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Meno reddito di cittadinanza, ma più dialogo. Mariani e Melchiorri: pugni e carezze per Boccia e Conte

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I presidenti: Ci saremmo attesi critiche e prese di posizioni da Boccia anche in precedenza, quando dai Governi sono arrivate troppe promesse e poche scelte, dal made in alla legge sulla contraffazione, dal costo del lavoro alle infrastrutture, che hanno accelerato la crisi del manifatturiero.

FERMO – Patti chiari e amicizia lunga, si dice tra amici. E questo è anche il messaggio che Confindustria Centro Adriatico manda al suo presidente Vincenzo Boccia e, di riflesso, al governo gialloverde del premier Giuseppe conte. Gli imprenditori facciano gli imprenditori è il sunto di una presa di posizione dura e chiara di Simone Mariani e Giampietro Melchiorri. “Come imprenditori non possiamo chiamarci fuori dalla discussione, ma serve attenzione perché non possiamo muoverci come se fossimo una forza politica”. Anche perché si giocano tante partite, scelte strategiche in discussione, dalla manovra economica alle grandi opere.

“Il Governo definito ‘del cambiamento’ ha impostato un piano di sviluppo articolato. Non tutto ci piace, ma una cosa è certa, il Paese deve cambiare. Il come Confindustria può suggerirlo. È questo il compito che deve avere la nostra associazione e in particolare il presidente Boccia”. È questa la prima velata critica al numero uno dell’associazione, che da tempo è il primo vero oppositore alle iniziative economiche del Governo. Solo che non tutto il mondo imprenditoriale è in sintonia con Boccia e anche i due volti della Confindustria del sud delle Marche sono a ricordarlo. “Non servono ultimatum, ma servono piani di azione. È evidente che non si possa rinunciare allo sviluppo della rete infrastrutturale del Paese. La Tav e il ponte di Genova hanno aperto una voragine sulla visione strategica della politica, mettendo in discussione scelte non più rinviabili. Su questo non possiamo indietreggiare, perché sulle infrastrutture e sulla logistica si gioca il futuro anche della nostra regione Marche”.

Che è tra le più arretrate: “Il gap che le provincie di Ascoli e Fermo, in particolare, vivono è inaccettabile. Tanti i tempi sul tavolo: dalla non più rinviabile terza corsia fino a San Benedetto del Tronto alle intervallive, dalla Mezzina alla bretella che possa fungere da bypass per la Statale Adriatica che passa all’interno dei centri urbani, dall’alta velocità che dimentica il nostro territorio al rilancio dell’aeroporto, noi vorremmo che anche di questo si occupasse il Governo e con la politica ogni associazione imprenditoriale”. L’ultima conferma è arrivata dalla giornata di ieri quando un banale incidente ha manato in tilt l’A14 tra Pedaso e Grottammare creando code chilometriche e facendo perdere un paio d’ore a ogni viaggiatore, e quindi soldi alle imprese. “Ci saremmo attesi critiche e prese di posizioni da Boccia anche in precedenza, quando dai Governi sono arrivate troppe promesse e poche scelte, dal made in alla legge sulla contraffazione, dal costo del lavoro alle infrastrutture, che hanno accelerato la crisi del nostro comparto manifatturiero”.

Se Boccia può fare di più, anche al Governo viene mandato un input semplice: “Ci aspetteremmo una riflessione e un investimento veri sul costo del lavoro, che più del reddito di cittadinanza fungerebbe da volano per l’economia”. Ma se si va allo scontro, è difficile raggiungere migliorie: “Quello che suggeriamo al nostro presidente è di usare al meglio la ritrovata coesione con le altre associazioni (a Torino presenti 12 sigle in rappresentanza di tre milioni di imprese e del 65% del Pil) diventando il pungolo costruttivo e non l’oppositore di un Governo da cui dobbiamo cercare di trarre il meglio per la nostra economia”.

@raffaelevitali

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