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Distretto calzaturiero sul baratro. La Filctem detta la linea: 'Serve un polo tecnologico per la moda'

filctemdegrazia

De Grazia: "Mille morti l’anno sono inaccettabili per un Paese. Non basta contrattare salario quando c’è a rischio la salute dei lavoratori”.

PORTO SAN GIROGIO – Una cinquantina di persone. Età varia, la Filctem muove anche i giovani, non solo i pensionati che ormai da tempo sono il punto di forza di molti sindacati. “Ci siamo concentrati sul calzaturiero in questi anni, trascurando magari altri settori. Ma la crisi è stata inarrestabile” esordisce il segretario Filctem Alessandro De Grazia. “Batterci per i diritti di cittadinanza significa batterci per i nostri diritti. Fermiamo questo clima di odio, frutto di una informazione faziosa. Batterci per società multietnica e dove convivere, qualcosa che assomigli al modello Riace, che dovrebbe essere un modello, per migliorare tutti”. Tornano spesso le parole made in Italy, “dobbiamo certificare la filiera, non è fatta in Italia la scarpa con la tomaia che viene dall’estero” tuona l’ospite della Cna Luigi Silenzi, formazione, “dobbiamo contrattarla di più con le aziende per farne capire l’importanza”, tecnologia, commercializzazione nelle parole del segretario e di chi interviene durante il terzo congresso provinciale della Filctem Cgil di Fermo, davanti al segretario generale Maurizio Di Cosmo.

Usa spesso il segretario l’intercalare ‘compagni e compagne’ accompagnato dal concetto di un mondo diverso che deve sempre partire dalla carta dei diritti dei lavoratori. “La quarta rivoluzione industriale deve progettare il futuro dell’economia mettendo al centro le persone e i loro diritti”. Il protagonista non presente è il lavoratore precario, quello senza articolo 18, “quello ricattabile e senza dignità”. Da qui l’obiettivo: “La riconquista dei diritti, con lavoratori che organizzati sindacalmente possono trattare con i datori di lavoro su temi di salute e sicurezza. Mille morti l’anno sono inaccettabili per un Paese. Non basta contrattare salario quando c’è a rischio la salute dei lavoratori”. Chiedono più controlli e più formazione, chiedono investimenti i tesserati Filctem.

Non c’è futuro senza giovani: “Siamo convinti che solo attraverso un sistema scolastico e di formazione di qualità possiamo dare una speranza ai giovani. La scuola del futuro deve essere pubblica”. e su questo è interessante il contributo, che incassa più applausi, di Luisi Silenzi, Cna: “Se verrà concessa l’area di crisi, non diamo soldi a pioggia, ma concentriamoci sul tema della commercializzazione premiando le imprese che rafforzano la struttura inserendo i giovani. Ma non mettendo il figlio imbecille a capo dell’azienda”.

Meriterebbe un lungo approfondimento il tema del passaggio generazionale, ma gli input sono tanti. soprattutto dopo il focus di De Grazia su Marche e provincia. “La regione arretra, contratti a tempo determinato dominano, i redditi delle famiglie sono sotto la media e la provincia di Fermo è quella che mostra la fragilità. Il modello del bello e piccolo non è più vincente nel campo globale. Stiamo scivolando verso sud. Non possiamo arrenderci. Servono investimenti, infrastrutture, messa in sicurezza, in scuole e ospedali, con un occhio al consumo del suolo. Rivitalizziamo i borghi, ricchi di arte e cultura, valorizzando montagna ed enogastronomia”. Le opportunità: “La ricostruzione, alla quantità di risorse e a come vadano usate, per trasformare il dramma del sisma in un rilancio. Ma serve una visione e serve un progetto, ma per l’immobilismo della giunta regionale non stiamo sereni”.

Infine il calzaturiero, quale futuro per il distretto? "Il tavolo per la competitività porterà a opportunità, ma non basta. Deve cambiare l’approccio della classe imprenditoriale. La competizione è spietata: non è pensabile produrre e commercializzare come se fossimo negli anni ’90. Devono crescere come dimensione, senza escludere la possibilità di consorziarsi, investendo nel processo e sula formazione dei lavoratori. Ma la sensazione non mi conforta. Sento ricette vecchie, non si percepisce la necessaria voglia di affrontare il cambiamento. Si produce e si perde competitività, continuando a guardare alle logiche di competizione sul costo o delocalizzando all’estero. Inaccettabile questo modo di fare impresa. Noi siamo pronti ad assumerci le responsabilità, ma anche pronti alla lotta. Non vogliamo rassegnarci a vedere il distretto sgretolarsi. Abbiamo già dato, compagni e compagne, ora basta. Vogliamo che chi lascia il ciclo produttivo possa guardare con ottimismo al futuro, la formazione e riqualificazione professionale diventa strategica. Le parti sociali possono avere un ruolo decisivo”.

Torna il tema chiave: il polo tecnologico della moda in provincia di Fermo. “Dove realizzare laboratori e lanciare start up. usciamo dall’idea che fare scarpe significa solo mastice, tomaie e suole, ma che sia anche per un ingegnere e uno stilista il luogo che dà valore alle proprie competenze. Questa è l’idea del Fermano 4.0 che vorremmo”. De Grazia chiude citando il padre nobile del sindacato, Giuseppe Di Vittorio: “Lavorate sodo, dunque e soprattutto lottate insieme. Il sindacato vuol dire unione, compattezza, uniamoci con tutti i lavoratori. Lavorate con tenacia, con pazienza, come il piccolo rivolo ingrossa il grande fiume, così ogni militante confluisce nel maestoso fiume della nostra storia e rafforza la Cgil, garanzia del nostro avvenire. Quando si ha consapevolezza di servire una grande causa, ognuno può dire di avere compiuto il proprio dovere”.

Raffaele Vitali

redazione@laprovinciadifermo.com

 

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