Tipicità on the road. Una scopa come mattarello e la cena è davvero stellare: il problem solving marchigiano conquista l’Albania VIDEO

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Dall’antipasto vegetariano al maccheroncino al ragù che ha letteralmente fatto impazzire gli ospiti albanesi, al tavolo con il gotha di Valona c’era un solo argomento: ma come si fanno i maccheroncini?

di Raffaele Vitali

 

VALONA - Se fossi in un ristoratore, cuochi e staff in sala li assumerei subito. Perché la cena che il gruppo di Tipicità ha organizzato per i ‘vip’ di Valona invitati dal console Luana Micheli è stata un'avventura. Di quelle che poi, alla fine, ti lasciano con il sorriso. Non capita tutti i giorni di dover stendere la pasta fresca con il manico di una scopa, come di dover apparecchiare una tavola, dove si degusteranno quattro vini, con un solo bicchiere, non si possono cambiare forchette e i piatti sono diversi. Ma la bravura dei giovani allievi degli alberghieri di Porto Sant’Elpidio e Senigallia che con un sorriso hanno fatto capire a ogni commensale che le posate si potevano tenere. Il trionfo, termine che ama usare il mondo del cibo, dei finger food (lonzino, ciauscolo, salumi, pecorino di fossa) è il benvenuto per chi era curioso di conoscere la struttura, il multimilionario comprensorio che ingloba il Mandarine Restaurant, e la cucina delle Marche.

Dall’antipasto vegetariano al maccheroncino al ragù che ha letteralmente fatto impazzire gli ospiti albanesi, al tavolo c’era un solo argomento: ma come si fanno i maccheroncini? Una volta spiegato che esiste un paesino di nome Campofilone, nell’imprenditore di mosaici seduto al tavolo si illuminano gli occhi: “Vedete, io sono mezzo italiano e mezzo albanese. La contaminazione è una ricchezza. La mia forza è un piede qua, dove ho aperto un’azienda, e uno là, Milano dove ho vissuto e ho imparato il mestiere. Se fossi rimasto in Italia sarei povero e così in Albania, ora invece ho dipendenti qui nella mia terra e una famiglia che si sente italiana”.

La cena corre veloce, anche perché Luca Facchini, capobrigata i piatti li spiega in due minuti, i fornelli attendono. Al suo fianco Gianmarco Di Girolami, Sabrina Attanasio e Alessandro Camillo D’Addazio. Quattro cuochi di livello che nelle loro divise bianche spiccavano di fronte alla brigata albanese, vestita di nero, che osservava curiosa e pronta a carpire qualche insegnamento. Angeli e demoni pronti per una sera a collaborare, anche nell’impiattamento, dove le scuole di pensiero sono emerse dopo qualche piatto. Il nido di rondine dell’italiano seguito dalla palata di chi non è abituato a maneggiare la pasta lunga e sottile Igp. Più semplice impiattare il tortello a manico di scopa che sopra il letto di porcini ha accompagnato il rosso Piceno di Podere dei Colli. E come sempre il vino è il primo ambasciatore. “Vedete, questo è invecchiato in barrique”. E via le domande tra solfiti che non ci sono e veganesimo rampante.

Girare per i tavoli, tanti e chiamati con le città delle Marche da Sirolo a Senigallia passando per Fermo, tavolo della console, e Porto Sant’Elpidio, e osservare le reazioni è il miglior modo per capire se la cottura del filetto decisa da Facchini e company funziona. Bassa temperatura, carne rosa, morbida: promossi. E siccome il tema del viaggio è ‘La settimana della cucina italiana nel mondo’ non è un dettaglio. “Questo è un menu rigorosamente made in Marche” ribadisce al microfono il cuoco albanese, che però dietro il vetro pulitissimo che divide la sala dalla cucina, rendendo anche il pasto una esperienza multisensoriale, si impegna seguendo le direttive della brigata italiana.

Brindisi, interventi istituzionali moderati con rapida lingua da Marco Ardemagni, che da voce di Caterpillar ormai è diventato the voice of Tipicità in the world, e mini interviste agli imprenditori, italiani e non. Perché alla fine, anche a tavola, si cerca di fare business. C’è l’importatrice di prodotti dall’Italia, che non si ferma un attimo prima del dolce e parla di vino, c’è l’appassionato di frutta che con Gianluca Sbrolla affronta una intensa dissertazione sul mandarino e la sua buccia sottile che lo ha reso ancora più profumato e saporito.

Il locale, co le sue luci soffuse, è la cornice ideale per il momento più importante, l’ingresso in sala dei cuochi e dei ragazzi che hanno portato a termine il loro lavoro. Che spesso si dimentica: non finisce con l’ultima portata, ma con la pulizia, stile specchio, di ogni fuoco e delle attrezzature. Ancora di più quando è tutto a vista. Ma l’applauso, sincero, dei centoquindici fortunati ripaga il lavoro di chi è entrato alle 830 del mattino nell’elegante acquario per uscirne dopo mezzanotte- “Grazie al proprietario, grazie soprattutto allo staff. Le Marche sono una regione stupenda, un pezzo dell’Italia da amare, sono una storia da raccontare”. Anche con una mousse a cioccolato, questo del Perù anche se prodotto dalla piccola Atalia, azienda nata durante una missione di Tipicità con sei imprenditori che si sono guardati negli occhi e hanno creduto ognuno nell’altro, oltre che nel marchio. E così, chi lavora tra stampi e cartoni oggi produce scacchi di fondente al 90% con chi lavora da tempo nell’agroalimentare. L’importante è che sia una tipicità.