competitive, affinché intercettino una fetta di questa domanda” sottolinea Silenzi. Il tema è quindi sottolineato più volte: la legge 181 non va bene: “Lavoreremo nello specifico per elaborare, con il supporto di figure tecniche, richieste ad hoc da inviare a Roma, oltre a sensibilizzare le aziende nei confronti della grande opportunità data al territorio”.

Questo nel futuro, senza mai dimenticare il presente: “A perdere pezzi sono ancora l’agricoltura-silvicoltura-pesca (-108), la manifattura (-102), le costruzioni (-52), il commercio (-85). Perdono imprese anche i trasporti (-10 unità) e i servizi del turismo e della ristorazione (-28). Tra i settori che registrano una crescita delle imprese attive nei primi 11 mesi del 2018 ci sono i servizi avanzati (attività finanziarie e assicurative, attività immobiliari, attività professionali, scientifiche e tecniche, noleggio, agenzie di viaggi: +14 imprese), e quelli tradizionali a persone e famiglie (+13 imprese)” aggiunge il direttore Migliore che non può nascondere l’altro dato negativo: “L’export provinciale cala del 6,5% rispetto allo stesso periodo del 2017, molto più di quanto accada al complesso regionale, che segna -2%”. Servono risposte immediate, come la riduzione del costo del lavoro.

Tra l’altro, se Fermo piange, non è che i vicini di Ascoli Piceno stiano molto meglio considerando che il tasso di disoccupazione è al 14m5 contro l’8,7% di Fermo. A brillare, tra i due territori, è il sistema locale lavoro di Comunanza, articolazione che consente di valutare le differenze tra le principali aree in cui può essere suddivisa la provincia (ce ne è uno per San Benedetto e uno per Ascoli, stando al Piceno). Quello di Comunanza comprende Force, Montalto delle Marche, Montedinove, Montemonaco, Palliano, Rotella e della provincia di Fermo comprende Amandola, Monte Rinaldo, Montefalcone Appennino, Montefortino, Montelparo, Ortezzano, Santa Vittoria in Matenano e Smerillo. Qui – spiega il centro studi della Cna - gli indici del mercato del lavoro sono i meno sfavorevoli della provincia: al 2017 il tasso di attività è pari al 50,6%, il tasso di occupazione è pari al 46,1% e il tasso di disoccupazione non raggiunge il 9%. Inoltre, tra il 2012 e il 2017 il SLL di Comunanza è quello che ha registrato l’evoluzione meno sfavorevole, diminuendo di poco il tasso di occupazione e aumentando seppur in misura ridotta la partecipazione al mercato del lavoro (da 50,5% a 50,6%). Per capire, il Sll di Ascoli ha un tasso di disoccupazione del 13,8% e quello di San Benedetto dell’11,8, a riprova che non per forza i piccoli comuni dell’interno arrancano.