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Agroalimentare e turismo, il distretto cresce: più imprese e lavoratori. E ora la tecnologia

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Una terra con un enorme potenziale, come spiega il presidente di Confindustria Centro Adriatico, Simone Mariani. E lo fa con i numeri, andando oltre la personale esperienza della ditta Sabelli.

di Raffaele Vitali

ASCOLI PICENO - “Sappiamo che questa regione ha qualche difficoltà in più, stando alla Banca d’Italia. Tante le ragioni, anche il terremoto che ho conosciuto nei racconti dei miei nonni per il sisma del Friuli nel 76. Anche per questo parte da qui un viaggio nei distretti italiani per incrociare i temi dell’economia con l’innovazione digitale”. Il direttore di Qn Resto del Carlino, Paolo Giacomin, ha portato il mondo di Tim nel cuore del distretto turistico-agroalimentare che unisce il Piceno al basso Fermano, ovvero alla Valdaso. Una terra con un enorme potenziale, come spiega il presidente di Confindustria Centro Adriatico, Simone Mariani. E lo fa con i numeri, andando oltre la personale esperienza della ditta Sabelli, sempre più leader nel settore caseario. “Sebbene la Regione Marche rispetto ad altre regioni non abbia dimostrato performance strepitose in termini di crescita e inferiori alla media nazionale, ma superiori al sud, esistono realtà champion intorno alle quali si creano dei punti di interesse, aziende che diventano delle locomotive”. È arrivato all’incontro preparato, ha fatto preparare al centro studi regionale un rapporto sulle imprese. 400 quelle intervistate per l’agroalimentare, altre 362 per il campo turistico. Un quadro regionale con luci e ombre.

“Nel 2016 le 400 imprese agroalimentari hanno prodotto 836 milioni di fatturato. Erano 900 nel 2017, nel 2018 potrebbero arrivare intorno al miliardo. Il numero di persone occupate, non siamo l’Istat, da 2400 del 2015 a 2800 nel 2016 e 3100 nel 2017. Ecco che il settore agroalimentare dimostra di essere un settore trainante” prosegue Mariani. Il settore però paga anche la sua frammentazione: “Dentro le 400 aziende solo 150 superano un milione di euro di fatturato. In un panorama nazionale è già una dimensione piccola. Solo 25 contribuiscono a oltre la metà del fatturato di tutte le 400. La dimensione delle imprese è diventato un fattore fondamentale. certo è che se 25 superano la metà del fatturato, vuole dire che attorno a loro si creano delle filiere lunghe. Agroalimentare è tale se partendo dall’agricoltura, attraverso la trasformazione dei processi industriali arriva con i prodotti sul mercato”.

Se questo è il regno del cibo, il quadro è leggermente diverso a livello di turismo. “Sono stati intervistati 362 imprenditori, insieme hanno realizzato un fatturato di 159 milioni nel 215, di 193 nel 2017 con un aumento di lavoratori di 500 unità. Comparto dinamico. Tutti pensiamo che insieme siano un driver di sviluppo del territorio. Il tema dimensionale vale però anche per il turismo. Le prime 50 aziende contribuiscono per il 70% del fatturato”. Insomma, il citato ‘Piccolo è bello’ di Giorgio Fuà, l’economista citato in diversi interventi, non è più così vero. “Essere piccoli è una fase di transizione. Ci vuole una tensione alla crescita” ribadisce l’imprenditore.

Se Fuà è il riferimento regionale, Giacomin chiude la sua prolusione citando Mario Draghi e il suo discorso nel 2010 da governatore della Banda d’Italia: “Dobbiamo ragionare sulle scelte strategiche collettive. Cultura, conoscenza e spirito innovativo sono i volani. Insieme bisogna rafforzare la coesione sociale”.

Il distretto è proprio stato uno dei primi modelli di collaborazione e coesione, ma per stare sul mercato servono strumenti e infrastrutture. “Oggi abbiamo abbattuto il diaframma della galleria sulla Salaria. Questo è il contorno che accompagna, speso da presupposto, un settore economico. Il diaframma avvicina l’area interna al sistema della logistica. Paghiamo una arretratezza nelle infrastrutture tradizionali in questa regione. Stiamo rimontando, prima la 77, ora la Salaria. E preso la banda ultra larga in ogni angolo della regione, che fino a qualche anno fa era considerata la più arretrata” aggiunge Luca Ceriscioli, presidente della regione Marche.

Il potenziale del settore turistico e agroalimentare è evidente. “Mi chiedo però cosa posso fare come sindaco per la crescita del distretto” si domanda retoricamente il sindaco Guido Castelli. “Il valore del prodotto va oltre il proprio essere, si propaga al territorio di origine. In sé produce brand e reputazione. Evoca e suscita suggestioni. Dopo il parmigiano reggiano, secondo la Coldiretti, l’oliva ascolana è il prodotto più riconosciuto. Da Plinio in poi la citiamo sempre. Se è vero che le due componente possono interagire, come posso far diventare la bellezza un prodotto turistico? Ci sono due grandi aspetti. Il primo è quello dei social media e quello dei big data. Per farlo la parte pubblica deve garantire la pista, ovvero le infrastrutture”. In vista del 5 G è il minimo sindacale. Su questo giocherà da protagonista il partner del Carlino in questo viaggio tra i distretti, ovvero la Tim: “La digitalizzazione non è più solo informatica o infrastrutturale. Riguarda le competenze umanistiche di soft skills. Insieme dobbiamo trasformare il dato in informazione: possiamo conoscere flussi e presenze in una zona, abbiamo la mappa istantanea di chi passa in quel momento in una determinata area. E così possiamo ragionare su strategie di crescita e promozione territoriale”.

La sfida 4.0 è appena iniziata: “Nelle Marche oltre al credito, abbiamo la difficoltà di trovare i posti di lavoro. Sono convinto che turismo e agroalimentare siano il valore aggiunto per crescere. basta crederci tutti” la conclusione di Gino Sabatini, neo presidente della Camera di Commercio unica che entrerà in funzione dal 31 ottobre nelle Marche.

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