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Tra Sud Africa e America, intervista a Del Gatto: 'Yoox e Amazon più 30%. I negozi muoiono e noi vendiamo meno scarpe'

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Il presidente della sezione calzature della Confartigianato analizza il momento dei calzaturieri dai corridoi del Micam.

di Raffaele Vitali

MILANO – Cinque dipendenti, 80 paia al giorno di produzione, scarpe tra l’eccentrico e l’elegante con inserti laser, raso e incroci di vernice e velluto. È la Giovanni Conti di Montegranaro, realtà artigianale d’alta qualità.

Micam, terzo giorno. Simone Del Gatto, presidente Confartigianato, passi avanti o indietro?

“Siamo di fronte a un cambiamento epocale. Il commercio elettronico ha minato i negozi e questo crea problemi anche al produttore”.

E poi?

“Manodopera cara, difficile fare una scarpa commerciale, che non significa solo sneakers. Abbiamo una manodopera preparata per le scarpe di qualità. Marchionne diceva: in Italia faccio la Ferrari, la Fiat fuori. Riflettiamoci un po’ di più su queste parole”.

Costo del lavoro punto chiave?

“Metà del prodotto costa per la forza lavoro. Partire dal taglio orlatura defiscalizzato (LEGGI MARIANI, CONFINDUSTRIA) è fondamentale. Dobbiamo difendere il lavoro del dipendente. Altrimenti saremo costretti a delocalizzare. Se un lavoratore mi costa 2500 euro e ne prende 1250, qualcosa non funziona”.

Il piccolo oggi con chi lavora?

“Con le boutique. E principalmente all’estero. Dobbiamo trovare un nostro pari che crede nel marchio. Il problema del piccolo è che poi può produrre poche paia e questo li allontana dalle griffe. Noi siam il top per chi chiede una produzione su misura. È quello il campo in cui inserirsi”.

Più chiusure o più conferme tra gli artigiaani?

“Sono numerose le chiusure, il saldo è negativo. Mentre negli anni passati c’era un mercato che scendeva e potevi cambiare zona, oggi il senso di disorientamento è totale. Non si sa cosa fare. Prima i negozianti ti davano informazioni, erano le sentinelle. Ma oggi anche chi compra non sa cosa vuole davvero. Non abbiamo più clienti di riferimento”.

L’artigiano è presente online?

“No e forse non ha neanche senso. Come fai a farti notare e raggiungere sul web. Chi ha le risorse per investire? O ci si muove compatti o non ci sono possibilità. Il ruolo dell’associazione, la mia in primis, è cercare di far capire che l’unione aiuta. Ma siccome per anni gli artigiani sono stati presi in giro, oggi diffidano in chiunque chieda di muoversi insieme”.

Micam deve cambiare o va bene così?

“Come cambiare? Punto di riferimento resta ma non è quello di vent’anni fa. Solo che non ho una soluzione”.

Quadro negativo?

“I dipendenti sono molto preoccupati, perché vedono la moria di aziende e temono per il proprio futuro. Dove vado se chiude la mia fabbrica? Non hanno poi tutte queste alternative perché sono bravi a fare questo, non altro. Come li riconverti?”.

Sull’idea di una fiera fermana, favorevole o contrario?

“Sono favorevole al cento per cento. Farei anche un punto vendita stabile degli artigiani a Fermo o in una struttura di riferimento. Prodotti a chilometro zero per il pubblico, in modo da creare anche un turismo multitasking con incoming semestrali”.

Il suo target chi è?

“La persona che si vuole distinguere dalla massa, con eleganza e un pizzico di eccentricità. Il mio cliente è internazionale, dal Sud Africa alla Russia, fino all’America”.

I buyer ci sono ancora tra i corridoi?

“Non passano. Bassa affluenza, il riscontro non è stato buono. I problemi del negoziante, che ha grossi invenduti, si ripercuotono su di noi. Se Amazon e Yoox fanno +30% significa un calo del 70 a parte dei negozianti. E quindi nostro”.

Oltre al costo del lavoro, quali soluzioni?

“Il made in Italy per l’artigiano è fondamentale, ricordiamolo sempre. Oggi la gente non sa quello che compra e questo ci penalizza”.

Padiglione 1 è il penalizzato?

“Scarpa di qualità, meno clienti. Questa è la realtà, 1 e 3 sono penalizzati dall’assenza del made in. Costiamo e non diamo garanzie sulla provenienza. Ma così penalizziamo i nostri dipendenti, che hanno capacità superiori agli altri. Tagliare fuori costa meno, ma chi sta lavorando da trent’anni perché deve essere penalizzato dal suo costo? L’artigiano merita rispetto”.

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