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Missione Tipicità. La nave del business ha attraccato: dai contratti a New York alla chance Albania

navearrivo

Nella comitiva c’è chi l’altra sponda dell’Adriatico la conosce bene, come il giovane chef che è già stato chiamato dal consolato di Valona pochi mesi fa e oggi torna tra gli applausi.

di Raffaele Vitali

ANCONA/TIRANA - C’è una grande differenza tra il tagliare l’aria e il cavalcare l’acqua. L’immensità del mare è molto meno controllabile, perché il capitano dell’aereo, volendo, può decidere di salire di qualche piede o di scendere in base alle turbolenze, il capitano della nave non può che affrontarle. Avanti tutta, sperando che l’onda sia più lunga di quel che sembri. Perché in mare molte cose vanno al contrario e così l’onda di un metro fa più danni di quella di cinque.

Viaggiare dall’Italia in Albania a bordo di un ferry boat lo fa comprendere. Nave nuova, ben curata, con un self service che prima che si inizi davvero a ballare ti illude che il mare sia poco più mosso di una mulattiera di campagna. Ma bastano un paio d’ore di navigazione e gli oblò del quinto piano, dove si trovano il ristorante, il bar e le cabine popolari, vengono letteralmente schiaffeggiati dall’acqua. Bisogna salire all’ultimo livello, quello delle suite, per ammirare il mare dall’alto, vedere il bianco schiumoso dello scontro tra la natura, le onde, e l’uomo, la nave.

https://youtu.be/Hi8FxF2dNwE

Inutile dire che, se non si è lupi di mare, il bagno diventerà presto il primo alleato, ma una volta fatto capire alla mente, ancor prima del cuore, che la nave, la Michela in questo caso, che l’onda la sa cavalcare ci si può anche addormentare.

Non è stata scelta a caso la nave, con le sue 14 ore di viaggio, per dare il via alla missione delle Marche in terra albanese. perché quando si parte in cerca di affari, bisogna riflettere bene sul da farsi, ponderare ogni passaggio. Certo, nella comitiva c’è chi l’altra sponda dell’Adriatico la conosce bene, c’è il giovane chef Gianmarco che già è stato chiamato dal consolato di Valona pochi mesi fa e che avendo riscosso applausi, si ritrova di nuovo proiettato dalla piccola Offida al mare Adriatico. Che visto nel suo cuore sembra moto più grande di quel che si sappia. Ma ci sono soprattutto i ragazzi dell’alberghiero, che pochi minuti dopo essere salpati cercano un pertugio fra gli oltre cento passeggeri che hanno occupato tutte le poltrone del bar in cerca di un luogo sicuro prima di chiudersi nel proprio piccolo letto. Vogliono scattare foto alla costa che se ne va prima di tornare a scherzare su chi cederà prima alle onde del mare.

La maggior parte degli imbarcati sono albanesi. Chi torna a casa perché ha finito un lavoro, chi perché non l’ha trovato, molti sono imprenditori, la maggior parte camionisti. Perché alla fine l’aereo è comodo, ma provate voi a caricare un pullman pieno di frutta, verdura, coltelli, vino e quant’altro serva per far capire a duecento stakeholder, dai politici ai vertici delle multinazionali dell’energia e della tecnologia, la bellezza del made in Marche. Spesso si dimentica che alla base di un viaggio non c’è solo il Paese che si incontra, ci sono le relazioni umane e commerciali.

Un contratto con una grande impresa per un fornitore può significare un mese di ricavi. E se si crede che non funzioni il mondo che Tipicità sta costruendo con istituzioni e il supporto internazionale di Ubi Banca, provate a chiedere a chi fa packaging per banchetti, e tutto quello che si può creare con il cartone partendo dal core business delle scatole, che in un attimo, dopo la missione di Tipicità a New York ha chiuso i suoi primi ordini americani. E oggi ci riprova in Albania. Paradossale? No, è semplicemente business: dove c’è crescita ci sono soldi, dove ci sono risorse possibili clienti. Ma questo lo vedremo da domani, intanto la nave ha attraccato.

@raffaelevitali

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