Melchiorri, Confindustria, cambia marcia: 'A Fermo si laureano ingnegneri poi vanno altrove. Investiamoci'

Melchiorri

Strade, alta velocità e connettività sono tre punti su cui, ogni volta che avremo possibilità di dialogo con la politica insisteremo con forza perché il loro potenziamento non è più rinviabile.

FERMO – Le cifre vanno lette sempre sotto due lenti. La prima è quella del freddo numero che si limita a fotografare il reale. La seconda è quella che cerca di analizzare le ragioni che sono dietro quel numero. Il numero uno degli industriali di Fermo, vicepresidente vicario di Confindustria Centro Adriatico, sceglie la seconda strada. “In queste ultime settimane sono state pubblicate diverse analisi economiche che cercano di fotografare il nostro territorio.

Alcuni spunti vanno colti. Il primo è quello che riguarda i dati rielaborati dal centro studi di Confindustria Nazionale su base Istat. Il Fermano si conferma un territorio ad alta concentrazione manifatturiera con un tasso di industrializzazione del 13,7%. Un dato che pone il nostro distretto al terzo posto in Italia, dietro solo Vicenza (l’oreficeria è il traino statistico) e Prato, con oltre un punto percentuale di vantaggio su Treviso”. Il punto però è che questo modello, che la vicepresidente nazionale di Confindustria ha esaltato durante un convegno in Toscana pochi giorni fa, ha delle falle evidenti. Che sono emerse durante l’ultima Giornata dell’economia grazie alla ricerca di Marco Marcatili: “Ha evidenziato un problema strutturale ormai insito nel nostro sistema ed è la ridotta mancanza di competitività internazionale delle imprese a causa della ridotta dimensione”. Ma non solo, a parte il calo dell’export, che solo nel terzo trimestre è tornato ad avere il segno +, grazie a Germania, Francia e Svizzera (+3%) nel settore chiave del calzaturiero, c’è anche un problema di valorizzazione del capitale umano visto che la domanda di laureati, per esempio, è inferiore alla media nazionale 15,7% rispetto all’11,9%.

“Riflettiamo: non possiamo continuare a cedere i nostri migliori giovani all’estero o, semplicemente, a realtà a noi vicine ma più dinamiche e pronte a investire in tecnologia e processi gestionali. La soluzione per i nostri prodotti non è l’abbassamento del costo, ma una maggior valorizzazione delle sue peculiarità, il che significa anche un potenziamento della comunicazione, della commercializzazione e del servizio offerto all’utente, fattori che aiutano poi a comprendere meglio il prezzo con cui siamo sul mercato”.

Da qui l’appello ai colleghi imprenditori che di certo farà felice il rettore della Politecnica Sauro Longhi: “Abbiamo un potenziale in casa, il corso in Ingegneria Gestionale, ma non lo sfruttiamo. Il primo salto culturale del nostro distretto deve essere a livello di capitale umano. Poi si può davvero ragionare su una economia di rete, ormai fondamentale per reggere l’urto internazionale”. Anche perché in prospettiva il nodo dimensione, ma soprattutto collaborazione tra imprese, diventerà fondamentale, ancora di più se verrà concesso lo status di area di crisi complessa: “Il rischio di passare da economia di distretto a economia di eccellenze, con poche e forti aziende, è sempre più alto. Ma questo ci esporrebbe a rischi enormi, perché se cala una delle migliori le ripercussioni sarebbero pesanti. Diverso invece spingere il distretto verso un’economia di rete. Che passi per l’area di crisi, con i suoi incentivi che premiano chi investe in ogni settore, fondi europei o progetti di rete”.

In questo quadro, se stenta il calzaturiero, c’è chi corre: “La plastica, la meccanica e la meccatronica, il settore salute e la parte dell’agroalimentare, su cui è necessario sempre più puntare anche come associazione di categoria. Dobbiamo fare in modo che il dato iniziale del peso della manifattura sul sistema economico fermano torni a essere il valore aggiunto e non il rischio implosione per l’incapacità di reggere il mercato internazionale, per noi fondamentale”. Se alla volontà degli imprenditori poi si abbinerà quella politica forse il ‘miracolo’ di ripresa sarà possibile: “Riduzione del costo del lavoro, riconoscimento del made in Italy potenziamento delle infrastrutture della regione. Strade, alta velocità e connettività sono tre punti su cui, ogni volta che avremo possibilità di dialogo con la politica insisteremo con forza perché il loro potenziamento non è più rinviabile visto che limita la competitività delle imprese ed è fondamentale per il rilancio dell’economia locale” conclude Melchiorri.

@raffaelevitali