Contatti, conoscenze, relazioni: Tipicità è la diplomazia dal basso che apre le porte dell'Albania

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La buona tavola può diventare luogo di scambi commerciali, di certo è zona di promozione. La riprova? L’incontro tra il direttore di Conad Adriatico in Albania, 50 punti vendita, e due produttori interessati ad aprire un varco tra i preziosi scaffali: Sbrolla e Podere dei Colli.

di Raffaele Vitali

TIRANA – “Spero sia stata la miglior settimana della cucina italiana nel mondo”. Difficile dirlo, di certo l’augurio della presidente di Unioncamere Albania è la prova del rapporto stretto che c’è tra le due sponde dell’Adriatico. Spinge la Puglia, che è stata protagonista a Tirana due giorni prima delle Marche, ma quello che lega la terra di Skanderbeg ad Ancona e dintorni è qualcosa di speciale. Merito anche di chi ha creduto prima di altri in questa terra che fino a pochi anni fa era classificata come povera.

Nella grande sala dell’hotel Plaza, un cinque stelle che domina il centro della capitale, non manca nessuno di chi conta. C’è l’ambasciatore, c’è il presidente della regione Ceriscioli, c’è il gotha dell’imprenditoria albanese pronto a dialogare con la comitiva che è partita da Fermo, Porto Sant’Elpidio, Montalto, Chiaravalle, Senigallia, solo per citare alcuni degli avventurieri, c’è la politica. Ma soprattutto ci sono i cuochi marchigiani, quattro e instancabili, e gli studenti di due istituti alberghieri, Panzini e Urbani, che non hanno tremato neppure di fronte a montagne di panocchie o al vino diventato improvvisamente poco perché tutti, ma proprio tutti, hanno voluto prendere parte alla cena.

La buona tavola può diventare luogo di scambi commerciali, di certo è zona di promozione. La riprova? L’incontro tra il direttore di Conad Adriatico in Albania, 50 punti vendita, e due produttori interessati ad aprire un varco tra i preziosi scaffali: Sbrolla e Podere dei Colli. Frutta e verdura, per cominciare, visto che la carne già ce ne è in abbondanza. Ma non solo, perché c’è già chi vende in ogni angolo, come Sabelli che gira per le impegnative strade tra Berat e Tirana con il suo camioncino griffato.

Ci sono poi gli incontri ‘costruiti’, come quello al tavolo di Stefania Di Battista, vulcanica imprenditrice del cartone ma anche ariete di Atalia, la cioccolata rilanciata da sei imprenditori che si sono conosciuti tra una missione e l’altra di Tipicità. Per lei l’occasione è arrivata da due ospiti seduti di fronte: Gioacchino Bonsignore, il giornalista che ha inventato Gusto al Tg5, e Alberto Lupini, direttore di Italia a Tavola, una delle riviste più autorevoli ne campo del food. Serve la critica, serve la considerazione di chi è un vero ‘influencer’. Ed ecco che una tavoletta spunta per i golosi giornalisti che assaggiano e consigliano e, si spera, poi recensiscano. Un gancio improvviso, come quello che potrebbe portare i tavoli realizzati in cartone dalla Di Battista al prossimo evento di Lupini.

Quando parti e hai quattro giorni a disposizione per capire, o almeno provarci, se un Paese vale l’investimento, ogni occasione va colta. Forse anche per questo chi parte con Tipicità poi bissa, perché la seconda volta si è già più bravi della prima a capire il momento. Come momento diventa il dialogo con il presidente della Camera di Commercio italiana in Albania, un imprenditore vero, di quelli che sono diventati grandi e ora hanno tutta ‘intenzione di crescere diversificando. Si muove elegante tra i tavoli e fa il suo dovere: presenta, introduce, apre ponti. Poi, se il prodotto è di qualità si potranno anche attraversare.

I livelli di azione sono differenti, come i piatti che arrivano in tavola e che, a detta di Lupini e Bonsignore, “sono la riprova che non esiste una cucina italiana, ma una cucina della tradizione, di territori. Piace l’antipasto con il cece sultano e i gamberetti, sgusciati uno a uno in cucina. Lascia qualche dubbio il tortello, “ma fare un piatto di questo tipo per oltre duecento persone in una cucina non tua è complesso” aggiungono i due critici gastronomici, conquista tutti il maccheroncino, “è un vero ambasciatore e lo puoi fare con ogni sugo” e stupisce il dolce. C’è poi il secondo, che arriva con il cambio di vino e un eccellente rosato che richiama profumi e colori romantici, che viene riassunto in una frase: “Molto più buono che bello”. E non hanno torto, ma l’impiattamento italo-albanese non è semplice.

Dietro il muro che divide i commensali dai cuochi è un roteare di cucchiai e di parole, non sempre comprensibili. Eppure, la cucina diventa u linguaggio comune, ma come ogni cosa ha sfumature che restano incomprensibili. Scorre via rapida la serata, grazie anche ai conduttori Ardemagni, la voce, e Sheku, il volto. Lo scambio di doni apre quello che diventa lo scambio dei bigliettini da visita. Anche se ormai c’è chi viaggia con l’app che li scannerizza e li ridà indietro, togliendo quel tangibile passaggio che spesso dava l’illusione dell’attenzione, di un “poi tra qualche giorno mette la mano in tasca e si ricorda del mio prodotto”.

Porterà ordini e opportunità l’Albania? Difficile dirlo. Il mercato ha potenziale, Conad insegna considerando che dei 45milioni di fatturato l’85% è frutto di prodotti rigorosamente made in Italy, ma il livello economico è ancora basso. Tirana con le sue luci di Natale illude, le buche di Elbasan e Berat non si dimenticano così in fretta. Però il ponte tra i due Paesi è reale e soprattutto multidisciplinare. La cultura è il gancio reale di tutta l’operazione, non per niente parte un percorso di formazione con l’accademia (alberghiero) albanese. Quello che fa bene sperare è la disponibilità di ogni livello istituzionale presente in Albania. Dalla console di Valona all’ambasciatore a Tirana, l’Italia mette a disposizione delle Marche ogni singolo tassello.

Tipicità ormai è entrata in partita, ha guidato il pullman della conoscenza, “diplomazia dal basso” la definiscono i politici in sala. Solo che in campo non ci vanno Serri e Monachesi, ma politici e imprenditori, importante per questo la presenza di Gino Sabatini, presidente camera di Commercio Marche. Non resta che fare gol, senza mai dimenticare che come ogni partita ha le sue regole: “Non pensi l’imprenditore che siccome in Albania si parla italiano sia tutto come a casa. Le norme sono diverse, la gente è differente, l’errore è sempre dietro l’angolo se non si conosce e non si pianifica l’azione”. Santoni, uno degli imprenditori in missione, è proto a stampare su una lastra di metallo il successo della neonata relazione tra Albania e il Fermano, Albania e le Marche, ma prima servono certezze, ordini. Per ora la delegazione torna a casa con un lungo applauso, strameritato, per la brigata guidata dallo chef professore Luca Facchini: “Eroi che lavorano da tre giorni senza sosta”. Bonsignore, come se stesse conducendo il tg, non poteva scegliere chiusura migliore.