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Conferme, senza novità. Il Micam tra luci e ombre in cerca di una nuova via per le scarpe di alta qualità

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Il sistema fiera è consolidato: si entra, si segnano sugli elenchi e girano. “È in questa fase che dobbiamo tirare fuori il nostro meglio per riprenderci quello che altri provano toglierci” afferma un calzaturiero maceratese.

FERMO – Stallo, che se vogliamo è meglio del passo indietro. Questa la sensazione che dopo due giorni emerge dai corridoi del Micam. La fiera delle calzature era il luogo degli ordini, dei pacchetti di ricevute, degli acconti. Prima il blocco all’uso del contante, poi il calo della Russia, infine l’avanzata delle sneakers. Un mix che ha portato i calzaturieri del distretto fermano-maceratese ad affermare quasi all’unanimità: “Ordini confermati rispetto a un anno fa, ma di nuovi clienti proprio non ne abbiamo”. È questa la sensazione. Chi arriva al Micam, inteso come buyer, ha perso la curiosità. Torna quindi in discussione il sistema stesso della fiera, con i suoi stand super blindati che danno immagine di opulenza, ma che in realtà non servono che a chiudere agli occhi del passante le collezioni. E quando uno in fiera non passa più tre giorni, ma uno, massimo due, impedirne la voglia di stupirsi con un tacco trasparente e ricercato, vedi Fabi, o una rivisitazione elegante di una classica, come fa Franceschetti, può essere un autogol.

Il sistema fiera è consolidato: si entra, si segnano sugli elenchi e girano. “È in questa fase che dobbiamo tirare fuori il nostro meglio per riprenderci quello che altri provano toglierci” afferma un calzaturiero maceratese. E ha ragione, anche perché la sfida con i padiglioni che corrono, dal 5 al 7, diventa impari. L’economico di qualità tira e piace. Per fortuna non sono solo turchi e portoghesi a essere protagonisti.

Il problema è che il prodotto dei padiglioni chiave del distretto, 1-3, è in questa fase fuori mercato. La scarpa classica non attira e chi riesce a vendere, da Martina al plurilicenziatario Zengarini, mantiene il sorriso sulla Micam Square, ma per il resto è pura resilienza. Termine usato anche dai vertici di Confindustria per descrivere la situazione. Se la Russia resta il buco nero, c’è una Cina, prossimo obiettivo commerciale del Governo, che cresce e vuole scarpe di lusso. Inutile pensare di entrare in quel mercato con sneakers, hanno il Vietnam a due passi, ecco che torna in auge la promozione e la commercializzazione del prodotto. Fessura, calzaturificio di Montegranaro con testa e mani in Cina, ha capito come si fa, avendo anche un prodotto adatto per prezzo e modello. Partner locale ed ecco che un nuovo monomarca ha preso forma a Taiyuan.

“Dobbiamo continuare a produrre scarpe di alta fascia, non illudiamoci di poter cambiare target” ha ribadito poco tempo fa Arturo Venanzi. E questa è la realtà. Anche se all’interno delle collezioni entrano sempre più modelli innovativi e rivisitati mantenendo come linea comune l’utilizzo di prodotti di alta qualità e la manifattura artigianale. Quella per cui ieri il presidente di Confindustria Centro Adriatico ha chiesto sgravi mirati, in modo da riportare una fase chiave, l’orlatura, in Italia, cosa che potrebbe produrre qualche migliaio di posti di lavoro. E in tempi di crisi e chiusure, sarebbe un buon viatico.

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